Aprile 2015

AGD – Un desiderio infinito di vita. Un amore grande, immenso per la natura. Tanto entusiasmo, forza, ideali, bellezza,  salute. Questo era Chiara M. a vent’anni. Tra le sue montagne trentine sentiva di avere la vita davanti a se. Poi una reazione anomala ad un farmaco le provoca un sovvertimento del sistema immunitario. Anno dopo anno la sua vita è cambiata inesorabilmente, tra dolori atroci, visite mediche, accertamenti infiniti, terapie lungo una peregrinazione tra un ospedale e l’altro in Italia e all’estero. Lei  che aveva scelto di dedicare la  vita alla cura del suo prossimo diventando infermiera, ad un certo punto ha dovuto arrendersi e lasciare che altri, quando le forze l’abbandonano, l’accudiscano. Chiara M.   (il nome scelto dal suo editore per presentarsi in pubblico), è stata la protagonista, con il teologo torinese Giuseppe Zeppegno, dell’ultimo incontro della Cattedra del dialogo al Circolo dei Lettori di Torino su “Benessere o ben essere”. Lei costretta a vivere sulla sedia a rotelle, lei che non può più alimentarsi se non con molta fatica, lei che ha perso tutto salute, lavoro, progetti ha coinvolto, appassionato, emozionato il pubblico con la storia della sua vita. Ha trasmesso forza, energia testimoniando che cosa è per lei ben essere.

 

Come ha reagito quando ha sentito di aver perso tutto?

Nella vita normale, di solito, tutto sembra tremendamente indispensabile, anche noi stessi. Poi, per un qualsiasi motivo tutto ti può essere tolto, tutto può essere allontanato. Resti solo tu con i tuoi pensieri e allora di veramente indispensabile rimane veramente poco. Era come avere in partenza cento opportunità e perderle una dopo l’altra inesorabilmente. Avevo due possibilità: lasciarmi andare, mollare tutto oppure tirare su la testa e cominciare a puntare su quello che mi era rimasto piuttosto che su quello che avevo perso.

 

Una scelta difficile…

Vero, non era facile, non lo è stato e non lo è tuttora. Viviamo in una società, dove l’apparire, conta ancora molto rispetto all’essere. Attraverso i media ci vengono proposti modelli  fisici di uomini e donne che il più delle volte sono irraggiungibili, senza contare che sono ricchi, hanno successo, una bella casa. C’è solo l’imbarazzo della scelta.  Io non potevo più camminare, lavorare, non potevo prendere impegni perché era, è il mio corpo a decidere cosa posso e non posso fare.

 

Che cosa le ha permesso di continuare a guardare alla vita con gioia?

All’inizio non avevo proprio idea da dove cominciare se non cercare di stare a galla, supportata dalla fede che però nei momenti di grande e acutissimo dolore non è così scontata. Provengo da una famiglia cattolica, ma il mio rapporto con Dio, che io chiamo “socio” è cresciuto momento dopo momento, nelle lunghe notti insonni sopraffatta dal male, in solitudine. Ho scoperto che meno hai, più hai. E’ quella che io chiamo la forza del nulla. Sembra un paradosso eppure quando non hai più nulla, quando hai perso quello che pensavi fosse necessario, quando sei staccata da tutto, quando ti sembra di non avere radici, hai la libertà dentro di chiedere tutto, a Chi ti ha creato.

 

E’ un affidarsi completo….

Si, un rapporto intimo intenso, fortissimo con il divino che ho dentro e che mi permette di chiedere “qualunque cosa”, mi affido completamente, anche se con la ragione umana sembra una follia e mi arriva tutto. Magari non come lo pensavo io, magari non quello che pensavo fosse meglio per me, però, nel tempo guardandomi indietro capisco che tutto è collegato, tutto ha un senso, tutto ha una sua ragione d’essere per quanto dolorosa e terribile possa essere. Dentro di me ho un sete infinita di vita, anche nel mio essere così.

 

Ha deciso di raccontare la sua vita, diventando così una scrittrice.

E’ accaduto per una serie di circostanze apparentemente casuali, anche se ho imparato che di casuale in questa vita non c’è nulla,  mi è stata offerta la possibilità di scrivere la mia esperienza di vita. Da riservata trentina una proposta del genere era impensabile, ma tanti anni di malattia, di profonde e ripetute catarsi, di rinunce mi hanno spinto a dire di si. E’ uscito il mio primo libro “Crudele dolcissimo amore” e sono stata travolta da migliaia di e-mail, ho scoperto una variegata umanità, di tutte le età, estrazioni sociali. Da subito mi ha stupito con quanta facilità le persone mi aprissero la loro anima. Poi ho capito che il dolore rende veri, con il dolore non si può barare.

 

Poi di libri ne sono usciti altri due anche tradotti in varie lingue. Ora si sente una scrittrice?

Sono gli altri che mi descrivono così, nel mio cuore io mi sento ancora un’infermiera. Oggi posso fare un primo bilancio. Volevo girare il mondo, i miei libri sono stati letti in tanti posti diversi che io in una vita intera non avrei potuto visitare. Volevo incontrare persone, conoscere usi e costumi. E’ successo attraverso i racconti racchiusi nelle mail e durante gli incontri di presentazione dei miei libri. Ho scoperto la libertà di accettare la mia diversità non come una condanna piuttosto come una opportunità per creare rapporti autentici.

 Chiara Genisio

Chiara M.