Intervista a Michele Colombino, presidente dell’Associazione Piemontesi nel mondo

Michele Colombino, classe 1926,è lo storico presidente dell’Associazione Piemontesi nel mondo e del Museo Regionale dell’emigrazione di Frossasco. Dal momento dell’annuncio del nome del nuovo pontefice è stato sommerso dalle telefonate. Per lo più provenienti dall’Argentina.

Michele Colombino, presidente dell’Associazione Piemontesi nel mondo

Michele Colombino, presidente dell’Associazione Piemontesi nel mondo

Francesco è un papa di origini piemontesi. Che cosa rappresenta questa scelta per l’Associazione Piemontesi nel mondo?
Ci fa immensamente piacere e ne siamo orgogliosi, perché con la nomina a pontefice del cardinal Bergoglio viene valorizzata anche la storia dell’emigrazione. I suoi avi che sono nati a Portacomaro in provincia di Asti e lui è riuscito, nascendo in una famiglia povera, a studiare, a qualificarsi, a diventare vescovo poi cardinale o ora pontefice. Quindi per noi dell’Associazione Piemontesi nel mondo è un momento di particolare soddisfazione perché ci accorgiamo sempre di più che le nostre umili famiglie di emigrati nell’America latina e in tutto in mondo, quelle famiglie che hanno conservato i grandi valori della fede e dell’onestà, hanno compiuto sacrifici enormi per far studiare i figli e donarli alla società. Io penso che tra tutti i personaggi piemontesi che si sono qualificati nella storia dei popoli, questo diventa certamente il personaggio più grande e più interessante per tutti noi. Nella semplicità del cardinal Bergoglio c’è l’animo del vecchio ceppo piemontese, gente abituata a fare poche parole ma a lavorare sodo.
Subito dopo la notizia dell’elezione del cardinal Bergoglio, lei ha ricevuto numerose telefonate dall’Argentina. Che cosa le hanno detto?
Quando ho sentito il nome “Bergoglio” ho avuto un sussulto, perché l’ho conosciuto personalmente. Pochi minuti dopo i telefoni hanno cominciato a squillare. Erano chiamate di amici argentini che mi dicevano: «abbiamo un papa argentino-piemontese. Per noi è il massimo!».
E non erano persone singole ma rappresentanti qualificati delle associazioni piemontesi che abbiamo in Argentina, che sono quasi cinquanta. Uno di loro mi ha detto: «Adesso siamo ancora più vicini!».
Lei ha incontrato e conosciuto il cardinal Bergoglio. In che occasione è avvenuto questo incontro?
Nel 2002 abbiamo saputo che il cardinale Poletto andava a fare una visita in Argentina e in Brasile. L’allora assessore regionale all’emigrazione, Mariangela Cotto di Asti, ha chiesto di potersi unire al viaggio. Così ci siamo ritrovati, il 2 marzo, a Buenos Aires. Il mattino dello stesso giorno, nella chiesa degli immigrati italiani, ho incontrato il cardinal Bergoglio che mi ha riconosciuto e abbracciato dicendo: «Anch’io ho sangue piemontese nelle vene!». Il tutto con una grande semplicità. Dopo la messa, Galetti Fernando, il presidente dell’associazione ossolana di Buenos Aires, ha offerto un concerto del coro degli alpini che lui stesso aveva organizzato. Quando il coro ha intonato “Quel mazzolin di fiori” il cardinal Bergoglio si è unito al canto, spiegando poi: i miei genitori cantavano e parlavano bene piemontese e… anche mi ‘n poc lo parlo ‘ncora!». Quindi è stata una sorpresa meravigliosa che ha coronato l’incontro con una persona stupendamente semplice, un uomo che ti invita al colloquio, capace di relazioni umane aperte in maniera straordinaria.
Quale contributo specifico potrà portare il nuovo Papa alla chiesa di oggi?
Questo papa è un dono di Dio alla chiesa ma anche all’intera società internazionale che più di prima ha bisogno di avere punti di riferimento precisi e indiscutibili. Certamente farà bene perché ha una fede solida e un carisma legato al vecchio ceppo piemontese. La sua novità sarà il colloquio e lo slancio missionario. E avrà anche la durezza di richiamare, quando occorre. Quest’uomo saprà fare delle scelte coraggiose anche e soprattutto nelle difficoltà. Come credenti sappiamo che la chiesa, in ogni momento della storia, ha saputo trovare le persone giuste
Questo papa rafforzerà il legame tra Piemonte e Argentina?
Certamente sì. Alcuni amici argentini mi dicevano: «va bene avere un papa argentino, ma dobbiamo meritarcelo, soprattutto con l’esempio, riattivando il senso dell’unità». Questa è la logica dell’associazionismo in questo momento.

Patrizio Righero

 

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