La Città metropolitana di Torino non ha una maggioranza. Le elezioni di domenica scorsa (di secondo livello e con voto ponderato) per il Consiglio metropolitano consegnano una situazione di sostanziale ingovernabilità. Il Movimento 5 Stelle, che esprime il sindaco metropolitano, in quanto è di diritto il primo cittadino del capoluogo, non è riuscito a imporsi. Con una partecipazione al voto relativamente bassa (meno del 65% dei sindaci e dei consiglieri dei 316 Comuni che la compongono si sono recati alla urne) è il centrosinistra a conquistare la maggioranza relativa (8 seggi). I grillini debbono accontentarsi di 7 eletti (che sono comunque un bel balzo avanti rispetto ai due della precedente consiliatura). Al centrodestra, in formazione larga ed unitaria, dopo che alle precedenti consultazioni si era spaccato tra i sostenitori della situazione istituzionale di larga coalizione e gli identitari, vanno tre preziosi seggi.

Non basta ai pentastellati il controllo della maggioranza in Sala Rossa a Torino e l’amministrare importanti centri come Pinerolo, Venaria e San Mauro. Non si sono evidentemente registrate convergenze con esperienze civiche (al di sotto delle aspettative anche nella Val di Susa No Tav) sufficienti a confermare le previsioni di chi li dava sicuri vincitori. In realtà, proprio sulle colonne di Vita, sin all’indomani della vittoria di Appendino al ballottaggio contro Fassino, avevamo scritto del rischio di una situazione da “anatra zoppa”.

Per quanto riguarda il nostro territorio, da sottolineare che nessun pinerolese siederà nel nuovo Consiglio. Se il Movimento 5 Stelle avesse puntato i “voto pensanti” dei consiglieri torinesi per sostenere gli esponenti delle amministrazioni delle Città più piccole, probabilmente un eletto si sarebbe almeno potuto registrare.

Proclamati – ieri a Palazzo Cisterna – gli eletti, iniziano le non facili trattative. Con sullo sfondo l’idea di un commissariamento che forse ad Appendino, decisamente mai entusiasta del doppio ruolo e della situazione di cassa dell’Ente, forse non spiace nemmeno troppo. Chissà se le consultazioni  per un livello istituzionale che ha molte competenze importanti per la vita quotidiana dei cittadini vedranno un ritorno in auge dello streaming?

 

Marco Margrita

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