Alcuni lettori – qualcuno direttamente, altri “via mormorazione” – hanno manifestato le loro perplessità sul fatto che Vita Diocesana abbia scritto (prima) e pubblicato le foto (poi) della sfilata dei carri allegorici svoltasi ieri a Pinerolo. A loro avviso non è bene che il giornale diocesano dia notizia di una festa di carnevale che sfora ampiamente nel periodo quaresimale. L’osservazione non è da sottovalutare e anche noi ci siamo posti il problema. Abbiamo scelto, però, a ragion veduta, di annunciare e raccontare per immagini questo evento.

Personalmente colgo l’occasione anche l’occasione per alcune osservazioni.

In primo luogo credo che nessuna pro-loco operi la scelta di programmare il carnevale in quaresima in palese disprezzo al tempo liturgico che precede la Pasqua. Si tratta piuttosto di una scelta pratica: i carri allegorici non possono sfilare tutti contemporaneamente. Quindi qualcuno resta  tagliato fuori dal tempo proprio del carnevale.

Seconda considerazione. Un sacerdote ci ha scritto: «dal pulpito dobbiamo parlare della quaresima come tempo di preghiera, penitenza, impegni per cambiare vita ecc… mentre nella vita “reale” le cose sono diverse. Non metto, ovviamente, una sfilata di carnevale nella sfera del peccato, ma… a questo non si rinuncia, a quello neppure, a quell’altro neanche. Il digiuno non lo si fa più perché, si dice, non serve se poi ci comportiamo male (vero, ma poi non ci comportiamo bene e nemmeno facciamo il digiuno!).
Poi nella libertà dei figli di Dio ognuno fa quello che vuole. Ma dobbiamo parlarne, non possiamo sempre dire che va tutto bene».

Il sacerdote ha ragione. Il carnevale in quaresima riflette un processo di secolarizzazione che ha profondamente snaturato le feste cristiane (in qualche modo celebrate anche dai non cristiani) e così ci ritroviamo il Natale senza Gesù bambino e la Pasqua senza Cristo risorto. Certo il carnevale non è una festa cristiana ma trova il suo senso a ridosso di un tempo di digiuno e penitenza in cui la carne-non-vale, se vogliamo giocare con le parole.

Questo, che ci piaccia oppure no, è il mondo  in cui viviamo. Resta, per noi credenti, il compito e l’impegno di ri-significare il tempo dell’uomo nel tempo della chiesa. Cogliere anche l’occasione di un carnevale in ritardo o di una festa snaturata per raccontare ai nostri figli (o, nel nostro caso, ai lettori) che ci sono dei ritmi antropologici e dei ritmi liturgici, che Gesù bambino è il cuore del Natale, che il Cristo, morto e risorto, è il senso della Pasqua cristiana.

Se è vero, come leggiamo nella Lettera a Diogneto che «i cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini», è anche vero che sono chiamati (e devono poterlo fare!) a vivere e testimoniare la loro fede pubblicamente.

Godiamoci pertanto le belle immagini del carnevale pinerolese, scattate da Lino Gandolfo, ma con la consapevolezza che, come si legge nel Qoelet,  «Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo… Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare». (Qo 3,1; 4).

P.R.