6 marzo 2014

Cento pagine. Tante sarebbero necessarie per un racconto dell’ultima missione in Madagascar, all’ospedale Vezo ove abbiamo trascorso un lungo periodo, dalla seconda metà di novembre 2013 al 10 febbraio scorso. È la nostra quarta missione, ma ogni volta tutto ci sembra straordinario, in questo edificio che ha del surreale se paragonato alle capanne col pavimento in sabbia, le instabili pareti in tronchetti di legno e il tetto in fibra vegetale, che compongono il villaggio di Andavadoaka. Quest’anno abbiamo trascorso gran parte del tempo insieme alle equipe chirurgiche specialistiche, che vi si recano mediamente 4-5 volte l’anno. Erano presenti nel primo periodo due chirurghi, uno esperto di chirurgia generale e un ginecologo; successivamente due chirurghi oculisti. Ci limiteremo quindi a tratteggiare alcuni avvenimenti relativi al funzionamento della sala operatoria, che ci hanno colpiti particolarmente, perché ci sono parsi quasi miracolosi.

Anche in sala operatoria l’attività inizia al mattino presto: tutto è programmato nei minimi dettagli per uno sfruttamento ottimale del tempo, dello spazio e delle risorse (generatore). Ovviamente è previsto un intervento alla volta. Ma improvvisamente, durante un’operazione all’addome di una giovane donna, arriva all’ospedale una partoriente: è in condizioni gravi, occorre salvare la sua vita e quella del nascituro con un taglio cesareo. Freneticamente viene fatta entrare in sala operatoria la seconda paziente: per fortuna ci sono due lampade scialitiche (sono quelle sospese sopra ai letti chirurgici) e avvengono contemporaneamente i due interventi, entrambi con ottimi risultati. Da una parte Adeline ha risolto i suoi problemi addominali, dall’altra è nata Chiara, una piccolina vispa tutta nera che porterà il nome dell’anestesista che le ha permesso di venire al mondo.

Durante la serata, Cesare, uno dei chirurghi, è particolarmente pensieroso: non partecipa alla conversazione con gli altri volontari e annuncia che andrà a letto subito: domattina ha un intervento difficilissimo su un giovane, cui deve asportare la milza. Ne abbiamo già sentito parlare diverse volte durante i briefing che Sandro, il fondatore dell’ospedale, tiene tutti i giorni e abbiamo appreso che si tratta di un caso critico, con altissimi rischi anche in un ospedale europeo. Il giorno successivo, dopo lunghe ore di lavoro, giunge dalla sala operatoria la notizia che l’intervento si è concluso in modo favorevole. Al termine di una breve convalescenza Abodo lascerà l’ospedale sorridente.

È l’ultimo giorno di permanenza all’ospedale dell’equipe chirurgica: sono stati effettuati 58 interventi e la soddisfazione è grande. Al pomeriggio, terminato l’ultimo briefing verso le 17, i due chirurghi, l’anestesista e le infermiere “ferriste” vanno al mare per un bagno e un ultimo raggio di sole tropicale. È previsto che tornino per le 20, ora in cui ci sarà la cena, ma alle 19 Sandro li chiama al telefono. È arrivata un’urgenza: una ragazza con peritonite. Tornano veloci e in breve sono in sala operatoria. Ceneremo tutti più tardi: il risotto speciale per la cena di saluto del gruppo in partenza domani, preparato con maestria da Rosanna, la moglie di Sandro, ha tenuto bene la cottura, è buonissimo e serve a festeggiare un’altra avventura difficile finita bene.

I chirurghi sono partiti da qualche giorno, c’è più calma, si rispettano di nuovo gli orari dei pasti. Ma quando arriva una giovane con una gravidanza extra-uterina, Sandro sa che senza un intervento chirurgico immediato non c’è speranza di salvarle la vita. Che fare? Rosanna telefona a Tulear: parla con l’ospedale cittadino, fa presente la gravità e l’urgenza della situazione, sa che domani è domenica, ma insiste, bisogna operare subito o la ragazza non si salverà. Parla di una cifra esorbitante per la famiglia che è povera e non può sostenere la spesa. Per inciso ricordiamo che la sanità malgascia è tutta a pagamento ed è molto costosa e Tulear dista da Andavadoaka 180 Km di pista, percorribili sul carretto trainato dagli zebù in tre giorni. Sandro e Rosanna non hanno esitazioni: sarà l’Associazione a pagare l’intervento chirurgico e il trasporto in fuori strada della giovane e dei familiari fino a Tulear. Eleonora e Michela, infermiere volontarie, accompagneranno la paziente, munite di medicamenti, flebo e tutto quanto necessario all’operazione. Partiranno domattina alle 4. Nel pomeriggio di domenica telefonano e informano che tutto si è risolto per il meglio. Rimarranno al capezzale della malata fino alla sera e il mattino dopo, sempre alle 4, ripercorreranno la pista per tornare ad Andavadoaka.

Siamo felici di far parte di un’Associazione che opera sempre nell’interesse di chi ha bisogno ed il nostro pensiero di gratitudine va a tutti i nostri amici che ci aiutano ad aiutare gli Amici di Ampasilava (www.amicidiampasilava.com).

Lucy e Francesco Pagani

sala operatoria madagascar