Pinerolo. Franco e Raju Mensa raccontano il loro incontro con la religiosa canonizzata da Papa Francesco lo scorso 4 settembre

 

Per loro è proprio così. Una santa di famiglia. Perché l’hanno conosciuta di persona e perché Madre Teresa ha cambiato la loro vita. Era il 1979. I coniugi pinerolesi Gemma Martina e Franco Mensa fanno domanda di adozione. E iniziano un lungo iter per ricevere l’approvazione del tribunale italiano ma anche quella di Madre Teresa che, a Roma, ha un suo fiduciario incaricato di incontrare e valutare le famiglie candidate. «Mia moglie – spiega Franco Mensa, apprezzato medico oggi in pensione – era nell’azione cattolica e aveva un contatto con l’istituto di Madre Teresa. È lei che ha avuto l’idea di percorrere quella via. E io l’ho seguita».

Entrambi i pareri risultano positivi e, dopo tre anni, nel luglio del 1981, i Mensa partono per Calcutta.

Ad aspettarli ci sono due fratellini: Raju e Sanjay. «Della mia vita prima di arrivare nell’Istituto di Madre Teresa a Calcutta – racconta Raju, avvocato e già consigliere comunale a Pinerolo – ho pochi ricordi: un piccolo villaggio, una casa semplice affacciata sui campi che i miei genitori coltivavano…» Poi la tragedia. I genitori vivono nell’Assam, una regione piuttosto turbolenta, nel Nord-Est dell’India. Durante uno scontro armato perdono la vita e le suore portano i due fratelli a Calcutta. «Avevo quattro anni quando ho conosciuto i miei genitori adottivi – prosegue -. Nell’istituto stavamo bene ma avevamo il sogno di uscire fuori. Oltre il muro vedevamo una “striscia” di mondo ed è lì che sognavamo di andare con una nuova famiglia». Madre Teresa? «Me la ricordo bene: era una suora come le altre. Faceva quello che facevano tutte le altre: lavorare, pulire, badare a noi. Ricordo che spesso diceva: vado a pregare. E qualche volta si portava via tutte le suore per far fronte a qualche emergenza lasciandoci con i volontari».

«Arrivammo a Calcutta per conoscere i bambini che ci sarebbero stati affidati – ricorda Franco -. Raju aveva paura che noi andassimo via e non tonassimo più a prenderlo. Lui aveva già quattro anni, Sanjay due. Quest’ultimo, quando giunse nell’istituto, molto traumatizzato per gli eventi che lo avevano strappato dalla sua famiglia naturale, non voleva mangiare se non quello che gli porgeva suo fratello». Sono bastati pochi giorni perché tra i genitori adottivi e i due fratellini scattasse la scintilla. E così è nata una nuova famiglia.

«I bambini – prosegue Franco – non erano stati battezzati, per volontà della stessa Teresa, perché molti venivano poi adottati da famiglie indù. Quindi lei lasciava alle famiglie la libertà. Noi li battezzammo insieme, in Italia, nella Basilica di San Maurizio. Ma nell’Istituto si pregava molto. Ricordo la cappella, semplicissima, con il pavimento in cemento. Le suore si inginocchiavano lì».

Nel 1984 un altro incontro speciale. In Vaticano. In occasione di una riunione delle famiglie che avevano adottato tramite Madre Teresa. E c’era anche Giovanni Paolo II. «Abbiamo incontrato due santi – quasi si commuove Franco -. Di quell’incontro con Madre Teresa ho un ricordo “fisico”. Quando le ho stretto la mano ho avuto l’impressione di stringere la mano di un bambino! Ma soprattutto ricordo il suo discordo di fronte al papa: insistette molto sulla difesa della vita e contro la pratica dell’aborto, ricordando che il bambino non ancora nato è il più povero tra i poveri».

«Per me è stata davvero una mamma – riprende Raju -. Mi piace dire che ho avuto tre mamme: quella naturale, quella adottiva e Madre Teresa!» Una madre che ora è santa. «Lo era già prima! La sua canonizzazione non cambia l’immagine che ho di lei. Magari, in più, offre l’occasione per raccontare il bene che ha fatto. Per me è una fatica raccontare il mio passato ma, d’altro canto, voglio trasmettere e restituire tutto il bene che ho ricevuto. Oggi ci si lamenta per tutto e si ringrazia poco. Io devo essere grato a Madre Teresa se oggi sono qui e posso fare le cose “normali” che fanno tutti. Non è scontato. In futuro mi piacerebbe trovare qualche modo per mettermi a servizio, magari come legale, di chi vuole adottare un bambino in India».

Franco ci tiene a sottolineare un aspetto particolare e forse troppo sottaciuto della nuova santa: «Madre Teresa, soprattutto nei tempi che stiamo attraversando, ci ricorda che non c’è misericordia senza verità. Non si può implorare misericordia se non si riconosce di essere peccatori. Tutti parlano delle sue opere sociali, ma pochi richiamano la sua determinazione nel difendere i valori umani e cristiani: la difesa vita, l’indissolubilità del matrimonio… ». E conclude: «Da oggi pregheremo più spesso Santa Teresa di Calcutta. Per noi, davvero, è stata ed è una “santa di famiglia!»

 

Patrizio Righero  

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La famiglia Mensa di Pinerolo con Madre Teresa (Roma 1984)