“Siamo cittadini di una stessa città” 20 maggio 2012. Una data che difficilmente il popolo granata e tanto meno io dimenticheremo tanto facilmente. Quale accompagnatore titolato del CAI dovevo essere in montagna ad assistere un gruppo di escursionisti. Il tempo pessimo (da Toro, perché soffrire è la nostra bandiera) ha fatto sì che la gita venisse annullata. Per lo stato di indigenza che vivo da tempo a causa di un volontariato che ho spinto un po’ oltre il consentito, ero in alternativa però impegnato in alcuni servizi sociali ove risiedo. Anche qui il tempo proibitivo mi ha liberato da questo secondo impegno. Ho telefonato quindi a mio figlio (tifoso quanto me del Toro) e come già sapevo si era organizzato, non avendo più trovato biglietti, per vedere la partita a casa di amici anche se non erano ben informati se la stessa fosse trasmessa in diretta su “Sky”. Nel dubbio qualcosa mi stava spingendo irrimediabilmente allo Stadio Olimpico. Certo che pensare di entrare in uno stadio esaurito con nessun biglietto in vendita era pura utopia. Come pubblicista avrei potuto chiedere prima l’accredito ai giornali per cui collaboro, ma era tardi anche per questo essendomi liberato all’ultimo momento. Tanto meno le mie disastrate finanze e la mia etica non mi avrebbero di sicuro indirizzato a rivolgermi ai bagarini di turno. Per farla breve mentre chiedevo dubbioso, per la pioggia che iniziava a cadere, se avessero allestito, un maxischermo nei paraggi, mi si accostò un “angelo granata” (mi piace ricordarlo solo così senza entrare in alcun particolare) che mi permise di entrare gratis allo stadio. Stavo per svenire dalla gioia. È stato il miracolo più inatteso: “Da Toro”. Grazie a questo fatto veramente inaspettato ho potuto vivere una delle giornate più belle del mio presente. Era la mia giornata anche perché il Toro in quest’occasione non ha fatto soffrire i suoi tifosi, ma li ha solo fatti gioire, in quanto il 2 a 0 netto inferto al Modena non è stato mai da cardiopalmo. Anche il minuto di silenzio rispettato in segno delle vittime colpite dal terremoto nelle terre della squadra ospitante ha dato il giusto spessore al popolo granata e alla città di Torino in genere. Nonostante la pioggia divenuta insistente, la festa è poi continuata davanti al Filadelfia con proseguimento del corteo con cori, trombe e caroselli verso il centro di Torino transitando da piazza Solferino, piazza Castello con un gran finale in piazza San Carlo. Nel tardo pomeriggio in una città in festa dove sventolavano solo bandiere e vessilli granata, sono arrivati a completare l’apoteosi di un delirio annunciato, un toro gigantesco allestito su un carro allegorico seguito da alcuni giocatori a bordo di un bus allestito per l’occasione dalla società granata. Mentre vivevo queste intense emozioni gridando in coro: “Serie A, serie A, siam tornati, siam tornati in serie A” dopo tre anni di sofferenze in serie cadetta, un gruppo di ultras del Torino, ha tentato di prendere d’assalto lo “Juventus Store” del capoluogo piemontese rompendo qualche vetrina, ma è stato respinto dalle forze dell’ordine. Chi si scusava adducendo alla notte del 5 maggio scorso, quando durante la festa per la conquista dello scudetto bianconero, alcuni sconosciuti avevano saccheggiato il “Toro Store” torinese, provocando molti danni, non era giustificabile, perché non si risponde mai al vandalismo, con azioni simili. Non è da Toro. Avrei voluto terminare la giornata con i ricordi precedenti e invece sono rimasto accanto ad una signora che ha avuto un malore per i lacrimogeni lanciati dalla polizia contro la gente ignara dell’accaduto. Ho dovuto così condurre la sofferente ad un bar per lavarle gli occhi che bruciavano tremendamente anche a me. Basta questo a rovinare una così bella festa? No, ma è un monito al quale il popolo granata deve rispondere unitamente. “Forza Toro, sempre”, “Chi non salta bianconero è” anche; ma oltre non si deve andare. Siamo cittadini di una stessa città e vi sono già troppe sommosse in atto per crearne delle altre. Con queste riflessioni chiudo la mia intensa giornata vissuta col Toro nel cuore.

Lodovico Marchisio L'invasione di campo al triplice fischio che ha sancito il ritorno del Torino nella massima serie