2 febbraio 2015

Pinerolo. Domenica 11 gennaio la comunità del Murialdo ha festeggiato un parrocchiano centenario. «La prigionia in Germania è stato il peggior momento della mia vita…»

Bernardino Raffaele Martino ha festeggiato domenica 11 gennaio il suo centesimo compleanno, attorniato da figli, parenti, amici e parrocchiani nella chiesa San Leonardo Murialdo. La messa celebrata dal parroco don Franco Pairona, con la presenza del diacono Alberto Mazzola, è stata l’occasione per ringraziare Dio di tanti anni vissuti in modo intenso.
Bernardino nacque in quel di Garzigliana nel lontano 9 gennaio 1915, unitamente ad un fratello ed una sorella, nel complesso del millenario Santuario di Montebruno del quale la famiglia era custode e di cui curava la manutenzione ordinaria.
Ben presto rimase orfano del padre che, arruolato nel Battaglione Alpini nella prima guerra mondiale, trovo drammatica fine nella zona di Pian dal Bon, nel Trentino, travolto con altri commilitoni, nell’anno 1917, da una valanga, nell’intento di salvare il suo cappellano militare.
A causa della terribile perdita la mamma, già cagionevole di salute, non era in condizione di provvedere al mantenimento ed all’educazione dei figli per cui, intorno al 1920, i tre figli furono dati in tutela ad uno zio che provvide alla loro sistemazione: Bernardino fu affidato alla Congregazione Salesiana di Monte Oliveto a Pinerolo, ove frequentò le sei classi delle scuole elementari del tempo. La sorella fu affidata alla Congregazione Casa Angeli ed il fratello ad una famiglia benestante che provvide alla sua educazione fino alle scuole superiori. La mamma venne a mancare per malattia nel 1923.
Rientrati ormai ragazzi, presso parenti di Garzigliana, i tre fratelli si occuparono di alcune attività ed il nostro in particolare, anche di lavoretti di decorazione e pittura, sulle orme del papà che già si occupava anche di dipingere quadretti ex voto commissionatigli da fedeli del santuario e, come muratore, di costruire e decorare anche piloni votivi.
Assunto successivamente presso un grande stabilimento vi lavorò per ben 36 anni fino all’età della pensione. Nel frattempo trovò moglie ed ebbe due figli, Claudio e Roberto, risiedendo prima ad Osasco e poi, dal 1957, a Pinerolo nella stessa casa ove abita ancora oggi.
Abbandonò temporaneamente il lavoro nel 1939 richiamato alle armi per la seconda guerra mondiale nel 3° Reggimento degli Alpini. Combatté prima sul fronte francese e poi in Jugoslavia, nel Montenegro, contro l’esercito di Tito. Con l’armistizio dell’8 settembre 1943 la sua Compagnia fu arrestata dell’esercito tedesco e immediatamente trasportata in Germania ove, in una situazione drammatica, i militari furono obbligati alla manutenzione e riparazione delle linee ferroviarie tedesche che venivano quotidianamente danneggiate dalle operazioni belliche. E questo è un periodo che il nostro centenario ricorda, quasi con terrore e ci racconta che oggi nessuno è in grado di rendersi conto di come fu possibile per lui e i commilitoni, sopravvivere tra il terrore delle bombe alleate e gli stenti. Durante le incursioni aeree i militari tedeschi si proteggevano nei rifugi unitamente alla popolazione civile ma loro, i prigionieri, erano lasciati all’esterno, senza alcuna protezione. Enorme era la fatica per il lavoro e la fame: ci si accontentava di qualche radice o frutto o di qualche animale “rubato” con gravissimo rischio di essere sorpresi e fucilati. «È stato il peggior momento della mia vita…», ci sussurra quasi piangendo. Rientrato in Italia dopo molte peripezie, apprese della tragica morte del fratello, il quale, diventato ufficiale dell’Esercito Italiano, intorno all’8 settembre 1943, mentre cercava di salvarsi, fu sorpreso da militari tedeschi e, essendosi rifiutato di obbedire ai loro ordini, fu fucilato sul posto.
Bernardino riprese il lavoro presso l’azienda pinerolese fino alla pensione nel 1970. Oggi vive la sua terza età seguito con amorevoli cure dai figli, dai nipoti, dalle persone che lo conoscono da tempo e che periodicamente passano a visitarlo.
A questo testimone della storia, che ha saputo affrontare le avversità con cristiana forza e con grande attaccamento alla famiglia, tutta la comunità del Murialdo ha voluto augurare di trascorrere ancora qualche tempo tra di noi, in discreta salute e con la stessa determinazione.

Elio Vallina

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