Padre Samir Khalil Samir una personalità di rilievo e uno dei più profondi conoscitori delle istituzioni islamiche. Tutt’oggi insegna continuando una “missione” che lo vede protagonista da oltre mezzo secolo. Ha scritto 60 libri e migliaia di articoli. Pubblicazioni dove ha potuto trasmettere i suoi pensieri e i risultati delle sue ricerche su argomenti politici ed accademici, religiosi e culturali.
Come si può definire, oggi, il profilo sociale, culturale e religioso dell’Islam?
Nella storia di tutte le religioni esiste un testo sacro, scritto in un determinato tempo e per una specifica categoria di persone. Il problema sorge quando voglio interpretare quel testo dopo 1400 anni. Il problema diventa enorme poi se affermo che il testo sacro, il corano, è disceso direttamente dal cielo, e che Dio, attraverso l’arcangelo Gabriele, ha aperto il petto del profeta ponendovi il testo. Facciamo però attenzione: questa “allucinazione sull’origine del Corano è iniziata a serpeggiare dal periodo medioevale! Secondo la storia invece il Corano al principio è stato trasmesso in forma orale.
Da tempo lei sostiene che l’Islam richiede una profonda riforma. È possibile centrare questo obiettivo?
Nell’Islam non c’è un’unica autorità perché in ogni singolo paese che si definisce ufficialmente islamico ci sono autorità che avrebbero il potere per promuovere una riforma. L’islam sta vivendo una fase di radicalismo, prendendo come modello di vita tutto ciò che si faceva alla Mecca e a Medina all’inizio del settimo secolo. In sintesi, è un Islam che prevede precetti molto forti rispetto ai non musulmani, alla condizione della donna, agli sciiti. Condizioni che, di norma, il musulmano normale non accetterebbe.
Come sarà l’Islam nel futuro in Oriente e soprattutto in Europa?
Io spero sempre che ci sia una vera svolta riformista, anche se non è facile e scontato prevedere che cosa accadrà realmente nel futuro. Ma per quanto riguarda l’Islam in Europa, molto, se non tutto, dipende da quello che gli europei riusciranno a capire e a decidere. Nell’Islam non c’è libertà di coscienza perché se un musulmano cerca, ad esempio, di cambiare religione viene punito dalla legge, e in alcuni paesi rischia la vita. La religione, cioè, non è una dimensione solo spirituale, ma è un tutt’uno con la politica e con il diritto. In sostanza, credo che i musulmani che vengono in Europa troverebbero del tutto naturale continuare a praticare l’Islam con questi concetti.
Sino a pochi anni fa, l’occidente era visto ed individuato come un modello per gli orientali. E quindi, diritti umani, democrazia, libertà politica e progresso tecnologico. Oggi, però, le condizioni politiche, culturali ed economiche sono cambiate profondamente. Quali possono essere le ricadute concrete di questo profondo cambiamento?
Sino a metà del 900 l’Europa era sostanzialmente vista come un modello da imitare nei gruppi dirigenti mediorientali. Ma oggi la propaganda islamista non vede più nell’occidente un punto di riferimento, perché si è troppo legati ad un eccessivo consumismo, ai soldi, alle armi ecc. Inoltre, l’Europa è vista come immorale, dal punto di vista sessuale, oltre ad essere considerata spesso come atea; tutte cose che hanno un certo fondamento! Purtroppo, a mio giudizio, l’occidente è sempre più dominato dall’imperialismo del denaro, che purtroppo condiziona tutto e tutti. E proprio questa situazione rischia di avere effetti devastanti su noi cristiani di oriente. Insomma, l’Islam sta vivendo un periodo di forte decadenza ma noi cristiani non abbiamo nulla di cui rallegrarci. Anzi, dovremmo aiutarli a vivere pacificamente. Soprattutto incoraggiarli e lavorare affinché si affermino sempre più i valori riformisti in quei paesi.
Il conflitto in Siria come finirà e soprattutto quali saranno gli equilibri politici e religiosi in questa regione?
Se dovessero avere la meglio i ribelli, si tratterebbe di una sconfitta secca per la difesa della laicità nello stesso mondo arabo. E forse si perderebbero il livello di educazione e l’uguaglianza dei diritti civili che c’erano in Siria prima della guerra. I paesi che sostengono i ribelli devono cambiare politica, altrimenti si va inesorabilmente verso il disastro politico e sociale. Oltre, purtroppo, alle distruzioni e alle perdite di vite umane. A mio parere, l’atteggiamento europeo verso il regime siriano, che (come la maggioranza dei regimi arabi) è dittatoriale, non giustifica il lasciar fare i terroristi. C’è una differenza abissale tra terrorismo e dittatura!

Stefania Parisi

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