Il cardinale Jean Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, è nato a Bordeaux, in Francia, nell’aprile del ’43. Ordinato sacerdote nel ’69, nel ’73 è stato chiamato a Roma dove ha frequentato la Pontificia Accademia Ecclesiastica e la Pontificia Università Gregoriana ottenendo la laurea in Diritto Canonico. È entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel ’75. Nell’88 è stato nominato Sotto-Segretario del Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale nel gennaio del ’91 nella Basilica Vaticana da Giovanni Paolo II. Nel 2007 Benedetto XVI lo ha nominato Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Infine, nel giugno del 2013 Papa Francesco lo ha nominato Membro della Pontificia commissione referente sull’Istituto per le Opere di Religione.

Card. Tauran

Eminenza, il dialogo interreligioso resta al centro del dibattito politico, cultuale e teologico in molti stati. Non mancano gli sforzi da parte delle varie religioni di favorire un confronto civile e rispettoso e, soprattutto, scevro da derive fondamentaliste o integralistiche. Qual è il suo giudizio in merito?

Il dialogo interreligioso è diventato molto importante perché ci si è resi conto, soprattutto a causa della presenza islamica in Europa, dell’importanza della religione per capire la situazione che caratterizza il mondo di oggi. Non è in corso una guerra di religione, però la religione fa parte della soluzione perché non si può capire il mondo contemporaneo senza comprendere ciò che si muove in questo ambito. Infatti, il grande errore di molti governi e delle società occidentali è quello di pensare che la religione sia un affare privato. C’è invece sempre la dimensione comunitaria da tenere presente. Perché il dialogo interreligioso non è solo il dialogo tra le religioni ma è anche il dialogo tra i credenti. Io non dialogo con l’Islam, dialogo con i musulmani. Questo è un dato molto importante.

Da tempo si parla di “islam moderato” contrapposto ad un “islam radicale”. Si può realmente parlare dell’esistenza di un “islam moderato” disponibile al dialogo con altre religioni?
Certamente l’islam moderato non esiste. Esiste un Islam che è praticato secondo certi criteri da uomini e donne musulmani che possono essere fondamentalisti come no. In realtà esiste l’Islam che è vissuto in un modo diverso. Per esempio l’Islam dell’Indonesia non è lo stesso dell’Islam del Marocco, o quello della Siria. L’Islam è l’Islam.

Esiste una ricetta concreta e realmente percorribile capace di abbattere alla radice la deriva fondamentalista e anche violenta?
Sì, molti problemi sono creati dall’ignoranza. E quindi la cosa importante è che i credenti siano capaci di conoscere innanzitutto la propria religione con la curiosità di conoscere la religione degli altri. Ma sottolineo che è importante conoscere bene la propria. Perché il dialogo interreligioso comincia sempre con la professione della propria fede. Io sono cristiano: cosa vuole dire? Tu sei musulmano, allora vivi la tua religione? Non c’è il pericolo del relativismo, al contrario, perché la prima cosa che fai è professare la tua fede. E questo è molto importante perché ti permette di conoscere la voce di un credente e come vive la sua religione e non come noi vogliamo che sia. È lui che ci dice in che cosa crede. Il problema è proprio l’ignoranza. Molti non hanno mai incontrato un musulmano. Chi ha aperto un corano? E la stessa cosa per il musulmani verso di noi. Questo è il punto. Bisogna interessarsi e approfondire la propria religione.

Il magistero di Papa Francesco si sta dimostrando sempre più decisivo nel promuovere una vera cultura del dialogo e del rispetto reciproco tra le varie religioni. Un’azione, quella del Pontefice, in grado di spezzare muri secolari se non millenari. Qual è, a Suo parere la risposta delle altre fedi religiose all’invito, di Francesco al dialogo, alla tolleranza e alla comprensione reciproca?
Non tutti conoscono la credibilità morale di questo Papa. Su questo non c’è dubbio. Ma tutti riconoscono che è l’unico leader mondiale capace di parlare a tutti, e che ha coraggio. Lui, per esempio, anni fa, mi aveva contattato perché da Buenos Aires voleva mandare un suo sacerdote per studiare l’arabo, per essere in grado di dialogare bene con i musulmani. Cioè, era già suo interesse da allora coltivare il dialogo. Molto prima di diventare Papa. Io gli ho dato un indirizzo di un istituto al Cairo. Prima di essere Papa, quindi, era già interessato al dialogo con le varie fedi religiose.

Si è concluso da poco il Giubileo della misericordia voluto da Papa Francesco. Una pagina importante nel cammino della riconciliazione. Che giudizio si può dare di una iniziativa universale che ha coinvolto milioni di cattolici nel promuovere una cultura di pace e di accoglienza?
Innanzitutto per il dialogo interreligioso il Giubileo è stata l’occasione per dire che cos’è la fraternità. Infatti, contrariamente a quanto affermano i musulmani fondamentalisti dicendo che non è possibile convivere insieme, confortato dal numero e dalla diversità di persone arrivate a Roma, posso dire con decisione che vivere insieme si può. E come ha detto, Papa Francesco «nel Giubileo lasciamoci sorprendere da Dio. Lui non si stanca mai di spalancare la porta del suo cuore per ripetere che ci ama e vuole condividere con noi la sua vita».

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Stefania Parisi