L’emergenza abitativa è un problema si ingigantisce sempre di più. Basti pensare che nel 2011 sono stati spesi, per accogliere in albergo le famiglie sfrattate, 24.000 euro, 44.700 nel 2012 e 105.000 nel 2013!

«Ho l’impressione che stiamo scendendo una china della quale non abbiamo ancora toccato il fondo» è l’allarme lanciato da Agnese Boni, assessore alle politiche sociali.

Il comune di Pinerolo con il progetto del comitato “Rete casa del pinerolese” sta cercando di venire in aiuto di quelle famiglie che hanno ricevuto lo sfratto da un appartamento “da libero mercato” e che, a causa della crisi non possono più permettersi di pagare l’affitto.

Sono famiglie che hanno ancora un loro reddito, ma non è un reddito così importante come poteva essere in precedenza. Sono famiglie che hanno una certa sofferenza economica e che abitano in alloggi “cari”, perché affitto e spese condominiali assorbono più della metà del reddito.

Questo progetto verrebbe attuato con l’associazione “Un Riparo per Mio Fratello” di Cumiana che ha anche una sede distaccata a Pinerolo. L’associazione da anni si occupa di rintracciare edifici disponibili che essa stessa provvede a ristrutturare per poi destinarli in ospitalità momentanea a famiglie in difficoltà.

L’associazione possiede 5 o 6 alloggi, nessuno a Pinerolo ma a Cumiana e nelle zone limitrofe. Spiega Agnese Boni: «oggi è difficile affidare “momentaneamente” queste abitazioni; si è creata una situazione del tutto nuova rispetto il passato: le famiglie in difficoltà rimangono in difficoltà perché non c’è il lavoro. Pertanto è molto difficile organizzare la rotazione di questi appartamenti».

L’associazione di Cumiana sta creando un comitato che coinvolge la Caritas diocesana di Pinerolo, Chiesa Valdese e altre associazioni che si occupano del sociale per una proposta con tre obiettivi.

Primo: individuare i proprietari di appartamenti che siano disposti ad affittare a prezzi calmierati.

Secondo: individuare i nuclei famigliari che hanno ancora una disponibilità ma sono già in un uno stato di sofferenza economica.

Terzo: far accompagnare queste famiglie da un volontario che segua il percorso del nucleo familiare.

Il comune, da parte sua, costituisce un fondo di garanzia. Se la famiglia non riesce a pagare al proprietario qualche mensilità, l’amministrazione interviene.

Naturalmente i proprietari avranno uno sgravo fiscale ma questo non è ancora stato calcolato a causa della situazione nazionale.

Il progetto deve ancora essere sperimentato. «Ci siamo “buttati” – prosegue Agnese Boni -. Ci nel tentativo di fermare il processo degli sfratti che sta diventando un peso non indifferente anche per le amministrazioni e per dare alle famiglie un respiro. Arrivare allo sfratto è un percorso traumatizzante anche da un punto di vista psicologico. Si crea una situazione di precarietà che si protrae nel tempo».

L’assessore Boni, anche tramite i propri contatti personali, sta reclutando volontari e accompagnatori che diano la propria disponibilità a formarsi e seguire le famiglie. La formazione è seguita dalla Fondazione Operti che da tempo lavora su Torino con le medesime modalità.

La figura del volontario avrà un ruolo importante e delicato nell’interfacciarsi con le famiglie.

Si attiverà anche la ricerca di proprietari di appartamenti disposti a cederli in affitto a mensilità popolari.

Attualmente il Comune, per un nucleo che ha ricevuto lo sfratto, ha a disposizione alcune possibilità: disporli in albergo dove hanno l’alloggio ma non il vitto, oppure in una casa di edilizia popolare difficile da trovare e spesso poco adatta alle esigenze delle famiglie numerose.

Prima della spending review introdotta dal governo Monti il comune affittava e subaffittava alcuni appartamenti, ma adesso non è più possibile. Tuttavia le emergenze rimangono! Inoltre è molto più costoso ospitare le persone in albergo piuttosto che in appartamenti subaffittati. Oltre il disagio minore recato alle persone.

Attualmente il comune ha ancora 16 appartamenti in subaffitto da prima del 2012 per una spesa totale di 72.000 euro annui, mentre agli alberghi il Comune ha pagato 105.000 euro.

Cristina Menghini

condomigni