Pinerolo. Lo scorso 10 novembre nella chiesa Madonna di Fatima è stato celebrato il funerale del canonico Giovo

Don Mario Giovo con i bimbi della prima comunione nella parrocchia di San LuigiAi confratelli presbiteri ha detto: «Vi aspetto tutti nella casa del Padre… ma senza fretta». Pinerolo sabato mattina. I campanili hanno appena battuto i rintocchi delle dieci quando, nella chiesa Madonna di Fatima, l’organo intona le prime intense note del Corale in fa minore di Bach “Ti invoco Signore”. Fuori una pioggia fitta e leggera lucida il selciato e bagna le foglie che già mostrano i colori dell’autunno. All’interno il feretro del canonico Mario Giovo fa il suo lento ingresso per le esequie presiedute dal vescovo Pier Giorgio Debernardi. Attorno la corona tinta di viola dei presbiteri con le vesti penitenziali e poi diaconi, religiosi, religiose, seminaristi e tanti fedeli che hanno conosciuto e amato don Mario. Solennità e sobrietà si fondono nella celebrazione. La prima lettura, scelta dal vescovo, parla della Sapienza, quella stessa Sapienza che riassume il percorso di don Giovo «cerca la Sapienza e le sue vie, quando la raggiungi non lasciarla, sarà il tuo conforto. Nella sapienza troverai riparo ed essa si cambierà in gioia».

Don Mario Giovo a Prà Catinat negli anni '60Quando giunge il momento dell’omelia bastano pochi tratti per delineare il ritratto di un prete che ha sempre saputo trasmettere l’interesse e il gusto per la Parola di Dio. Un fratello che sapeva trovare risposte di speranza per molti. Una figura simpatica e amica per i seminaristi del “Redemptoris Mater” di cui era la guida spirituale. Uomo riservato che apprezzava i piccoli gesti di amicizia e, soprattutto, brillante predicatore che teneva l’uditorio col fiato sospeso, iniziando col suo indimenticabile «Cari ascoltatori…». Monsignor Debernardi ricorda infine la sua ultima richiesta «pregate Maria perché rivolga a me i suoi occhi misericordiosi» ma, nello stesso tempo, non dimentica che questo sacerdote, uomo di fede e di scienza, possedeva anche la rara virtù dell’autoironia e il gusto di uno “humor” sottile, fino alla fine, quando, salutando gli amici presbiteri, dice loro «Vi aspetto tutti nella casa del Padre, ma… senza fretta, senza fretta». Arrivederci don Mario – conclude il vescovo – sei sempre lo stesso.

 

 

Massimo Damiano