Sono passati cinquanta anni dalla scomparsa di monsignor Giulio Bonatto, rettore del Seminario di Pinerolo dal 21 settembre 1935 al 28 novembre 1966. Già prima del 1935, e precisamente dal 1922, aveva iniziato il suo servizio come insegnante nel ginnasio, e successivamente in liceo e in teologia, diventando nel 1933 vicerettore di monsignor Cuatto. Era nato a San Secondo nel 1885; laureatosi in teologia a Torino nel luglio 1907, nel settembre dello stesso anno fu ordinato prete dal vescovo Rossi e destinato vicario a Villaretto. Passarono due anni e il vescovo lo volle al suo fianco come segretario; rimase accanto al presule sino alla sua morte (1922) esercitando nel frattempo gli incarichi di pro cancelliere, direttore dell’Oratorio festivo a San Domenico e di docente in Seminario. Nel 1915 diventò canonico della Cattedrale; nel Capitolo esercitò il mandato di arcidiacono (la prima dignità) dal 1957 alla morte. Si prestò con generosità al servizio delle Suore di San Giuseppe e fu incaricato, per vari anni, dell’insegnamento della religione presso l’istituto Magistrale e il Liceo Porporato. Di lui don Giovanni Barra, Servo di Dio, ha scritto: «Ciò che ha determinato la mia vocazione è stato l’incontro con preti che incarnavano l’ideale sacerdotale così bene da farmene innamorare. E tra questi preti vi è il Canonico Giulio Bonatto che è stato mio insegnante di latino, greco, religione e morale. Predicava ogni domenica. Ma più che la sua predica contava la sua vita … La predica più efficace del Canonico Bonatto era la sua vita. Lo guardavo e questo mi bastava. Non predicava bene. Balbettava. Spesso si inciampava. La sua vita era la sua eloquenza. Mons. Bonatto citava solo e sempre il Vangelo e spesso a scuola faceva riferimento alla sua esperienza: raccontava le sue avventure con i bimbi dell’oratorio, descriveva la bellezza della proposta religiosa alla gioventù … Nel suo sacerdozio tutto era pienezza, gioia, entusiasmo». L’insegnamento della morale, affidato al canonico Bonatto, seguiva la casistica, ma egli sapeva ravvivare l’aridità della materia con la vivezza delle sue esperienze di catechista, di direttore di oratorio, di guida spirituale. Di sacerdote, in una parola. Le sue lezioni erano un caleidoscopio in cui si specchiava la stupenda avventura di un sacerdozio vissuto colla passione di un innamorato, l’estrosità di un poeta e la semplicità di un bambino. Il rettore Bonatto lasciò in me l’amore per i poveri e l’amore per la preghiera. «Canonico, come si fa a pregare», gli domandai un giorno. «Va in Cappella e parlagli. Se non riesci a parlarGli, guardaLo. Pregare è guardare Dio con amore».
Monsignor Bonatto, nei lunghi anni di rettorato, ha accompagnato all’altare 103 presbiteri, ma si è distinto in un’attività che lo ha fatto conoscere in tutta Italia. È la sua attività letteraria di compilatore di catechismi, di scrittori di libri destinati all’insegnamento della Religione e di testi di predicazione. Il testo più diffuso fu probabilmente “Il Vangelo ai fanciulli” edito da Marietti. È stato per alcuni anni il mio rettore; penso di interpretare il pensiero di tanti preti e di tutti coloro che l’hanno incontrato, dicendo “grazie, mons. Bonatto”.

Don Giorgio Grietti

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