18 agosto 2014

“Tutti i coreani sono fratelli e sorelle, membri di un’unica famiglia e di un unico popolo, parlano la stessa lingua”. Prima di partire per Roma e lasciare la Corea Papa Francesco si rivolge così al popolo coreano. L’omelia pronunciata alla Messa per la pace e la riconciliazione diventa così un testamento per questa parte del mondo divisa in due. È il perdono la strada indicata da Papa Francesco per la difficile sfida della riconciliazione di questo Paese. Non dunque la proposta di percorrere una via politica o diplomatica. Ma un cammino interiore. “Gesù ci chiede – ha detto – di credere che il perdono è la porta che conduce alla riconciliazione”.

La Corea è tappezzata come un immenso calvario dei luoghi in cui migliaia di cristiani hanno dato la vita per la fede. Solmoe, Dajeon, Haemi. Qui i cristiani sono stati imprigionati e uccisi nei modi più terribili. Il Papa è venuto a Seoul per onorare la loro storia ma anche per indicare un modello di vita. Il martirio, però, percorre ancora oggi le strade di questo continente e non solo. Ci sono luoghi in cui ancora oggi i cristiani sono perseguitati e oppressi a causa della loro fede. Dista solo 60 chilometri da Seoul il confine con la Corea del Nord. E un po’ più in là incombe il mistero della grande Cina. Per questi popoli il Papa ha teso una mano a quei Paesi con i quali la Santa Sede non ha relazioni diplomatiche piene sperando in un cammino di dialogo possibile e fraterno.

A questo immenso continente il Papa ha indicato come strada e vocazione la cultura del dialogo nello stile di chi si pone consapevole della propria identità m, nello stesso tempo, aperto all’altro. È la presenza di una Chiesa umile ma viva, l’unica possibile in una terra così meravigliosamente complessa. “Non devo portare l’altro a me stesso”, ha detto il Papa parlando ai vescovi asiatici. E “la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione”.

Il Papa in Corea ha conquistato i cuori del popolo coreano. Ha attraversato tutte le sue ferite e ha avuto una parola di consolazione e incoraggiamento per tutti. Per le vittime del traghetto Sewol, per le donne che hanno subito abusi sessuali durante la seconda guerra mondiale, per gli ospiti malati e disabili della Casa della speranza. I coreani lo hanno apprezzato moltissimo. Il Papa è arrivato in un momento critico per la vita di questo Paese. Alle prese con una crescita economica frizzante ma anche con un clima sociale messo a dura prova da tensioni di tipo politico e sociale. “Corea, esci dalla tristezza”, ha titolato il quotidiano economico più importante della Corea del Sud e la televisione nazionale “Kbs” ha dedicato ore di dirette alla visita del Papa. La Corea in questi giorni si è dimostrata all’altezza delle sue sfide. La sua gente, la sua generosità, la sua antica storia hanno aperto al Papa una porta del continente asiatico. Qui vive il 60% della popolazione mondiale. Bergoglio ci ritornerà presto, a gennaio, con i viaggi in Sri Lanka e Filippine. Segno che il Papa venuto dall’Argentina sta via via spostando l’asse della Chiesa da Roma verso il mondo intero.

Dall’inviata Sir a Seoul, Maria Chiara Biagioni

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