«Il 6 agosto ricorre il decimo anniversario della morte del nostro vescovo monsignor Pietro Giachetti. Lo ricordiamo con filiale gratitudine. In particolare lo abbiamo ricordato lo scorso 4 agosto nel pellegrinaggio diocesano a Oropa durante la celebrazione eucaristica che ho presieduto in suo suffragio. Il passare degli anni ci fa toccare con mano quanto profonda e profetica sia stata la sua azione pastorale, soprattutto nell’ambito dell’ecumenismo e nel seguire con attenzione la pastorale del mondo del lavoro. Dobbiamo essere grati al Signore perché ci ha donato un pastore che ha camminato in mezzo al suo gregge con dedizione e passione. Anche per lui si sono realizzati le parola del Salmo: “Chi semina nella lacrime mieterà con giubilo…”». Così il vescovo di Pinerolo, Pier Giorgio Debernardi, ricorda monsignor Pietro Giachetti, deceduto a Pinerolo presso l’ospedale civile “Edoardo Agnelli” domenica 6 agosto. Esattamente dieci anni fa. Era stato ricoverato con urgenza nel corso della mattinata, in seguito ad una crisi cardiaca. Il cardinale Severino Poletto, allora arcivescovo metropolita di Torino, ha presieduto l’Eucaristia funebre, concelebrata dai vescovi del Piemonte e Valle d’Aosta e da oltre novanta presbiteri. La chiesa cattedrale di San Donato era gremita di fedeli, autorità civili e militari, rappresentanti della Chiesa Valdese, della Chiesa Ortodossa Romena ed esponenti del movimento ecumenico sia a livello regionale che nazionale. La salma è poi stata tumulata nella cripta della cattedrale.
Pietro Giachetti era a nato a Castelnuovo Nigra (Diocesi di Ivrea) l’8 settembre 1922. Ordinato presbitero il 29 giugno 1946, fu eletto alla sede vescovile di Pinerolo il 1 maggio 1976 e ordinato vescovo il 29 giugno dello stesso anno. Divenne vescovo emerito il 7 luglio 1998.
Con lui scomparve uno dei pionieri del dialogo ecumenico in Italia; la sua semplicità evangelica e la sua profonda spiritualità hanno contributo ad arricchire la riflessione ecumenica in Italia nella difficile stagione della recezione del Concilio Vaticano II. Come vescovo di Pinerolo, monsignor Giachetti fu chiamato a confrontarsi con un mondo, quello delle valli valdesi, per lui sconosciuto. Assunse le indicazioni del Concilio Vaticano II come la stella polare della sua missione. Infatti nei primi anni di sacerdozio i suoi interessi erano stati rivolti al processo di aggiornamento del laicato; dopo aver conseguito la laurea in Filosofia all’Università Cattolica di Milano, viene chiamato alla guida delle ACLI della Diocesi di Ivrea per un decennio (dal 1957 al 1968), prima di trasferirsi a Roma in qualità di vice-assistente nazionale delle ACLI. Negli anni romani si segnala per la sua attenzione alla pastorale del mondo del lavoro, in una stagione non facile sia per la contestazione culturale sia per le prime difficoltà nelle fabbriche. La nomina a vescovo lo riporta in Piemonte, a Pinerolo, dove monsignor Giachetti comprende che l’impegno ecumenico deve diventare uno degli assi portanti del suo magistero episcopale, perché la Diocesi che si accinge a guidare rappresenta un caso unico nel panorama italiano per la sua storia e per la sua composizione. Così, poche settimane dopo la sua elezione, chiede al vescovo di Livorno, Alberto Ablondi, di essere cooptato nella Commissione per l’Ecumenismo della Conferenza Episcopale Italiana e decide di prendere parte alle sessioni estive del Segretariato Attività Ecumeniche (SAE) per «andare a scuola di ecumenismo». Grazie al suo impegno, la Diocesi di Pinerolo diventa un punto di riferimento in alcuni passaggi fondamentali della vita della Chiesa in Italia, impegnata a esplorare la dimensione ecumenica della fede. A questa stagione, nella quale monsignor Giachetti si fa accompagnare dalla preziosa collaborazione di don Mario Polastro (già co-parroco del Cuore Immacolato di Maria in Pinerolo) si deve la riflessione sulla natura dei matrimoni interconfessionali, che porta alla redazione del “Testo comune per un indirizzo pastorale dei matrimoni tra cattolici e valdesi o metodisti” e del conseguente “Testo applicativo” ufficialmente accolti dalla CEI e dalla Chiesa valdo-metodista. Da vescovo emerito, ritiratosi a Torino nel Cottolengo per vivere tra gli ultimi sempre al servizio della Chiesa, si dedicò alla diffusione dell’ecumenismo nei monasteri di clausura del Piemonte, nella convinzione che accanto a un impegno pastorale e a una riflessione storico-teologica il dialogo ecumenico deve arricchirsi di una dimensione spirituale. Nelle sue visite alle comunità monastiche di clausura è spesso accompagnato da un pastore valdese, aprendo così orizzonti completamente nuovi per la vita monastica e per la spiritualità ecumenica.

Così lo ricorda Patrizio Righero, direttore di “Vita Diocesana Pinerolese”: «Caro monsignor Giachetti, sono passati già dieci anni dalla sua “nascita al cielo”. Eppure sembra ieri che, nel suo ufficio, mi chiese di occuparmi di quello che sarebbe diventato il “Centro Giovani diocesano”. Una realtà che facemmo nascere insieme, passo dopo passo. Ricordo con tenerezza gli incontri mensili in vescovado, a tu per tu, per «fare il punto della situazione». Le sue frasi brevi e dirette e poi il sorriso sornione con il quale mi congedava. Tutti la ricordano per il suo impegno ecumenico. Io la ricordo per la sua sensibilità verso i giovani (indimenticabili la “Festa giovani”, organizzata con don Bruno Marabotto, che si svolgeva a settembre alla Fenulli). Non si è mai tirato indietro di fronte a nessuna proposta. Ogni occasione era buona per annunciare il Vangelo alle nuove generazioni. E posso dire, oggi, che in tanti sono stati toccati e trasformati dalla sua testimonianza e dalla sua parola, semplice ed efficace. Mi rammarica che non abbia potuto vedere nascere anche “Vita Diocesana”. Sono certo che le sarebbe piaciuto. Ora, dal cielo, le notizie le ha in diretta e non le serve certo la carta stampata. Ma per noi, qui, è ancora un importante veicolo per raccontare il mondo alla luce del Vangelo. Caro monsignor Giachetti, per lei nutro sentimenti di autentica gratitudine. Mi ha dato tanto. E questo è un tesoro prezioso che non potrò mai dimenticare».

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Monsignor Pietro Giachetti e monsignor Pier Giorgio Debernardi nel giorno dell’ingresso in Diocesi di quest’ultimo (8 novembre 1998)