20 maggio 2014

Nel Monferrato ancora oggi si piangono i “morti dell’Eternit”. In Val Susa i NoTav denunciano il rischio amianto per i residenti, qualora si procedesse con la realizzazione del famigerato tunnel.

E a Pinerolo? C’è stato un uso, nei decenni scorsi, di tale materiale nella fabbricazione delle abitazioni? Ci sono state vittime causate da questa sostanza?

Per la città di Pinerolo ha risposto l’assessore all’ambiente, Pierangelo Negro: «Il comune ha un piano di smaltimento per l’amianto. Sono già stati individuati tutti i siti e catalogati. Con l’approvazione del prossimo bilancio potremmo concludere entro un mese le bonifiche. Si tratta di un tipo di amianto difficile e quindi costoso da smaltire. L’amianto è stato trovato in alcun parti del Municipio (si è già provveduto allo spostamento in altra sede di chi ci lavora); nella Caserma dei Carabinieri di piazza Santa Croce; al Circolo Veloce, alla Colonia estiva Boselli (Talucco). Al momento tutte le scuole sono state bonificate tranne una».

 Che cosa è l’amianto?

Gianni Boschis è geologo, insegnante di geografia e scienze naturali, con master in ecologia. A lui abbiamo chiesto qualche delucidazione su questo materiale.

Professor Boschis, che cosa è l’amianto?

Chimicamente l’amianto (o asbesto) è un minerale cristallino della famiglia dei silicati, in genere associato alle serpentiniti, rocce metamorfiche piuttosto diffuse nelle Alpi occidentali e in altre catene montuose dove emergono grazie a fenomeni tettonici di sollevamento di rocce di origine magmatica molto profonde (provenienti dal mantello terrestre, lo strato magmatico sottostante la crosta).

Strutturalmente (per la sua forma), l’amianto è una varietà fibrosa del serpentino, i cui cristalli dal colore bianco latte, assumono la forma appunto di aghi e fibre sottili e volatili.

Perché fa paura?

La struttura aghiforme e la sua volatilità sono alla base della pericolosità dell’amianto. Infatti, a causa della sua facile dispersione, l’amianto può essere facilmente inalato e superare i “filtri” naturali delle vie aeree superiori raggiungendo i polmoni; qui le sue fibre possono danneggiare i delicati tessuti degli organi della respirazione, come il mesotelio, e nel tempo sviluppare patologie degenerative come tumori quali ad esempio il doloroso e mortale mesotelioma pleurico.

Nel secondo dopoguerra sembrava che fosse la soluzione a molti problemi dell’edilizia, perché?

Perché l’amianto – prima che si conoscessero i gravi rischi per la salute umana – era impiegato per alcune sue qualità molto apprezzate in edilizia; tra queste: l’impermeabilità (soprattutto nel derivato di lavorazione ancor oggi noto come “Eternit”, un cemento-amianto molto usato come copertura degli edifici); la resistenza al calore (fonde solo oltre i 1200-1500°C a seconda delle varietà), per cui fu abbondantemente usato come materiale ignifugo come ad esempio per fabbricare panni per ferri da stiro, freni delle auto, tute dei pompieri.

Poi nel 1991 che cosa è cambiato?

La messa al bando dell’amianto, frutto di una lunga battaglia con le multinazionali europee del settore (va ricordato che è ancora estratto e impiegato in molti altri paesi del mondo) ha imposto un’ampia serie di regole per la bonifica degli edifici, la sostituzione di coperture ed ogni altro manufatto in fibre di amianto con materiali inerti alternativi, la chiusura ed il ripristino ambientale delle miniere e delle fabbriche. A tal proposito va ricordato che la più grande miniera d’amianto d’Europa era quella di Balangero (Provincia di Torino), in cui sono in atto da tempo importanti interventi di messa in sicurezza, mentre una delle maggiori fabbriche al mondo di cemento-amianto è stato l’impianto Eternit di Casale Monferrato, sempre in Piemonte: soprattutto il secondo sito ha causato la morte di centinaia di persone non solo tra i lavoratori direttamente esposti, ma anche tra la cittadinanza: da qui è partito il primo processo al mondo contro la proprietà di una fabbrica di amianto.

Nel Pinerolese l’amianto è presente anche in natura?

La presenza di amianto, come ho detto, si collega in genere alle zone di affioramento delle serpentiniti che, in Piemonte, possono affiorare tra le Alpi Cozie e Graie nella cosiddetta “Zona piemontese dei calcescisti con pietre verdi”, una fascia rocciosa che segue l’arco alpino attraversando ortogonalmente alcune valli tra cui la Valle Po, la Val Chisone e la Valle di Susa. Tuttavia di solito si tratta di affioramenti isolati che, salvo il caso di Balangero e pochi altri, non sono stati oggetto di estrazione.

È pericoloso abitare in un edificio dove è presente l’amianto?

Dipende dal grado di usura dei materiali in fibra di amianto: è comunque bene poter intervenire presto con opere di bonifica e sostituzione delle suddetti parti, mediante interventi che vanno dalla rimozione e smaltimento in idonee discariche per rifiuti speciali, a trattamenti di isolamento e inertizzazione con vernici speciali e materiali incapsulanti.

I rischi per la salute

Franco Sarli dal 1 gennaio 2014 è “Referente della S.C. Oncologia” di Pinerolo. «Lavoro in questo reparto dal 1992 – spiega – quando ancora era primario il dottor Michele Narcisi. Il reparto da allora è molto cambiato sia per le nuove terapie che sono state introdotte col passare degli anni sia per l’aumento del territorio dell’ASL-TO3».

Dottor Sarli, ci sono molti casi oncologici legati all’amianto?

Nel Pinerolese non molti. Fortunatamente non abbiamo avuto in passato grosse concentrazioni industriali per la lavorazione dei derivati dell’amianto. Diciamo che in Piemonte “casi” come Casale Monferrato o la cava di Balangero sono più che sufficienti. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che negli anni del dopoguerra fino a tutti gli anni sessanta e parte dei settanta l’amianto era usatissimo in una infinità di prodotti. A causa di questa grande versatilità i manufatti in amianto erano ubiquitari. Tuttavia occorre che il materiale si sgretoli e si disperda nell’aria perché rappresenti un effettivo rischio.

L’amianto che tipo di tumori fa sviluppare?

Le fibre di amianto, se inalate, possono provocare l’asbestosi, una grave forma di pneumopatia cronica che provoca una fibrosi del tessuto polmonare con perdita di elasticità e funzionalità. Le fibre poi, specialmente se inalate in gran quantità e per lunghi periodi di tempo, possono provocare insorgenza di tumori polmonari e pleurici. In particolare il mesotelioma pleurico à un tumore molto insidioso, che spesso da segno di sé quando non è più operabile. Il tumore tende ad estendersi a gran parte della pleura costringendo i polmoni all’interno di una corazza sempre più rigida che ne limita in modo sempre più incisivo l’espandibilità. Questo provoca ovviamente una progressiva riduzione della capacità respiratoria. Frequente è anche la sintomatologia dolorosa. Più raramente l’asbesto può provocare anche mesotelioma peritoneale. I sintomi in questo caso sono a livello dell’addome.

L’efficacia delle terapie mediche e chirurgiche dipende ovviamente dalla tempestività della diagnosi, cosa non sempre possibile poiché inizialmente può dare pochissimi sintomi.

Chi sono le persone più esposte?

Soltanto la povere di asbesto più fine raggiunge gli alveoli polmonari, le particelle maggiori vengono fermate dal muco presente nel nostro sistema respiratorio ed espulse con il movimento delle microciglia e con la tosse. Questo fa sì che le persone più esposte siano state proprio gli addetti alla lavorazione dell’amianto che all’epoca lavoravano in ambienti estremamente polverosi e senza alcuna protezione. I lavoratori tornando a casa portavano sui loro indumenti una grande quantità di polvere che veniva respirata dai famigliari (ad esempio quando gli indumenti venivano sbattuti per liberarli di parte della polvere).

Quanto tempo dopo il contatto iniziano a manifestarsi i danni causati dall’amianto?

Di solito passano diversi decenni dalla esposizione perché si manifesti un danno evidenziabile, caratteristica questa comune a molti cancerogeni. Questo è uno dei motivi per cui inizialmente il problema viene sottovalutato. È successo molte volte nella nostra storia moderna. È successo ai radiologi alle prese con le prime spartane macchine per i raggi X, è successo con l’introduzione delle sigarette… e chissà quante altre volte succederà.

 Cristina Menghini

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