Alberto racconta la sua storia fin da quando è nella pancia della sua mamma. È consapevole di avere “un cromosoma in più” e già nell’oscurità del grembo materno percepisce che sarebbe stato un problema. Non per lui, ma per i suoi genitori e tutti gli altri. Con la semplicità di un’eterna fanciullezza che lo caratterizza, Alberto racconta l’imbarazzo e la freddezza dei medici subito dopo la sua nascita. Il disagio del papà nell’abbracciarlo i primi giorni, ma anche la dolcezza della mamma che subito, con la preghiera, ha accettato il “suo cromosoma in più”. La voglia di vivere di Alberto lo aiutata a superare tutte le difficoltà che la Sindrome di Down comporta e come tutti i bambini conquisterà l’intero parentado. Con i suoi tempi e l’aiuto di mamma e papà riuscirà nei suoi piccoli grandi progressi, anche se descrive un po’ stupito e deluso, l’impazienza del padre nel volere rincorrere i tempi degli altri bambini. Alberto non omette neanche di raccontare i capricci che spesso fa. A volte le nuove sfide lo terrorizzano, ma l’emozione di nuove esperienze non lo ferma. Alle scuole medie racconta di aver preso la prima nota: un dispiacere per mamma e papà? No! La sensazione di essere trattato come gli altri. Il cromosoma in più pesa nel periodo delle superiori che Alberto ha scelto con fermezza per realizzare il suo sogno e che gli aprirà la via per il suo futuro. Originale l’impostazione scelta da Alberto per l’ultimo capitolo.
La lettura del libro è piacevole e scorrevole, insegna a guardare il mondo con gli “occhi a mandorla” in modo sereno. E si conclude con una certezza: la vita è bella e vale la pena di viverla anche se con un cromosoma in più.

CM