21 ottobre 2014

Pinerolo. Festa per le comunità parrocchiali di San Lazzaro e di San Verano (Abbadia Alpina)

Cuore Immacolato di Maria: una mostra fotografica nella cripta della chiesa parrocchiale

Lo scorso fine settimana (11 e 12 ottobre) ha visto la parrocchia Cuore Immacolato di Maria, situata nel quartiere San Lazzaro a Pinerolo, impegnata nell’annuale “Festa della Comunità”. Oltre alle celebrazioni eucaristiche (in particolare, quella della domenica mattina, nella quale sono confluite le due consuete, dei ragazzi e degli adulti), tanti i momenti significativi: la sera del sabato, fiaccolata per le vie del quartiere. La domenica, il pranzo (condividendo ciò che ciascuno ha portato) nei locali della parrocchia e, nel pomeriggio, giochi per ogni età, proiezione del DVD di “Settembre in comunità” e, a conclusione, merenda per tutti. Come parte integrante della festa, nella cripta sottostante la chiesa è stata allestita una mostra fotografica sulla storia della parrocchia, che fu istituita ufficialmente il 1 gennaio 1945 dal vescovo Gaudenzio Binaschi. Il primo parroco fu Albino Mensa. Un inizio poverissimo: si celebrava in un capannone di legno. Nel contempo, si studiava il progetto di un edificio in muratura. Il 10 novembre 1946 iniziarono gli scavi della cripta sotterranea, ricavata tra le fondamenta di quella che sarà la futura chiesa, e dedicata al Sacro Cuore di Gesù, in memoria dei caduti di tutte le guerre. Il 13 aprile 1947 il vescovo benedì la prima pietra e la quasi totalità dei parrocchiani depose davanti all’altare, preparato all’aperto, una busta contenente un’offerta per i futuri lavori, che si preannunciavano lunghi e costosi. Terminata la costruzione della chiesa, nel 1957 si diede l’incarico al pittore Michele Baretta di affrescarla. Sulla parete di fondo dipinse: la Madonna, Lazzaro, i santi Maurizio e Donato patroni della città di Pinerolo. Sulle pareti laterali, da un lato, il vescovo con i fedeli che, a nome di tutta la diocesi, invoca la protezione di Maria; dall’altro, i bombardamenti del 1945 su ponte Chisone, con il cappellano militare che soccorre un soldato ferito, in riferimento al parroco Enrico Badariotti, rientrato dalla prigionia in Russia. Sul campanile furono collocate cinque campane, ognuna con nome e dedica; su una è scritto “Dissipa gentes quae bella volunt” (cioè “Disperdi tutti quelli che vogliono le guerre”). Lo spirito della pace, quindi, si manifestò da subito come vocazione fondante la comunità. Negli anni dopo il Concilio Vaticano II (conclusosi nel 1965) si decise lo spostamento della mensa eucaristica al centro dell’assemblea liturgica, ponendo così in risalto il grande crocifisso di legno. Nel 1967 fu nominato parroco Giorgio Accastelli, il quale orientò la parrocchia secondo lo spirito del Concilio, facendo una scelta di povertà e rinunciando alla congrua; ci si affidò alle offerte libere ed anonime dei fedeli per le messe ed i sacramenti. Insieme agli altri due presbiteri Franco Barbero e Mario Polastro, don Accastelli impostò alcune scelte di fondo: la Bibbia al centro, l’attenzione ai poveri e ai bisognosi, un’ottica missionaria mondiale (Bangladesh, Brasile, Perù…). A livello pastorale, si decise di puntare sull’attività con bambini e ragazzi (messa dedicata, laboratori catechistici) e su numerosi gruppi (biblico, matrimonio e famiglia, anziani, animatori, di appoggio a Cicero Dantas). Particolarmente curati i rapporti ecumenici con la chiesa valdese. Dopo l’avvicendamento tra don Barbero e don Angelo Polastro, la comunità visse un momento difficile e doloroso con la morte di don Accastelli. Il vescovo Pietro Giachetti, impossibilitato ad inviare un nuovo presbitero, ricorse alla nomina dei fratelli Polastro a “co-parroci”: si stabilì una divisione di settori pastorali ed una corresponsabilità attiva da parte di molti laici. Gli anni duemila hanno visto l’arrivo di migliaia di nuovi parrocchiani, abitanti i molti condomini sorti nel quartiere. Anche le strutture parrocchiali cambiano. Si offre al comune la possibilità di acquisire l’ex asilo di via dei Rochis, in cambio del denaro necessario per la costruzione dei nuovi locali che costituiscono l’attuale “laboratorio di comunità” (ideati dall’architetto Luca Barbero), in contiguità con la chiesa. E siamo all’oggi: la popolazione che continua a crescere, il progresso lento della malattia di don Mario, il dono fatto alla parrocchia (nel settembre 2010) di un nuovo presbitero, Gerard Kawingulva, congolese, morto prematuramente lo scorso luglio, per una malattia infettiva di origine africana. La sfida del domani è questa: «Come continuare la comprensione e l’attuazione del Concilio sulle radici del quartiere San Lazzaro?».

950 anni di storia per la parrocchia di San Verano

Un triduo di preparazione, che si svolgerà giovedì 6, venerdì 7 e sabato 8 novembre, con la celebrazione eucaristica alle ore 20: questa la novità dell’edizione 2014 della festa patronale di San Verano, a cui è dedicata la chiesa parrocchiale di Abbadia Alpina. Quest’anno la ricorrenza è particolare perché si ricordano i 950 anni di vita della parrocchia. Don Gustavo Bertea, parroco di San Verano e vicario generale della Diocesi, spiega: «Ho proposto al consiglio pastorale di sottolineare maggiormente la dimensione religiosa della festa, con un triduo di preparazione: tutti sono stati d’accordo. L’idea di una sola celebrazione eucaristica domenicale, presieduta dal vescovo, è nata per sottolineare l’idea di unità della comunità parrocchiale; come anche l’impegno, chiesto ai vari gruppi pastorali, di coltivare questa comunione, in una società dove prevale sempre più una tendenza individualistica». Veniamo al programma dettagliato della festa. Domenica 9 novembre: alle ore 10:30 celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Pier Giorgio Debernardi; alle 11.30 proiezione di un documentario storico sull’abbazia di Santa Maria; alle 12 il pranzo comunitario nei locali della parrocchia (ex asilo), su prenotazione (offerta minima di euro 18). Seguirà la visita guidata all’interno della chiesa («affinché gli abbadiesi possano conoscerla sempre di più», commenta don Bertea) e una passeggiata illustrata lungo le vie dell’antico ricetto. A proposito dello stato dei lavori di ristrutturazione della chiesa, il parroco afferma: «Per ora sono sospesi e si va avanti nel progetto di risistemazione dell’oratorio e della casa parrocchiale. L’interno chiesa è a posto, sono da restaurare il campanile e la facciata». Per i partecipanti al pranzo, la giornata comprenderà lo spostamento in pullman privato per la visita alla Biblioteca Civica “Camillo Alliaudi”, dove sarà allestita un’esposizione di documenti storici commentati da esperti. L’esposizione sarà aperta al pubblico (ingresso libero) a partire dalle 15:30; l’iniziativa è organizzata dal Comitato “San Verano da Salvare” con la collaborazione dell’associazione “Italia Nostra” – Sezione Pinerolese e del CESMAP (Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica) di Pinerolo.

Vincenzo Parisi

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