6 ottobre 2014

Pinerolo. Venerdì 17 ottobre veglia missionaria diocesana. Alle ore 21 nella basilica di San Maurizio, gli Uffici diocesani Missioni e Famiglia propongono una serata di preghiera per le missioni.

Un villaggio sperduto nella foresta o nel deserto, un borgo di pescatori raggiungibile con dodici ore di viaggio su strade impervie, una bidonville, le sistemazioni di fortuna di chi ha perso la casa, un campo di profughi scampati alla guerra, un Paese in cui vige l’apartheid o la sistematica sopraffazione, le panchine di un parco o le stazioni di una grande città. Lo scenario di chi opera in missione si presenta spesso così. Non è quasi mai un ambiente facile, è ai margini della cosiddetta civiltà, ai margini della cronaca almeno finché qualche evento calamitoso non lo colpisce mietendo vittime, posti che si tende a dimenticare, che si tende a non vedere anche quando sono evidenti, posti che non si vorrebbero frequentare. Eppure, mettendovi piede direttamente o tramite i racconti di qualcuno che con amore li ha vissuti, si scopre che proprio lì, dove l’umanità soffre, dove l’umanità lotta, si possono trovare dei veri miracoli. Miracoli perché ci mostrano cosa si può arrivare a sopportare, come ci si può adattare a tutto, come si può rimanere attaccati alla propria identità, con quanta forza si possono proteggere i propri figli, come la vita, in fondo, abbia il sopravvento. E non c’è molta poesia, ma c’è molta verità. È bello lasciarsi prendere dall’emozione di un sorriso dato gratuitamente da chi non ha nulla, di dare un poco e ricevere tantissimo, dall’emozione della semplicità, ma sarebbe sbagliato fermarsi all’emozione. Il cuore deve battere, ma la mente deve pensare. Pensare perché siamo lì, perché i missionari sono lì. Proprio di questi tem
pi il messaggio che si può dare è più forte che mai. Nella tolleranza, nel rispetto del diverso da noi, senza presunzione di superiorità, ma consapevoli che il Vangelo di Gesù è davvero una enorme e fortissima parola di salvezza. Se questa Parola, in tempi passati, è stata usata per sopraffare, per conquistare, si è trattato di menzogne e della sete di potere di uomini ingiusti, perché essa è anzitutto parola di pace, di fratellanza, di solidarietà, di speranza. Ama il prossimo, non aver paura, non sei solo. Io credo nella Parola del Vangelo e voglio dire a te, che ora ti trovi al margine, alla periferia: non mi sono dimenticato di te, so bene che tutto ciò che ho mi è stato donato e ho il dovere di condividerlo, voglio conoscerti e vivere insieme a te la nostra umanità, nella ricerca di Dio.

Katia Gallo
(Centro Missionario Diocesano)

locandina