Nel 2003 le Suore di San Giuseppe di Pinerolo diedero vita al centro di accoglienza ora ospitato nell’ex-noviziato

Era il 2003 quando le Suore di San Giuseppe di Pinerolo e in particolare suor Franca Magnone che collaborava con la presidente dell’Avass Piera Mossotto si resero conto che per l’accoglienza di donne in difficoltà c’era bisogno di una realtà apposita, simile a quella maschile di via Ortensia di Piossasco.

Il fratello di suor Mirella Picco Botta offrì allora la sua casa in San Secondo di Pinerolo. E da allora è partita l’avventura. Fino al 2007 per tutti Casa Betania era a San Secondo. Poi si è trasferita nella struttura attigua della Casa Madre delle suore, l’ex noviziato, in via Principi d’Acaja che offre maggiori servizi essendo in centro città.

L’obiettivo è di poter ospitare fino a otto donne in situazioni di difficoltà. «Da noi arrivano casi molto complessi – spiega suor Franca –; si tratta di maltrattamenti in famiglia, separazioni difficili, o casi di gravi dissesti economici. Ci vengono segnalate da vari enti con i quali collaboriamo: il Ciss, le comunità montane, il Sert, l’Ospedale o anche direttamente dai Carabinieri o da famigliari. Si lavora in rete sul territorio ».

Non vengono comunque tenute in considerazione le situazioni di donne vittima di prostituzione o di tossicodipendenza per le quali sono necessarie strutture e personale altamente specializzati. Con suor Franca incontriamo Carla Ribet, una volontaria che racconta il lavoro dei volontari: «la cosa più importante è la disponibilità all’ascolto. Solo alcune volte si tratta di aiutare le donne nella gestione delle loro cose (pulizie, lavaggio dei vestiti, cucina) perché le ragazze si autogestiscono il loro spazio. La convivenza forzata e le personalità provate da sofferenza creano ogni tanto dei piccoli conflitti interni cui dobbiamo far fronte con capacità di mediazione ».

La presenza di volontari è garantita giorno e notte. Le ore più importanti sono quelle serali e notturne. Suor Franca e Carla, attente alla discrezione e a mantenere l’anonimato delle ospiti presenti, osservano che «in questi tempi di crisi non ci sono grosse differenze dal punto di vista dei “malanni” che sono sempre gli stessi.

Aumenta però il numero delle donne e il periodo medio di permanenza. E soprattutto aumentano i “rientri”, cioè quelle donne che hanno vissuto per un periodo nella residenza assistita, hanno trovato un lavoro per un periodo e poi di nuovo si trovano nel bisogno. Questa realtà è una cosa che sconvolge un po’ anche i ritmi della vita. Qui le donne hanno un limite massimo di tempo per restare: 6 mesi, ma non siamo fiscali. Talvolta ci sono donne che vengono anche solo per due notti e poi trovano una sistemazione ». La struttura si occupa di accompagnare le ragazze e renderle autonome anche una volta uscite.

«Alcune donne tengono i contatti spontaneamente. In alcuni casi riusciamo a seguirle a distanza ma il vero problema è il lavoro » lamenta Carla. «Se il lavoro manca, noi cerchiamo di crearcelo – dice con speranza suor Franca –. Da due anni cerchiamo di creare dei progetti specifici sovvenzionati dagli enti locali e con la collaborazione di realtà come Coesa, la Cooperativa San Domenico, Vestiriciclo. L’abbiamo detto anche nel convegno ecclesiale sulle nuove povertà». Casa Betania vive con il contributo dei volontari e con i fondi dell’otto per mille alla Chiesa Cattolica. «Per rifornire la dispensa l’Ipercoop ci regala frutta e verdura invenduta che oltre a servire per il sostentamento della tavola interna, viene utilizzato anche per creare delle borse alimentari per alcuni che vengono a chiedere. Oggi però sono in calo. Di tutto ringraziamo il Signore».

Per chi volesse offrire parte del suo tempo o conoscere meglio questa realtà può rivolgersi alla sede dell’Avass (0121.323779) o mandare una mail ad avass.pinerolo@ virgilio.it o avass.betania@ libero.it.

Ives Coassolo