L’Avis di San Pietro Val Lemina è nato nel 1969. Tra i soci fondatori anche Piero Pons attualmente emerito ma prosegue la sua attività il figlio Paolo. Oggi la sezione conta quasi novanta iscritti compresi gli emeriti e quattro nuovi. La voglia e la necessità di reclutare donatori è sempre molto grande. E i volontari si impegnano anche in questo.
Li incontriamo insieme a Elisa Camusso, medico patologo clinico che ha lavorato anche al centro trasfusionale di Pinerolo e che risponde alle nostre domande.

Che cosa è una donazione di sangue?
Tengo precisare che in Italia il sistema delle donazioni di sangue e di organi è molto trasparente e invidiato in tutta Europa. L’iter per la donazione inizia con una valutazione medica e esami del sangue per escludere che ci siano delle malattie atte e trasmissibili. Questo si chiama “selezione del donatore”. La donazione avviene all’interno degli ospedali o nelle sedi delle associazioni o in autoemoteche tipo quella Fidas o dell’Avis che vanno sul territorio per la raccolta e sono dotate di una specifica certificazione. Il tutto sempre sotto stretta sorveglianza di personale medico e infermieristico.
La donazione in sé consiste di un prelievo di sangue che può variare dai 420 ai 450 cc riferito al sangue intero.
Terminata la donazione c’è una fase di osservazione in cui il donatore è tenuto sotto controllo e ristorato. Quindi l’atto donativo termina.
La struttura trasfusionale procede al controllo della sacca donata circa il gruppo sanguigno.
Si attende l’esito degli esami virologici che vengono svolti all’inizio della donazione e che sono strettamente legati alla sacca e non al donatore. Una volta validato, la sacca è messa a disposizione nel circuito per chi ne ha bisogno.
In Pimonte adesso c’è un sistema che comprende quasi tutta la provincia di Torino e che consente la raccolta e lo stoccaggio nei singoli punti di raccolta ma anche uno stoccaggio centrale dove viene lavorato il sangue e quindi distribuito.
Il centro trasfusionale di Pinerolo era autonomo, per la produzione e la distribuzione; adesso continua a farlo ma fa riferimento a questa sede centrale che dovrebbe diventare regionale.
Che cos’è la donazione di plasma?
Viene richiesta a chi ha un gruppo sanguino poco richiesto, quindi si preleva solo il plasma utile per certi tipi di patologie. Per il donatore l’impegno è uguale, dura solo un pochino di più.
La raccolta viene fatta su sangue intero che viene processato nel momento in cui viene raccolto, la parte corpuscolata che non serve viene restituita dallo stesso canale, tramite un unico ago, al donatore. La donazione può essere effettuata più spesso perché l’organismo è in grado di riformulare tutte le componenti del plasma e la parte liquida più velocemente dei globuli rossi.
Ogni quanto è possibile donare il sangue?
Ogni novanta giorni per gli uomini, ogni sei mesi per le donne in età fertile. Anche per questo ci sono più donatori uomini.
A livello fisico donare il sangue ha delle controindicazioni?
No, se il soggetto è sano e non ha problemi. Anche dal punto di vista pressorio. La valutazione serve per controllare i parametri. La donazione potrebbe implicare un po’ di spossatezza nella giornata. Si consiglia di evitare sforzi e lavori pesanti, a volte si registra un lieve calo di pressione. Non ha basi scientifiche l’aumento di pressione dei soggetti che per età terminano le donazioni. Anche soggetti con una pressione sotto controllo grazie ai farmaci posso essere donatori. Naturalmente con il consenso dello specialista.
La donazione fa bene alla salute?
A livello scientifico non si hanno prove ma un donatore è sotto controllo e molte patologie o alterazioni di alcuni parametri sono state scoperte durante le visite per la donazione. Diagnosticate in tempo causano meno complicanze.
Il donatore deve seguire una dieta particolare?
Sì, come tutti, per stare bene. L’obiettivo è avere una popolazione sana e poi donatrice. È importante il movimento ed evitare una vita sregolata.
Chi non può donare?
Sono escluse le persone con patologie croniche. Chi ha avuto problemi neoplastici, anche se ha un followup lungo, non viene candidato perché non si conosce al momento se ci possono essere conseguenze. Chi ha avuto una storia di tossicodipendenza deve dimostrare di esserne fuori da almeno 12 mesi. Comunque è una situazione che va valutata bene. Come pure chi si è recato in paesi a rischio di malaria o altre epidemie, o chi da meno di sei mesi ha subito un intervento anche solo odontoiatrico.
Come si diventa donatori?
Il donatore è un volontario che fa una scelta etica. Nella nostra realtà può andare nel centro trasfusionale di Pinerolo dove tutti i giorni c’è il personale dedicato. Non occorre prenotare e non serve la ricetta del proprio medico. Viene eseguita una prima visita e non si fa subito una donazione. Dopo dieci giorni, se gli esami sono nella norma, si procede con la donazione. Lo stato italiano riconosce come permesso retribuito il giorno della donazione ma molti sono quelli che pur lavorando in proprio, quindi non beneficiando di questa opportunità, donano il sangue e il plasma.

Cristina Menghini

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