23 settembre 2015

Il titolo originale è “La tierra y la sombra” (La terra e l’ombra). Due elementi che l’opera prima del giovane colombiano César Acevedo cuce insieme con insospettata delicatezza e poesia. Per il pubblico italiano il distributore Satine Film ha scelto un titolo altrettanto efficace, mutuato dall’ultima enciclica di Papa Francesco, “Un mondo fragile” . È il mondo dei “corteros”, i tagliatori delle canne da zucchero della Colombia. Un mondo di sfruttamento (della terra e degli uomini) letteralmente ridotto in cenere.

La fotografia essenziale e quasi scolpita, i movimenti lenti della camera e i corpi degli attori – più ancora delle parole – raccontano una storia contestualizzata eppure fuori dal tempo. Un realismo senza compromessi che si scioglie, in modo efficace e mai forzato, in immagini oniriche e simboliche. Acevedo, impegnato per quasi 8 anni nella realizzazione di questo film, ha voluto rendere omaggio a sua madre e alla sua terra. Nell’anziana “abuela” Alicia – i protagonisti non hanno nemmeno un cognome perché sono l’icona di migliaia di anonimi braccianti – l’immagine della madre e della terra si fondono in un tutt’uno. Nella giovane “Esperanza” la rassegnazione – retaggio di secoli di soprusi – diventa partenza e trasloco verso un altrove che non si vede mai. Mentre il padre Gerardo, giorno dopo giorno, vede andare in polvere le proprie forze e la propria vita, “abuelo” Alfonso e il nipotino Manuel si aggrappano al filo di un aquilone che riesce a colorare, anche solo per un breve istante, un cielo  finalmente sgombro dal fumo e dalle nuvole. Perfino gli animali fuggono da una casa non più luogo di affetti famigliari ma ultimo baluardo di una battaglia ormai perduta.

tierra y la sombra

Un fotogramma del film “La tierra y la sombra”

“La tierra y la sombra”, vincitore del prestigioso premio “Camera d’or” al Festival di Cannes, è stato proiettato in anteprima nazionale ieri sera a Bra, alla presenza del regista e di Carlin Petrini, presidente di Slow Food che ha patrocinato la distribuzione della pellicola.  Alla proiezione è seguito l’incontro con il regista – 28 anni appena – che ha spiegato alcune scelte tecniche e artistiche del suo lavoro.

Solo l’attrice che interpreta Esperanza – la colombiana Marleyda Soto – è una professionista. «Mi serviva gente che avesse nelle mani e sul corpo – ha spiegato Acevedo – i segni della canna da zucchero e della terra. Gli attori professionisti non avevano queste caratteristiche, senza contare che qualcuno, a causa della mia età, non mi ha preso sul serio e ha detto: che cosa vuole questo niño?»

Il numeroso pubblico in sala ha mostrato, invece, con un lungo applauso e con alcune domande mirate, di aver capito e molto apprezzato questo niño e il suo film che da oggi sarà nelle sale italiane.

Patrizio Righero

Carlin Petrini con il regista colombiano  César Acevedo

Carlin Petrini con il regista colombiano César Acevedo