Cose buone e altre meno.

Qualche segnale positivo e molte perplessità.

Decise e applaudite le parole del vescovo Pier Giorgio Debernardi: «anche Pinerolo è Italia. Il governo ha aiutato le grandi industrie, adesso aiuti noi. Lo stato se vuole, può intervenire. Gli ammortizzatori sociali sono il livello minimo sotto il quale non si può scendere».

Questo un primo bilancio della manifestazione svoltasi questa mattina a Pinerolo a sostegno dei lavoratori della Pmt-Italia.

Già alle 9 ci sono più di 300 manifestanti davanti ai cancelli dell’azienda. Numerosi i sindaci del territorio.  Alle 9:30 si parte. Gli studenti del liceo scientifico Marie Curie si affacciano alle finestre e applaudono. Venti’anni fa forse ci sarebbero stati anche loro nel corteo. Altri tempi.

Il serpentone procede ordinato in corso Torino e si infoltisce. All’altezza di piazza Vittorio Veneto è facile contare più di 1000 manifestanti.

In piazza Facta un palco che non è un palco e un microfono collegato ad un amplificatore da karaoke. Ci sale il sindaco Luca Salvai. Poco più di un gradino. Riescono a sentirlo solo quelli che sono a due passi da lui. Alza la voce: «Non siamo qui per celebrare il funerale della Pmt». Questo lo sentono quasi tutti.

Quindi la parola al Vescovo che non usa mezzi termini. Per lui applausi e l’apprezzamento dei rappresentanti dei lavoratori.

Contestazioni, invece, per l’assessore regionale Pentenero. A questo punto qualche esponente politico lascia la piazza alla svelta.

Intanto tre giovani africani distribuiscono ai presenti il quotidiano Avvenire che, nell’edizione di ieri, contiene una pagina speciale sul “caso” PMT.

Gli ottimisti dicono che gli ammortizzatori sociali arriveranno.

Gli scettici non ci credono più di tanto.

Alle 12 la piazza è quasi vuota.

Resta a terra qualche bandiera.

 

P.R.