Michele Buniva è un personaggio importante di Pinerolo, al punto che gli sono dedicati una scuola, una via e un busto. Sotto i portici, nella via che porta il suo nome, si trova la targa con la scritta “Sostenitore delle idee della rivoluzione francese, introdusse ed organizzò la vaccinazione antivaiolosa in Piemonte, si impegnò come medico del ghetto ebraico di Torino”. Il busto marmoreo è collocato, al centro di un arco, su una parete di fianco al Palazzo del Comune e vi è riportata la dedica “A Buniva Michele pinerolese, professore di medicina nel Regio Ateneo di Torino, introduttore del vaccino in Piemonte”.
Professore, ci vuol parlare del suo lavoro di docente all’Università di Torino?
In verità mi sono interessato di diversi ambiti che non sono riportati nelle targhe a me dedicate. Otre che alla medicina, i miei studi si sono rivolti alla veterinaria, alla meccanica, all’agronomia. Mi sono anche occupato di numerosi problemi cittadini, come le carceri, gli ospedali, gli edifici urbani e rurali. Ho favorito la diffusione dei bagni pubblici, il miglioramento delle condizioni igieniche e ambientali di lavoro nelle concerie, stabilito norme per prevenire le malattie tra gli stampatori, mi sono prodigato per la valorizzazione delle acque minerali di San Genesio. Pensa che ho perfino importato dall’Inghilterra una macchinetta per la filatura della seta.
La sua è davvero una cultura enciclopedica.
Adesso non esageriamo, ma riconosco che nella mia formazione sono stato influenzato dalle idee dell’Illuminismo. Dopo la laurea in medicina, che ho conseguito a Torino il 7 marzo 1781, ho iniziato la carriera universitaria sotto la guida di Inforni, Adami, Penchienati, Ranzone, professori emeriti che mi hanno introdotto allo studio dell’anatomia, della fisiologia e della patologia. La mia carriera di docente è cominciata grazie a una dissertazione di botanica su alcuni insetti nocivi, un lavoro che mi ha consentito, il 7 maggio 1788, l’aggregazione al collegio dell’università. L’anno seguente sono stato chiamato alla cattedra di medicina, poi a quella di chimica presso l’ospedale San Giovanni di Torino. Il 18 gennaio 1799 ho ricoperto la cattedra di patologia e, con l’incarico di igiene e medicina legale, sono stato nominato membro del consiglio dell’Accademia universitaria.
Quali le sue ricerche più importanti?
Un lavoro fondamentale è stato il “Nomenclator linneanus Florae Pedemontanae”, edito a Torino nel 1790 e realizzato grazie agli insegnamenti del mio illustre docente Allioni, fisico e naturalista. L’opera è un’utile chiave per concordare la nomenclatura e la posizione indicate da Linneo con quelle dell’Allioni, il quale aveva trovato nuove specie e utilizzato un sistema di catalogazione più semplice rispetto a quello linneano.
Come ha scoperto la vaccinazione?
Nel 1796, a Londra ho avuto modo di assistere alle prime esperienze di inoculazione del vaccino secondo il metodo del medico inglese Edward Jenner. A quell’epoca il vaiolo era la malattia infetti-va più diffusa e più grave in Europa e il virus si trasmetteva per via aerea, mediante l’inalazione di goccioline prodotte dalla mucosa orale, nasale o faringea di un individuo infetto. Il passaggio da una persona all’altra avveniva soprattutto per contatto diretto, ma poteva avvenire anche tramite oggetti contaminati.
C’è qualche relazione tra scienza e politica?
Sono sempre stato simpatizzante delle idee liberali e progressiste ed ero favorevole all’annessione del Piemonte alla Francia ma, con la caduta di Napoleone, è iniziato anche il mio declino. Sono stato rimosso dagli incarichi pubblici, dall’insegnamento universitario, radiato dall’Accademia delle Scienze e privato di ogni emolumento al punto che, per sopravvivere, ho dovuto fare il medico nel ghetto ebraico. Ogni tentativo di rientro nel giro della cultura accademica è stato ostacolato dagli ambienti politici e dai miei colleghi, con censure esplicite o ipocritamente dissimulate. Fino all’ultimo ho sperato di riprendere il mio posto all’università ed essere riammesso all’Accademia delle Scienze, ma le mie suppliche sono rimaste senza risposta, sebbene siano intervenuti in mio favore anche esponenti delle gerarchie ecclesiastiche.
Quali le sue credenze in campo religioso?
Contrariamente a quello che crede la gente, la maggior parte degli illuministi non è atea ma deista. Noi non riteniamo che il re governi per volere di Dio e che i nobili abbiano il sangue blu, ma pen-siamo che siano esseri umani come tutti gli altri e che il loro potere debba essere meritato. La borghesia, con la sua attività e intraprendenza, è l’unica in grado di garantire il progresso, a differenza dei nobili che sono dei parassiti della società. Anche la Chiesa, con tutte le sue norme e i suoi principi, è solo di intralcio allo sviluppo scientifico e in qualche caso responsabile della diffusione delle malattie. Un esempio è l’impiego della forchetta a tavola, proibito per motivi religiosi e causa di contagio, considerando anche la scarsa igiene dei commensali.

Michele Buniva, nato a Pinerolo nel 1761, è morto a Piscina il 26 ottobre 1834. Con Sebastiano Giraud, altro esponente della loggia massonica cittadina, aveva incitato i pinerolesi a seguire l’e-sempio del popolo parigino, per rovesciare la monarchia sabauda e impadronirsi dei beni della no-biltà. Una considerazione non migliore toccò al clero, ritenuto nemico del popolo e obbligato a versare un tributo per mantenere l’esercito francese. In quegli anni le campane di San Donato furono inviate all’Arsenale di Torino per costruire cannoni e la chiesa di San Domenico, dopo essere stata chiusa al culto, fu trasformata in locale da divertimento per balli e banchetti. Non certo un bell’esempio di libertà, fraternità e uguaglianza.

 

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