I numeri parlano chiaro e non dicono cose buone. Secondo il report dell’Istat nel 2015 è ancora aumentato il numero degli italiani che vivono in condizioni di povertà assoluta. La cifra lascia allibiti: si parla di 4 milioni e 598mila persone. Le più colpite le famiglie numerose. Dato ancora più allarmante: la povertà continua a crescere in modo rilevante tra i giovani. Tra i poveri 1 milione 131 mila sono minori (10,9%), 1 milione 13 mila hanno un’età compresa tra 18 e 34 anni (9,9%). In altre parole, nel 2015, un minore su dieci si trovava in povertà assoluta (3,9% nel 2005). «Negli ultimi dieci anni – si legge nel report ISTAT – l’incidenza del fenomeno è rimasta stabile tra gli anziani mentre continua a crescere nella popolazione tra i 18 e i 34 anni di età (9,9%, più che triplicata rispetto al 3,1% del 2005) e in quella tra i 35 e i 64 anni (7,2% dal 2,7% nel 2005)». A livello territoriale, rispetto al 2015, si è registrato un ampliamento della povertà nelle regioni del Nord, dal 4,2% al 5%.

E nel pinerolese? Don Gelato Virgilio, direttore della Caritas Diocesana, conferma l’aumento del numero dei poveri che si rivolgono al Centro di ascolto di via del Pino. «Le richieste – spiega don Virgilio – sono sempre le stesse: casa, lavoro e viveri. Il rapporto tra italiani e stranieri è del 50%. Per quanto riguarda la tipologia delle persone che vengono a bussare alla nostra porta posso dire che per lo più sono famiglie. Molti sono i giovani tra i 30 e i 35 anni di età». Lo stesso andamento lo registra a Frossasco, dove don Gelato è parroco e responsabile della Caritas della Val Noce: «stiamo seguendo circa 20 nuclei famigliari giovani che non hanno un lavoro e quindi non riescono a far fronte alle spese ordinarie».

Per la Val Chisone e Germanasca, ad offrire una panoramica della situazione è il diacono Enrico Berardo: «si rivolgono a noi italiani e stranieri. Poco meno di un terzo delle persone seguite sono minorenni. In genere si tratta di famiglie strutturate, a volte con aggiunte di zii. Vi sono anche alcuni nuclei di una sola persona. La media di componenti i nuclei è di tre persone». Le richieste? «La maggior parte è di carattere alimentare. Cosa che riusciamo a fare regolarmente. La nostra Caritas non dispone di aiuti finanziari. Le poche offerte che si ricevono vengono normalmente usate per acquisto di alimenti di prima necessità di cui i magazzini sono in carenza. Una domanda che non riusciamo a soddisfare è quella economica in riferimento a bollette energetiche, affitti, ticket. Raramente abbiamo potuto aiutare gli utenti per l’acquisto di medicinali per i bambini». E aggiunge qualche numero: «nel 2015 sono stati aiutati 46 nuclei famigliari per un totale di 9.898 kg di alimenti. La Caritas VCG (Val Chisone e Germanasca ) distribuisce alimenti ogni 14 giorni. In media si danno 2,5 Kg di alimenti a testa, con più generosità per le persone sole». Altra questione è quella abitativa. «Su questo tema – spiega Berardo – è in corso di studio una convenzione tra la Caritas VCG, i servizi socioassistenziali, l’unione dei comuni, e un’associazione che fornisce alloggi a sfrattati per 12 mesi. La Caritas VCG entrerebbe in gioco assicurando l’aiuto alimentare per gli ospiti nel territorio di competenza».

In Val Pellice la Caritas di Luserna San Giovanni segue 140 persone. Paolo Curti, uno dei volontari attivi nel centro, conferma il trend diffuso sul territorio: «in maggioranza gli utenti a chiedere sostegno sono famiglie, sia italiane che straniere; queste ultime di nazionalità prevalentemente marocchina che, rispetto a quelle italiane, presentano un numero molto più elevato di membri. Per fare un esempio per ad famiglia italiana formata da 4 persone si contrappone il dato di una famiglia marocchina composta anche da 10 persone, in quanto spesso nel nucleo familiare sono compresi pure i nonni».

Per la Caritas di Luserna è fondamentale il lavoro in rete. «Una volta al mese – riferisce Curti – ci incontriamo con le altre realtà che erogano servizi ai più poveri (CISS, Croce rossa, Concistoro valdese, Esercito della salvezza, altre Caritas) per il coordinamento delle attività di sostegno sul territorio. Lavorando in rete cerchiamo di dividerci gli interventi. Ad esempio il Concistoro valdese si occupa di fornire alle famiglie un sostegno per la scuola». E conclude: «le richieste avanzate più di frequente agli sportelli Caritas riguardano in primis gli alimenti, le bollette, indumenti. Ma tanti chiedono aiuto per trovare lavoro o casa. Per queste due richieste, però, vengono indirizzati alle istituzioni pubbliche con cui la Caritas mantiene un rapporto di collaborazione».

Nell’anno del Giubileo della misericordia l’impegno dei volontari delle Caritas è certamente un positivo segnale di solidarietà.

Urge però, a livello amministrativo, politico ed economico, una decisa inversione di tendenza capace di aprire nuovi e reali percorsi di futuro. Soprattutto per i giovani e per le famiglie. Prima che sia troppo tardi.

P.R.

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