ANDREA DE CARLO è nato a Milano, dove è cresciuto. Dopo essersi laureato in Storia Contemporanea ha viaggiato molto, vivendo per lunghi periodi negli Stati Uniti e in Australia. Il suo primo romanzo, “Treno di panna”, è stato pubblicato con un’introduzione di Italo Calvino. Ha lavorato con Federico Fellini e Michelangelo Antonioni. Ha registrato due cd di sue musiche: “Alcuni nomi” e “Giro di Vento”. I suoi romanzi (ad oggi diciannove) sono stati venduti in milioni di copie e tradotti in ventisei Paesi. L’ultima sua fatica letteraria si intitola “L’imperfetta meraviglia” (Giunti, settembre 2016).

Come nascono le storie che narra nei suoi romanzi?

Le storie dei miei romanzi nascono dalle mie esperienze di vita, dalle mie osservazioni, dalle mie curiosità, dalle mie domande. Non mi interessa raccontare di me, ma del mondo intorno a me.

Lei è sempre stato considerato uno scrittore “irregolare”capace di sparigliare i giochi rispetto al “politicamente corretto”. I suoi romanzi scandagliano in profondità l’animo umano e i costumi sociali. Come immagina il futuro della società umana del XXI secolo?

È probabile che il futuro sia uno sviluppo di quello che già vediamo oggi, in termini di onnipresenza delle reti sociali virtuali, dipendenza dalla tecnologia, globalizzazione dei mercati, standardizzazione delle esperienze. Ma potrebbero esserci inversioni di tendenza, naturalmente.

Come si è formato il suo stile letterario? E come riesce a trasformare un’intuizione in un’opera letteraria compiuta?

Trovare il proprio stile per uno scrittore significa trovare la propria voce, il proprio modo di essere e di rapportarsi con il mondo. Ma non è mai un punto statico di arrivo, o almeno non dovrebbe esserlo. Io lo vedo come un processo in continua evoluzione.

Le è mai capitato rileggendo un suo libro di non ritrovarsi in ciò che ha narrato?

Non ho l’abitudine di rileggere i miei libri. Quanto capita, magari perché qualcuno me ne parla, o in occasione di una lettura pubblica, mi torna in mente il contesto di cui facevano parte, i tempi di cui sono figli.

Le è mai venuta la tentazione di smettere di scrivere romanzi? Magari per dedicare tempo ed energie alla musica, l’altra sua grande passione?

Ogni volta che finisco di scrivere un romanzo penso che potrebbe essere l’ultimo. Non do mia per scontato che me ne possa venire in mente un altro. Se succedesse non la vedrei come una tragedia, ma mi dedicherei ad altro, magari proprio alla musica.

Quando compone romanzi legge altri autori?

Quando scrivo non leggo altri romanzi, dunque leggo saggi, soprattutto storici. Quando non scrivo scopro che ci sono ancora tanti grandi romanzi del passato che non ho ancora letto, e tendo a scegliere quelli rispetto alla narrativa contemporanea.

La sua ultima fatica letteraria “L’Imperfetta Meraviglia” riesce a cogliere atmosfere capaci di immaginare un futuro migliore per l’umanità. L’amore che descrive in questo libro (e in molti altri scritti in passato) è sempre azione, movimento, anticonformismo. È questa la sua visione dell’amore?

Credo che l’amore per durare richieda un investimento di energia creativa, e la capacità di continuare a stupirsi delle cose belle.

Qual è il suo rapporto con la trascendenza? E come valuta il pontificato di papa Francesco?

La ricerca spirituale fa parte della mia vita, e in qualche forma si manifesta anche nel mio lavoro. Papa Francesco mi sembra una figura più calda rispetto al suo più recente predecessore e questo atteggiamento caratteriale si sta rilevando un bene.

Le sue opere sono in qualche misura “film messi su carta”. Immagina un futuro cinematografico per qualcuno dei suoi romanzi?

In passato mi è capitato spesso di rifiutare richieste di acquisto dei diritti cinematografici dei mie romanzi da parte di produttori e registi. Il fatto è che ogni lettore fa il suo film nella propria testa, e il rischio di un film vero è che i tanti film individuali vengano sopraffatti.

Enzo Cardone

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