In merito all’unione civile di due ex suore costituita ieri mattina nel municipio di Pinerolo, Vita diocesana ha scelto di non cavalcare l’onda mediatica. Si tratta di una scelta di due cittadine che non hanno particolari legami con la diocesi di Pinerolo. La loro (ex) congregazione, infatti, qui non è presente.

Per quanto riguarda le unioni civili la nostra posizione è chiara fin dai giorni del dibattito sulla legge Cirinnà. Anche il vescovo Pier Giorgio Debernardi aveva ricordato su Vita che «non tutto è famiglia».

Premesso questo, sia chiaro che non vogliamo rimuovere o censurare la notizia e tantomeno le eventuali lettere che ci giungeranno (purché rispettose). Con questo spirito pubblichiamo di seguito alcune riflessioni inviateci da un lettore.

 

P.R.

 

Caro direttore,

il ddl Cirinnà-bis è passato, lasciando come legge le unioni civili. E così Pinerolo ha visto ieri mattina le sue seconde “civilunioni”. Questa volta non ha riguardato semplici cittadini, bensì delle ex suore, che riceveranno pure la “benedizione” (la diciannovesima del 2016) di Franco Barbero, don sospeso a divinis e “ridotto allo stato laicale”.

Si parla di Isabel e Federica, sudamericana la prima, italiana la seconda, due suore francescane, che dopo aver passato molti anni in diverse missioni del mondo, hanno deciso di lasciare i voti e il convento. Come riporta La Stampa, «si sono conosciute durante un viaggio pastorale, essendo entrambe due suore francescane. Ma Isabel e Federica si uniranno in ‘matrimonio’ a Pinerolo. Perché hanno capito di amarsi. «Dio vuole le persone felici, che vivano l’amore alla luce del sole», dice Isabel. «Chiediamo alla nostra chiesa di accogliere tutte le persone che si amano», dice Federica. Sono molto timide, molto forti. E chiedono di non dire altro».

Dunque, il sindaco di Pinerolo ha unito civilmente e Franco Barbero le benedirà, perché «amo la mia chiesa – dice a chi lo intervista – faccio il prete tutto il giorno a tempo pieno. Scrivo dei libri, curo un blog, sono in contatto con tantissimi sacerdoti che la pensano come me. Ed è proprio attraverso la rete che ho conosciuto anche Isabel e Federica. Sono due persone belle, con due lauree importanti. Persone di fede intensissima. Si sono conosciute tre anni fa. La loro è stata una decisione pregata. Hanno riflettuto a lungo, è stato un cammino tormentato. Hanno preso la loro decisione con coraggio, sapendo che non sarebbe stata molto condivisa». Molto? «Posso assicurare che non tutti sono stati contrari. Sono state criticate, ma anche capite da alcune consorelle. Così come ci sono tantissimi preti buoni che non condannano questo genere di scelte. E devo aggiungere, per la cronaca, che non è neppure la prima volta che mi capita di sposare due suore».

 

Ora, credo possano essere espresse alcune considerazioni su tutto ciò. Dal sindaco pentastellato Salvai, mi sarei aspettato lo stesso atteggiamento dei sindaci Fabio Dalledonne (Borgo Valsugana, Trentino), Susanna Ceccardi (Cascina, Pisa) e Serafino Ferrino (Favria, Piemonte), che han fatto valere il giusto principio di obiezione di coscienza, per motivi etico-morali. Perché? C’è una questione che accomuna tutti, al di là della bandiera politica sotto la quale si milita: la realtà. Ogni volta che la si manipola, si commette sopruso. Che il matrimonio, la famiglia e di conseguenza i bimbi richiedano solo un uomo e una donna, è un dato di fatto, è realtà: con buona pace dei giornalisti de La Stampa e di Franco Barbero (ex don). Negarlo è sopruso; e l’attuale legge del PD sulle unioni civili lo fa compiere, attraverso l’equiparazione del matrimonio della famiglia con una unione che nulla ha a che vedere con esse, a chi l’applica.

L’affermare pubblicamente che l’unica unione da riconoscere e celebrare sia fondata dalla complementarietà fra uomo e donna, non è frutto di un’idea religiosa o dei cattolici bigotti, ma della ragione, comune a tutti, credenti e non. Lo sapevano sia Aristotele, che vede la famiglia quale “associazione istituita dalla natura”, sia Cicerone, che definì il matrimonio “la prima forma di società”. E in tempi più recenti, persino Karl Marx, il leader di tutti i comunismi, conferma – così sembra – quanto appena detto: «il rapporto immediato naturale […] è il rapporto dell’uomo con la donna» (Manoscritti economico-filosofici del 1884, pag. 109/110). Allo stesso tempo, far valere l’obiezione di coscienza con queste ragioni, contro una legge iniqua – aggettivo appropriato, dato che nega la libertà di coscienza, oltre ad aprire la strada all’utero in affitto -, è un atto (più che) buono e giusto. Però i leader pentastellati, anziché ricordarsene, preferiscono essere il secondo volto del “pensiero radicale di massa” (per ricordare Augusto Del Noce), dopo il PD.

A riguardo di Federica Isabel e Franco Barbero. Lungi dal volere giudicare le loro persone, forma mentis che ho acquisito grazie ai frutti della tradizione bimillenaria della Chiesa, dal Catechismo, dai Papi, tra cui Francesco (la propositio 64 della Evangelii Gaudium conferma), vorrei dire qualcosa sulle loro scelte. Da fratello a fratelli. Loro stessi hanno rilasciato a La Stampa di amare la Chiesa, di essere amati da Dio, di amarLo. Sicuramente Egli li ama, altrimenti non ci sarebbero. Però, Dio ha soprattutto rivelato l’unica Via Verità Vita, il Figlio Unigenito, Gesù Cristo, “Egli stesso”, da seguire per amarLo nel modo giusto e ricevere le Sue grazie.

Loro che son state suore francescane, lui che è stato ordinato sacerdote dovrebbero almeno percepire che le unioni tra persone dello stesso sesso e la benedizione da parte di un cattolico ad esse contraddicono proprio quanto Cristo ha insegnato anche se sono ammantati delle intenzioni più belle. Inoltre, si chiedano anche perché buona parte dei media, come La Stampa, sono in prima linea quando si tratta di attaccare quello che di buono e giusto esiste per ogni uomo (credente e non), quale l’irriducibile dignità della persona, il matrimonio, la famiglia etc. Lo sono perché ormai sono strumenti di circoli culturali radical-laicisti, che non hanno una grande stima per l’uomo: qui l’uomo è solo materia o tutt’al più uno strumento per fare profitto (Papa Francesco ha parlato diverse volte di imperi economici dal volto sconosciuto, non va dimenticato), la sua dignità non supera quella degli animali e dei vegetali; di fatti, l’aborto e l’eutanasia si generano lì.

Senza queste domande si rischia, di vivacchiare, vivere a metà. Il sentimento tra persone dello stesso sesso è amore dimezzato, per quanto bello possa essere – me lo ricorda spesso l’amico e celebre scrittore Philippe Arino – perché viene a mancare il dono della complementarietà fra uomo e donna, che dà pienezza e apre alla vita. Un progetto intelligente che genera, appunto, una felicità piena, non a metà, conseguenza dell’aver accettato il progetto di Dio per ciascuno di noi, più grande delle nostre pretese di felicità. San Francesco e Santa Chiara erano pienamente consapevoli di tale certezza. Non a caso questo testimoniano e trasmettono i frati del SOG di Assisi quando tengono il corso per fidanzati.

 

Lettera Firmata

lettera