Fabio Giovannini, CT italiano della scherma, racconta l’avventura alle paralimpiadi e l’apertura del Club a Pinerolo Le paralimpiadi di Londra hanno fatto registrare un notevole bottino per gli atleti italiani: 28 medaglie (9 ori, 8 argenti e 11 bronzi). Due di questi bronzi sono stati conquistati nella scherma (da Matteo Betti nella spada e Alessio Sarri nella sciabola). Di ritorno dall’avventura paralimpica, abbiamo intervistato il Commissario Tecnico della scherma Fabio Giovannini, che il 17 settembre ha dato il via alle lezioni nella palestra recentemente aperta nell’Ice3pole di Pinerolo, il Club Scherma Pinerolo Olimpica.

Alessio Sarri e Matteo Betti a medaglia: un bilancio dell’avventura paralimpica.

Su sei gare in totale, abbiamo ottenuto due medaglie di bronzo e ottenuto due quarti posti: un terzo dei nostri atleti sono finiti sul podio, non è male. Aver portato a casa due medaglie dopo la falsa partenza nelle prime gare e il gruppo ridotto da gestire deve renderci orgogliosi. Non dico che è stato un risultato sorprendente, perché comunque sapevamo di avere a disposizione un materiale umano importante, ma numericamente eravamo inferiori a tante altre nazioni; anche la federazione si è dimostrata contenta per come sono andate le paralimpiadi. Il bilancio è quindi positivo.

Quali sono i progetti futuri, sempre in ambito di nazionale?

Nei primi due anni del prossimo quadriennio, spero di poter lavorare più sulla quantità (approfittando di essere qui al nord), e di riuscire ad alzare il livello tecnico degli atleti. Ho in mente un raduno nazionale qui a Pinerolo, a metà novembre; bisogna solo valutare la disponibilità del parco olimpico. Nei prossimi mesi abbiamo in calendario due gare di Coppa del Mondo, che affronteremo con serenità e che rappresenteranno un’occasione per provare qualche altro atleta.

A livello di cultura sportiva, che differenze ci sono tra l’Italia e altri paesi?

Dipende da paese in paese, ma in generale posso dire che purtroppo, anche se l’Italia sta facendo grossi passi avanti in questo senso, la cultura degli sport “minori” è poco sviluppata. In altre nazioni ci sono gli sport nazionali (non necessariamente il calcio) che hanno un forte seguito, ma c’è più cultura per gli sport “minori”, soprattutto, c’è un maggiore investimento per quanto riguarda i giovani. Da noi ci sono le scuole calcio che fioriscono in ogni angolo, ma diversamente non c’è molta attenzione per le attività giovanili, che sono la base per il successo sportivo. Arriviamo poi con le eccellenze a fare comunque dei risultati importanti, ma che non sono lo specchio di un movimento di base.

Lo sport paralimpico merita di avere una certa copertura mediatica anche al di fuori del periodo dei giochi?

Assolutamente. Anche se quest’anno qualcosa è cambiato: su Sky, ma anche su Rai Sport, sono state trasmesse diverse gare delle paralimpiadi. Nelle altre edizioni c’erano spezzoni televisivi in orari improbabili, un po’ come comunque accade per gli sport che non sono il calcio, e in questo caso penso sia giusto parlare di sport paralimpico identificandolo come qualsiasi sport “minore”. Mi viene in mente proprio la scherma di cui, a parte nel periodo olimpico, non c’è nessuna copertura televisiva, o è in orari strani. La trasmissione in televisione delle paralimpiadi ha fatto sì che molti disabili in Italia abbiano chiesto di provare a praticare dello sport, e questo secondo me ha un risvolto sociale incredibile.

Da qualche mese è partita la scuola da lei gestita, il Club Scherma Pinerolo Olimpica. Quali sono le impressioni di questi primi mesi?

Come società siamo molto contenti: l’1 ottobre abbiamo iniziato i corsi con l’orario definitivo, e devo dire che fino ad ora la partecipazione è buona. Abbiamo ancora in ballo due iniziative promozionali: il 12 e 13 ottobre, il Club sarà presente alla manifestazione “Il mondo dei piccoli” al Palared, e abbiamo stipulato una convenzione con l’istituto Maria Immacolata di Pinerolo, che ci vedrà impegnati una volta alla settimana per tre mesi con i bambini della terza, quarta e quinta elementare. Senza queste due importanti attività promozionali siamo intorno ai 50 iscritti, dato giustificato dal fatto che il lavoro sul territorio è stato affiancato da un lavoro tecnico che evidentemente ha riscontrato successo, perché tutti hanno fatto un paio di lezioni di prova prima di iscriversi. Una cinquantina di persone iscritte al primo anno, che verosimilmente aumenteranno, sono un successo notevole, anche considerando il fatto che le grandi scuole viaggiano intorno ai 100 iscritti. Coloro che frequentano i corsi sono principalmente nella fascia dei bambini tra i 5 e i 14 anni, ma ci sono anche dei principianti più grandi, e stiamo valutando se attivare i corsi per i master (un circuito parallelo riservato a coloro che hanno più di trent’anni e iniziano da poco l’attività agonistica), perché dobbiamo valutare la disponibilità degli spazi.

NICOLÒ MOSCA Fabio Giovannini, Commissario Tecnico della nazionale paralimpica di scherma