20 giugno 2015

Oggi l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, presso il Seminario Metropolitano di Torino, in conferenza stampa, ha presentato e commentato in modo dettagliato il programma della visita del Papa a Torino.

Benvenuto-a-Torino-Papa-Francesco

Una grande basilica all’aperto

«La visita di Papa Francesco segna il momento culmine dei due mesi di ostensione della Sindone,  che terminerà il 24 giugno e delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco (anche se per questa ricorrenza sono previsti ancora momenti forti, soprattutto con i giovani, il 15-16 agosto)». Così ha esordito l’arcivescovo davanti alla stampa.  «Desidero anzitutto sottolineare una scelta che forse conviene che facciate emergere dalla cronaca di questi giorni. Il centro storico di Torino sarà – in particolare durante la Messa del mattino del 21 – una grande “Basilica all’aperto”. Da piazza San Giovanni a Piazza Castello, via Roma, Piazza San Carlo, via Po e Piazza Vittorio – tutti luoghi in cui il Papa passerà e in alcuni dei quali anche più volte – i maxischermi renderanno visibili le immagini dei vari momenti della visita del Papa alle persone che la potranno così seguire. Altrettanto, si potrà partecipare passo passo alla celebrazione della Santa Messa, durante la quale ci sarà anche la possibilità di ricevere la Comunione, grazie alla presenza delle molte chiese lungo il percorso, da cui partiranno i diaconi per la distribuzione del Santissimo Sacramento. L’immagine di questa “chiesa senza mura” nel cuore della città rappresenta a mio avviso un segnale forte di una Chiesa in uscita, così cara a papa Francesco. Papa Francesco viene per incontrare tutti i “cuori” di Torino».

La dimensione ecumenica

Nosiglia ha messo quasi al primo posto la portata ecumenica della visita di Francesco: «Questa nostra città coltiva un’anima religiosa profonda, che negli ultimi due secoli, dalla nascita di Don Bosco in poi, ha saputo e voluto conciliare la propria presenza con le altre culture  presenti nel nostro territorio. Quella stessa anima religiosa oggi ci consente di guardare con serenità, con impegno, con rispetto anche all’arrivo di nuovi “cittadini” provenienti dall’Est europeo o dai Paesi a maggioranza islamica. È in questa prospettiva, mi pare, che va inquadrato l’altro grande evento che Francesco ha voluto inserire nella sua visita torinese, l’incontro – l’abbraccio, anzi – con la Chiesa evangelica valdese. Il Papa, pellegrino alla Sindone  e alla tomba di Don Bosco, si fa anche pellegrino per incontrare i fratelli di una confessione cristiana che a Torino e nelle valli alpine ha mantenuto una presenza secolare. La dimensione ecumenica è fortemente sentita e coltivata nella Chiesa torinese: dai primi anni del dopo Concilio l’Ottavario di  preghiera in gennaio si è affermato come un momento forte e non solo formale di incontro fraterno nell’unica preghiera. E la collaborazione nelle emergenze e sui temi della carità è una costante, pur nelle diversità di approccio e di identità».

Giovani e persone in difficoltà gli incontri più desiderati

«C’è poi a Torino un “primato della carità ” che non è una moda, ma che io ho chiamato “perla preziosa”, anche se a volte è nascosta, ma brillante e ricca di calore. Per questo la visita di Francesco privilegia gli incontri con le persone in difficoltà, in condizione di sofferenza e di malattia fisica», ha continuato l’Arcivescovo, sottolineando che nei confronti dei giovani il Papa  vuole dedicare un’attenzione tutta particolare, «perché sono il nostro futuro e la nostra speranza; e anche perché oggi sono i più esposti alle tentazioni di una cultura che si ferma alla tecnologia, all’individualismo e al divertimento fine a se stesso. Sappiamo bene, invece, che le vere domande dei giovani sono altre, e che abbisognano di risposte autentiche, profonde, che vadano a toccare il cuore della loro vita».  Ha poi dettagliato il programma specifico delle iniziative della pastorale giovanile. Da stasera [venerdì] saranno decine di migliaia i giovani ospiti di Torino: parteciperanno alla PROCESSIONE DELLA CONSOLATA, patrona della diocesi; domani [sabato] andranno a  venerare la Sindone e a Valdocco. Ci saranno, con loro e per loro, momenti di festa e di preghiera, di catechesi, di musica e fraternità, che avranno il loro culmine la sera di sabato con la Veglia nel Parco del Santo Volto, lungo la Dora.  Poi, domenica saranno col Papa in piazza Vittorio a Messa e, nel pomeriggio, a Valdocco, il primo oratorio di Don Bosco, e infine ancora in  Piazza Vittorio, per un grande incontro speciale a loro dedicato. Altri giovani incontreranno il Papa, domenica a pranzo: alcuni detenuti del “Ferrante Aporti”, il carcere minorile di Torino. È un collegamento forte con Don Bosco, che da quella prigione iniziò il suo lavoro educativo. Con i ragazzi, al tavolo del Papa, ci saranno una famiglia nomade, alcuni senza fissa dimora  e immigrati. Francesco incontrerà anche un gruppo di rifugiati». Nosiglia ha tenuto a sottolineare che questi «Non sono passaggi di routine, ma rispondono alla necessità di non emarginare nessuno. Il Papa vedrà il popolo delle  parrocchie, diaconi, preti, vescovi e cardinali, religiose e religiosi e persone consacrate, famiglie e associazioni, le autorità, il mondo del lavoro e i suoi rappresentanti, i membri autorevoli di altre confessioni cristiane e delle diverse religioni presenti nella città; saluterà uno ad uno i tanti malati del Cottolengo  ed è suo desiderio poter ascoltare i più poveri, quelli senza lavoro o in difficoltà per la casa o la disabilità, i più indifesi».

Il congedo con i parenti e con i ragazzi delle scuole

Nel commentare l’ultimo giorno Nosiglia ricorda: «Ci sarà tempo, lunedì, anche per l’incontro familiare di Francesco con i parenti Bergoglio , ancora ben presenti a Torino e nei paesi dell’Astigiano da cui la famiglia del Papa proviene. Infine, l’ultimo saluto prima di partire il Papa lo rivolgerà ai ragazzi delle parrocchie e delle scuole  che lo accompagneranno sulla strada verso l’aeroporto».  Tutto questo grazie alla Sindone conclude il Vescovo: «C’è un segno straordinario, in questa visita, ed è la Sindone. In queste settimane abbiamo accompagnato in Duomo centinaia di migliaia di persone. E da loro abbiamo imparato moltissimo in termini di ascolto, di silenzio, di preghiera, di gioia. Il pellegrinaggio alla Sindone, che il Papa viene a concludere, è davvero un momento di grazia e di speranza per la Chiesa come per la città. Quell’Amore più grande scelto come motto per l’ostensione è anche la benedizione che invochiamo per la nostra vita e sulla nostra città. La visita di Papa Francesco andrà dunque ben al di là di un evento confessionale, perché stimolerà e si rivolgerà a tutte le componenti, anche laiche e istituzionali, e al mondo del volontariato e soprattutto all’intera popolazione».

Tanti regali per Papa Francesco

«In Arcivescovado è stata allestita una intera stanza piena di regali  per Francesco, ha proseguito Nosiglia: oggetti confezionati apposta per lui, omaggi di singoli, associazioni, famiglie. Tutti vorrebbero incontrarlo, perché la carica umana del Papa è qualcosa che tutti percepiscono, e tutti vorrebbero farsi coinvolgere. È stata Raccolta poi una cifra molto importante , che avrò l’onore di consegnare al Papa al termine della Messa. È il frutto delle elemosine dei pellegrini alla Sindone e delle collette di domenica 7 giugno nelle chiese di Torino. Credo che abbia un duplice significato: esprime l’attenzione, la simpatia per Francesco, il ringraziamento per aver promosso l’ostensione; ma dice anche la generosità della gente, la capacità di mobilitarsi e di essere solidale. Lo vediamo ora per il dono al Papa: ma nel passato la stessa gente torinese  si è mossa per contribuire a favore di popolazioni sottoposte a calamità ed emergenze sia locali, sia nazionali come i terremoti dell’Aquila e dell’Emilia, delle alluvioni a Genova e delle tragedie internazionali come di recente quella nel Nepal. Per non parlare anche oggi dei tanti impegni concreti per i senza dimora, i carcerati, le famiglie in difficoltà per il lavoro o la casa, le disabilità gravi, l’accoglienza degli immigrati e dei rifugiati: una serie innumerevole di ruscelli che diventano, messi insieme, un grande fiume e un mare sempre più esteso di solidarietà concreta».

Gli interventi durante la visita di Papa Francesco

Cesare Nosiglia ha voluto sottolineare chi sono le persone che interverranno in dialogo con il pontefice durante la sua visita:

Tre persone del mondo del lavoro in piazzetta Reale:

–        un’operaia che ha passato diverso tempo in cassa integrazione e ora lavora (ma il marito è disoccupato);
–        un imprenditore che ha attraversato la crisi promuovendo con i suoi dipendenti un cammino condiviso di solidarietà reciproca, ha rifiutato proposte allettanti da parte di Stati Esteri per portare le sue fabbriche al di fuori dell’Italia e non le ha accolte per non «buttare sul lastrico tante famiglie dei lavoratori» (sono sue parole);
–        un giovane agricoltore che ha fatto la scelta di mantenere viva l’azienda di famiglia, malgrado tante difficoltà e possibilità di andare a lavorare in fabbrica (questo intervento risulta oggi
importante alla luce della recente Enciclica di papa Francesco Laudato si’ mio Signore).

In Piazza Vittorio Durante la Messa: 

–        Preghiera dei fedeli: un pensionato; una giovane che  partecipa all’Happening dei giovani con il Papa; un rifugiato (proveniente dalla Liberia); una donna in difficoltà di salute; una
suora salesiana; un volontario della Sindone;
–        porteranno all’altare il pane e il vino: una famiglia italiana (papà, mamma e tre figli); una famiglia proveniente dal Congo (papà, mamma e tre figli).

A Valdocco , nel saluto agli animatori degli Oratori d’Italia, parlerà solo il Papa (è la prima volta che un pontefice affronterà il tema degli Oratori). Al Cottolengo ci saranno 12 malati di Sla, essendo il 21 giugno tra l’altro la Giornata mondiale dei malati di Sla.

Alla sera alle 18 in Piazza Vittorio:

–        il saluto di un animatore responsabile di un oratorio di una parrocchia diocesana;
–        una ragazza di Azione Cattolica;
–        le tre domande che tre giovani rivolgono al Papa: una studentessa impegnata nell’esame di maturità affetta da disabilità; una giovane disoccupata; un giovane universitario al Politecnico.

Il mio ringraziamento al Papa al termine dell’Angelus.

L’Arcivescovo ha poi  concluso annunciando  che la Visita susciterà una Lettera Pastorale che vuole diventare un Vademecum Operativo per la diocesi di Torino per dare una scossa alle realtà diocesane e non solo.  Infine ha sottolineato  sottolineando come sia importante «che possiate avere a disposizione le informazioni più significative da trasmettere alla gente, lasciando da parte quello che spesso viene privilegiato anche dalla stampa e cioè i pettegolezzi e le ipotesi un po’ stravaganti o secondarie sui fatti. Mi riferisco in particolare ai percorsi che farà il Papa – in modo che le persone, se lo vorranno, possano vederlo da vicino e salutarlo».

 

Sacrasindone