Il 1 dicembre 1916 veniva ucciso in Algeria Charles de Foucauld. Dopo una giovinezza scapestrata il brillante ufficiale dell’esercito francese, il rampollo viziato di una nobile famiglia francese, si era ritirato nel silenzio e nella preghiera nel deserto africano col solo scopo di testimoniare ai musulmani l’amore di Cristo. Don Giovanni Barra, nella sua opera letteraria, ha dedicato tre opere al beato Charles de Foucauld. Ha tradotto dal francese una serie di testi pubblicati col titolo “Nuovi scritti spirituali” nel 1951; ha curato la raccolta di pensieri del De Foucauld col titolo “Gridare il Vangelo con la vita” nel 1970; ha curato un’antologia, nel 1973, dal titolo “I fioretti di Charles de Foucauld”. Don Barra ha anche pubblicato nel 1963 “Non amerò mai abbastanza”, una biografia del padre Huvelin, colui che accolse la conversione di Charles de Foucauld, ne fu direttore spirituale e rimase, sino alla sua morte, in corrispondenza con lui. Il Fondo Giovanni Barra costituito presso l’archivio diocesano, ospita, tra una serie di libri usati dal prete pinerolese, le opere di De Foucauld. Dallo stato dei volumi si comprende che non sono stati in bella mostra in una biblioteca, ma letti e riletti, studiati e approfonditi, ma si direbbe divorati. Ma forse, più di tutto questo, è importante domandarci come don Barra abbia incarnato il messaggio della preghiera nuda, dell’adorazione, dell’abbandono totale e fiducioso in Dio, della piccolezza evangelica che Charles de Foucauld ci ha lasciato. Don Gigi Rey, del clero di Ivrea (1926-1992), direttore spirituale del Seminario piemontese delle Vocazioni Adulte nel periodo del rettorato di don Barra, ma soprattutto «anima delle Fraternità Jesus Caritas, responsabile internazionale delle medesime, punto di riferimento per i sacerdoti che guardano a Gesù come al Modello Unico, secondo lo stile spirituale di fratel Carlo di Gesù: permanenti in preghiera, fratelli universali, felici dell’ultimo posto, laboriosi e sobri secondo il modo di vivere della santa famiglia di Nazareth» ha scritto: «Don Barra fu un uomo di fede. Lo diceva colle parole e lo diceva colla vita. Basterebbe per chi lo ha conosciuto l’esperienza di fede, di una sua continua, prolungata preghiera di adorazione. Padre de Foucauld era stato una delle figure più da ha amate e soprattutto in questo aspetto contemplativo lo aveva colto e seguito. È stata questa la più importante educazione data ai suoi chierici in questi anni, è stato quello che più ha comunicato negli incontri alle suore e ai preti, nelle lunghe veglie di preghiera notturna» Tre anni dopo la morte di don Barra, scriveva: «Non c’è soltanto il ricordo di qualcuno che abbiamo incontrato… l’incontro con lui non passò invano. Non credo che parlando così si esageri. Siamo infatti nella logica del Regno dello Spirito, un po’ come per Teresa di Lisieux o per Fr. Carlo de Foucauld una realtà di Dio vissuta da un uomo; dopo la sua morte sentiamo che qualche cosa di Dio è veramente passata a noi». A don Vittorio Morero, collaboratore di don Barra a Casa Alpina, don Rey ha dichiarato: «Tutto veniva a don Barra da molta preghiera, da notti insonni trascorse a contemplare, a cercare Dio. Era arrivato a mio parere, alla preghiera continua. Talvolta poteva apparire ingenuo e sempliciotto, e invece era una rara sensibilità che gli veniva dall’aver raggiunto la statura della piccolezza evangelica. Non per nulla amava Charles de Foucauld e santa Teresa di Lisieux, i santi che ha invocato prima di morire». E ancora: «Leggo dal mio diario. Alle 6.30 vado in clinica. Don Barra precipita. Muore mentre recitiamo le litanie dei santi alle 8,45. Alla fine recitavo i nomi degli uomini di Dio che lui ha amato. Padre de Foucauld, Teresa di Lisieux, don Mazzolari, don Milani, padre Huvelin. Si è spento a questo nome. E io ho aggiunto: lui è stato veramente come l’abbé Huvelin». Forse non avremmo mai conosciuto questo nome se la sera del 28 ottobre 1886 non si fosse accostato al suo confessionale, in Saint Augustin a Parigi, quel giovane e brillante ufficiale, nauseato dalla vita mondana, che rispondeva al nome di Charles de Foucauld. Don Barra, e lo attesta la sua opera libraria, ha amato soprattutto i convertiti e tra questi ha occupato un posto di rilievo appunto il de Foucauld la cui testimonianza ha fatto presa nel prete pinerolese che ha fatto della preghiera dell’abbandono la preghiera della sua vita e la cui vita ha manifestato il contenuto di quella preghiera che spesso aveva trasmesso, sotto forma di cartolina, a tanti amici: «Padre mio, mi abbandono a te; fa ‘ di me ciò che ti piace…»

don G. Grietti

 

 

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