In occasione della sua visita a Pinerolo, lo scorso 16 marzo, il cardinal Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ci ha rilasciato un’intervista sul cammino ecumenico e sul dialogo interreligioso.

Eminenza, quale è stato l’impulso dato dagli ultimi tre papi al cammino ecumenico?

Essi hanno fatto la recezione del Concilio Vaticano II e con loro abbiamo fatto passi molto importanti. La situazione non è più quella che c’era nel passato, una situazione di lotta tra le confessioni. Siamo diventati amici e compagni sulla stessa strada verso l’unità ma finora abbiamo solo fatto metà della strada. Tuttavia cooperiamo, viviamo insieme e preghiamo insieme. Questo è già molto e speriamo di poter avanzare. I papi ci hanno incoraggiato a fare questo, soprattutto papa Francesco che è molto aperto e dice: ecumenismo vuol dire camminare insieme.
Il cammino della Chiesa cattolica con i cristiani riformati e con gli ortodossi viaggia su binari separati?
Sì. Con gli ortodossi abbiamo in comune tutti i sacramenti, i dogmi della chiesa antica, il ministero sacerdotale e i vescovi. Siamo molto vicini teologicamente ma gli ortodossi hanno una cultura diversa. Con i protestanti abbiamo adesso l’accordo sulla giustificazione che è molto importante ma la concezione della Chiesa e dei sacramenti (dell’Eucaristia o Santa Cena) e soprattutto la questione del ministero sono ancora da risolvere. Stiamo cercando di farlo ma non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo. Ci sono più problemi con i protestanti però abbiamo la stessa a cultura occidentale e questo ci avvicina. Adesso ci sono anche qui in Piemonte molti matrimoni misti e questa è anche una sfida per noi perché non vogliamo separare le coppie la domenica. Dobbiamo fare qualcosa ma l’accoglienza eucaristica in generale non è ancora possibile perché non ci si comunica solo attraverso la bocca ma con il cuore. Ci deve essere la stessa fede, si deve fare un discernimento secondo le situazioni e prendere le decisioni caso per caso.
Cinquecento anni di riforma protestante: che cosa hanno dato al cristianesimo?
L’insistenza di Lutero sulla Bibbia ha dato un grande contributo. Noi questo l’abbiamo imparato. Il Concilio Vaticano II consiglia di leggere la Bibbia e i cattolici lo fanno. A volte lo fanno più i cattolici dei protestanti! Questo è un punto molto importante. L’altro contributo è il sacerdozio comune di tutti battezzati, la responsabilità attiva e la missione dei laici. C’era anche nel medioevo poi l’abbiamo un po’ dimenticato. Anche i protestanti hanno imparato qualcosa da noi, ad esempio sulla liturgia. Ora celebrano più spesso la Santa Cena rispetto al passato. Ci deve essere comunque un avvicinamento dalle due parti. Non solo noi cattolici dobbiamo muoverci, anche loro devono muoversi. Siamo in cammino. Ecumenismo significa condividere le ricchezze e i doni. Questa è una definizione di Giovanni Paolo II. Non soltanto una condivisione delle idee ma dei doni che le due Chiese hanno.
La comunità valdese può dare un contributo specifico al cammino delle Chiese?
I valdesi hanno recepito la teologia riformata. Il loro contributo specifico è l’esperienza di vivere come minoranza in una regione dove la maggioranza non è valdese. Anche noi cattolici diminuiamo e ci sarà forse una nuova diaspora. Dai valdesi possiamo imparare come una minoranza possa vivere trovandosi in una situazione maggioritaria diversa. Loro hanno anche sofferto molto a causa delle persecuzioni e ci ricordano che la chiesa è sempre perseguitata, è una chiesa dei martiri. Oggi abbiamo una situazione di nuovi martiri in Siria e in Medio Oriente. Qui viviamo in una situazione più o meno pacifica ma non è stato sempre così. Essere cristiano non è solo una passeggiata di domenica!
Le questioni etiche (eutanasia e aborto su tutte) oggi sono divisive. Le chiese protestanti su alcune questioni hanno manifestato un maggiore adeguamento a favore delle scelte individuali. La Chiesa cattolica, invece, ha sempre difeso e difende prima di tutto il valore della vita.
Questa è una situazione più o meno recente, perché nel XVI secolo con Lutero non era un problema. Avevamo la stessa etica. Negli ultimi anni le Chiese protestanti nella loro maggioranza, ma non tutte, si sono un po’ allontanate da noi e hanno aperto a queste nuove forme etiche che noi non condividiamo. Questo è divenuto un nuovo ostacolo perché noi non possiamo semplicemente adattarci alle mode. Ci sono problemi e dobbiamo discuterne con loro. Adesso in Germania hanno fatto un documento tra cattolici e luterani e hanno risolto alcuni problemi ma ci sono ancora questioni aperte perché la tutela della vita per noi è fondamentale e dobbiamo anche dire, in alcuni casi: questo non corrisponde alla Bibbia. È necessaria una discussione seria.
Dall’ecumenismo al dialogo interreligioso. Come è possibile oggi un dialogo con l’Islam?
L’Islam non esiste. Ci sono tanti Islam. Esiste anche un Islam moderato. Io sono stato diverse volte in Siria prima di questa terribile guerra e i cristiani mi hanno sempre detto: devi anche andare dai musulmani perché siamo fratelli. Era una coabitazione normale, prima di questa guerra. Ci sono islamici moderati che hanno punti in comune con noi: Abramo, un solo Dio, alcuni comandamenti. Ma ci sono altri che sono fanatici e con i fanatici il dialogo non è possibile, tanto più con i terroristi. Occorre quindi distinguere. Oggi i musulmani sono presenti tra noi e dobbiamo trovare vie di collaborazione insistendo su ciò che è comune. In questo modo un dialogo è possibile. Del resto già nel medioevo c’era un dialogo con alcuni loro teologi. Ad esempio Tommaso d’Aquino ha imparato da loro perché c’era una condivisione. Certo sarà un dialogo difficilissimo perché non soltanto la fede è diversa ma anche la cultura. Sarà una strada lunga ma la dobbiamo intraprendere.
I sacerdoti e i vescovi sono pronti a questo tipo di dialogo?
Occorre una formazione da parte nostra perché finora l’Islam non era presente nella nostra società e i sacerdoti non erano formati. Ora però è necessario. Personalmente ho avuto per due volte un confronto con un professore musulmano che insegna in un’Università in Germania. Anche loro dicono che Allah è un Dio misericordioso ma non hanno la stessa comprensione di Dio che abbiamo noi. Ci sono, però, anche avvicinamenti possibili con i musulmani, con la speranza che vivendo tra noi si adattino alla nostra cultura. Del resto non abbiamo alternativa. Una lotta non la vuole nessuno. Occorre accoglienza da parte nostra ma anche loro devono rispettare le nostre leggi. È necessario un mutuo rispetto.

P.R.

Chi desidera ricevere via e-mail il testo integrale dell’intervento tenuto da Kasper nel Tempio Valdese di Pinerolo può scrivere a vita@diocesipinerolo.it