Valter Bruno è un’istituzione a Perosa: vi ha insegnato dal 1977 alla sospirata pensione di quest’anno e ha visto le trasformazioni della scuola nel corso dei decenni.

«La mia esperienza è particolare – esordisce il professor Bruno –; ho sempre lavorato a Perosa, un ambiente molto familiare e bello: non credo sia la norma nella scuola». Il racconto procede: «Quando ho cominciato nell’ottobre del ’77, c’erano 13 classi ed ero l’ottavo docente di Tecnologia; l’anno scorso le classi erano sei ed ero rimasto l’unico insegnante della mia materia: gli alunni si sono dimezzati, ma i professori si sono ridotti molto di più».

Valter Bruno si considera fortunato: «La mia materia mi ha permesso, seguendo l’evoluzione della tecnologia, di restare al passo coi tempi; sono passato da attività come il traforo alla microrobotica». Su questi temi la scuola di Perosa è sempre stata all’avanguardia: «Con alcuni miei colleghi già nell’83 insegnavamo il Coding (ndr programmazione informatica). Non abbiamo aspettato la “Buona Scuola”! Già prima del Commodore 64, usavamo il computer. Alla fine degli anni ’80 a Perosa avevamo un laboratorio informatico, certo se oggi si parla di terabyte all’epoca ci sembravano tanti 20 mega!»

Il professore ha ricoperto per circa vent’anni anche la carica di vicepreside: «Con l’allora preside Renzo Furlan – ricorda con orgoglio – ci siamo inventati (non c’erano esempi a cui ispirarsi) l’Istituto Comprensivo per far lavorare insieme scuole dell’infanzia, primarie e secondarie: era il ’96, vent’anni prima di Pinerolo!»

Certo non sempre tutto è stato perfetto: «Da nove anni l’Istituto “Cirillo Gouthier” ha avuto soltanto presidi reggenti, ottime persone, ma tra Pinerolo e Pragelato, che fa parte del “Gouthier, ci sono 50 chilometri ed è difficile che un preside possa garantire la presenza necessaria». Però «facendo di necessità virtù, gli insegnanti hanno imparato a sbrigarsela da sé, responsabilizzandosi. Certo non si può far a meno del preside quando bisogna far valere le proprie ragioni a Torino!».

Il ruolo di vicepreside ha permesso a Bruno di confrontarsi con realtà scolastiche estere: «Grazie a scambi internazionali ho conosciuto scuole francesi, inglesi e tedesche e le relative organizzazioni: rispetto all’Italia, dove se ne parla tanto, l’autonomia scolastica è effettiva. Da noi c’è troppa rigidità. Una scuola montana come Perosa dovrebbe poter garantire una flessibilità almeno negli orari, ma di fatto non può; durante l’anno cambiano le esigenze di ogni classe, ma non abbiamo la possibilità di modificare l’impostazione data a settembre». Anche l’anzianità dei docenti non aiuta: «L’età media di chi insegna è sui 55 anni: ci si può aggiornare, si può usare la lavagna multimediale, ma se hai l’età dei nonni degli allievi qualche difficoltà sorge; e ci sarebbero tanti giovani insegnanti…».

Non manca un suggerimento: «In ogni territorio, ci vorrebbero sia un esperto tecnologico per mantenere aggiornata l’attrezzatura scolastica, sia un operatore psicopedagogico, una figura – come ad esempio c’è in Francia – per dare supporto psicologico ad alunni, docenti e genitori».

Della scuola a Valter Bruno non mancherà la burocrazia: «È frustrante dover perdere tempo a compilare moduli per dimostrare che stiamo facendo l’inclusione e l’offerta individualizzata, buone pratiche che è una vita che facciamo».

Tanti i bei ricordi legati ai suoi circa tremila allievi, ad esempio: «Negli ultimi anni ho chiesto – non obbligato! – agli allievi di terza di assistermi nelle lezioni all’Unitre: io spiegavo e loro, tra i banchi, aiutavano gli anziani del corso. I ragazzi, anche quelli in cui non confidavo, hanno mostrato sia conoscenze tecniche, sia soprattutto grande spessore umano. Mi hanno reso orgoglioso!»

 

GUIDO ROSTAGNO

Valter Bruno (il primo a sinistra) festeggia coi colleghi la pensione

Valter Bruno (primo a sinistra) festeggia coi colleghi la pensione. Foto di Filippo Falà