Quello di Jacopo Mosca è un nome ormai ben noto a livello locale, ma che negli ultimi mesi sta salendo alla ribalta anche a livello nazionale. Il ciclista osaschese, infatti, quest’anno ha preso parte alle più importanti corse Word Tour sul territorio italiano (Milano-Sanremo e Tirreno-Adriatico) e ora sta correndo il Giro d’Italia.

Il tuo 2018 è iniziato con il botto: fughe a ripetizione alla Tirreno Adriatico (che hanno portato in dote la maglia arancione della classifica a punti) e lunga fuga anche alla Milano Sanremo. Ti aspettavi di andare così forte già ad inizio stagione?
Sentivo di avere una buona gamba, avevo l’obiettivo di mettermi in mostra ma senza la pretesa di vincere qualcosa. Partecipare a corse come la Tirreno Adriatico e la Milano Sanremo, manifestazioni che guardavo in Tv da piccolo, è già di per sé motivo d’orgoglio e soddisfazione. Ho corso alla mia maniera, nel modo migliore che conosco: andando in fuga. Inizialmente non avevo pensato alla possibilità di vincere la maglia a punti: i punti dei traguardi volanti lungo il percorso pesano decisamente di meno rispetto a quelli all’arrivo e di solito è una maglia che viene vinta da corridori di primo piano, soprattutto velocisti. Dopo averla indossata al termine della seconda tappa, io e la squadra abbiamo iniziato a credere nella possibilità di indossarla fino all’ultimo giorno, ho pensato a fare del mio meglio, entrando in quasi tutte le fughe e vincendo quasi tutti i traguardi volanti. E alla fine sono stato premiato con questo bel riconoscimento. Una grande soddisfazione.
Ora, dopo una lunga gavetta, sei al Giro d’Italia, fino a questo momento la corsa più importante della tua carriera. Quali sono le tue sensazioni e qual è il tuo obiettivo per queste 3 settimane?
Il mio obiettivo è sempre lo stesso: cercare di farmi vedere e fare più chilometri possibili in fuga. Inoltre, come squadra abbiamo come grande obiettivo quello di vincere una tappa con Kuba (il forte velocista bresciano Jakub Mareczko, ndr) quindi quando ci sarà bisogno lavorerò per lui. Le sensazioni sono molto positive: partecipare al Giro d’Italia è un sogno che si avvera e regala emozioni senza pari. L’affetto della gente è impressionante, le strade sono veramente ricolme di tifosi e appassionati che trasmettono un ulteriore entusiasmo. Mi ha stupito la folla presente in Israele: dicevano che non ci sarebbe stato nessuno a vederci, invece il pubblico ha risposto presente anche in quest’occasione.
Torniamo un po’ indietro: ti ricordi il momento in cui hai realizzato che correre in bicicletta sarebbe potuto diventare veramente il tuo lavoro?
Il momento preciso no, è stata una sensazione che è maturata nel tempo. Diciamo che quando ho corso la mia prima gara tra i professionisti come stagista (il Giro dell’Appennino nel 2015 con la maglia della nazionale italiana, ndr) ho capito che avrei potuto dire la mia anche a questi livelli. Ho fatto una grande fatica, ma sono riuscito comunque ad andare in fuga e finire la corsa. Dopo quest’esperienza ho ancora fatto altri stage con la nazionale e soprattutto con la Trek Segafredo, squadra World Tour. Anche in queste occasioni è andata bene, e sono riuscito ad attirare l’attenzione della Wilier Triestina con cui ho firmato il primo contratto da professionista. Ci tengo sempre a ringraziare il mio direttore sportivo di quando ero alla Viris, Matteo Provini, che ha avuto un ruolo fondamentale nella mia crescita.
Parlaci un po’ di te: chi è Jacopo Mosca lontano dalla bicicletta?
Sono cresciuto ad Osasco, un piccolo comune vicino a Pinerolo, dove vivo tutt’ora vivo quando non sono in giro per il mondo. Con me ci sono mia mamma Claudia, maestra d’asilo, papà Valter, programmatore, e i mie due fratelli: Niccolò, più grande di me di due anni, e Alberto, che ne tra poco ne compirà 15. Da 9 anni sono fidanzato con Federica, aspetto che si laurei (è all’ultimo anno in Medicina) per poter pensare di portare il nostro rapporto al livello successivo. Per il resto, non c’è molto da dire su Jacopo Mosca lontano dalla bicicletta. Mi piace cucinare, me la cavo nelle faccende di casa ma il mio interesse principale è la bicicletta.

N.M.