Sembra che oggigiorno un film come “Supercondriaco” che fa ridere sul serio e mantiene intatta una sua morale, senza scendere nel turpiloquio o nell’incomprensibile, non venga più apprezzato come merita da una certa critica. È un po’ come quando uno getta della vernice su una tela bianca e la critica impazzisce per voler per forza rilevarci una vera arte. Lasciamo pure che gli intellettualoidi facciano il corso della storia, ma facciamo anche in modo che film come questo che fa ridere veramente, per me ottimo su tutti gli aspetti, abbia il suo momento di gloria. E mi riferisco in specifico a difendere questo tipo di pellicole, perché ridere fa bene, da alcuni “cinepanettoni” che hanno lo stesso pubblico ma che sono un insulto per gli incassi che ricevono, senza che i registi si siano impegnati per realizzare un prodotto accettabile. In questo caso invece la trama regge fino alla fine, con un unico appunto, quando il regista si perde un po’ per voler mettere troppa carne al fuoco, trasportando i personaggi in un immaginario staterello tirannico dell’esteuropeo ove il nostro protagonista e un carismatico leader dell’opposizione armata si scambiano i ruoli. Tolta questa piccola pecca, il film è piacevolissimo e sul finale il regista si fa ampiamente perdonare riprendendosi alla grande. Applauso in platea da parte di un “tutto esaurito” in alcune sale, nelle prime settimane di proiezione che è davvero di buon auspicio. Questo film francese è di Dany Boon (lo stesso che ha sbancato i botteghini con “Giù al Nord”) nei panni di regista ed attore assieme a Kad Merad – Alice Pol – Jean-Yves Berteloot – Judith El Zein, tra gli attori protagonisti. TRAMA: All’alba dei 40 anni, Romain Faubert non è ancora sposato e non ha figli. Fotografo per un dizionario medico online, Romain è vittima di un’ipocondria che segna la sua vita ormai da troppo tempo, facendo di lui un nevrotico in preda alle paure. Il suo unico, vero amico è il dottor Dimitri Zvenka, che per liberarsene come vorrebbe la moglie, vorrebbe aiutarlo con scarsi risultati a trovare la donna della sua vita. Ma scoprire la donna capace di sopportarlo e convincerlo, per amore, a dire addio all’ipocondria, si rivela alquanto difficile. Succede però che a insaputa di tutti, la sorella del suo medico, pazza per il rivoltoso di quell’inesistente staterello tirannico dell’est Europa, del quale ho parlato prima, per salvare il leader, s’imbatte nel protagonista che non svela la sua personalità e la fa innamorare. Per salvare Romain Faubert il vero capo della rivolta aiuta la sorella del medico e lo stesso dottore di Faubert. Nella fuga il medico resta ferito e Faubert lo salva. Così la sorella del medico si innamora veramente di lui che in carcere ha perso ogni ipocondria e mangia addirittura con un topolino sulle spalle e un insetto con i quali spartisce amorevolmente il cibo (mini messaggio animalista che non guasta mai). Alla fine è inevitabile il matrimonio fra la sorella del medico curante e Romain Faubert. La moglie del dottor Dimitri, stufa di avere l’ipocondriaco per casa nella scena finale, mal interpretando la casualità dell’incontro tra Faubert con la cognata, dice al marito: “Meno male che volevi piazzare il tuo paziente a una donna per togliertelo definitivamente di torno, peccato che sia tua sorella e lo hai rifilato a lei perché non te ne puoi proprio liberare ….”

Lodovico Marchisio

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