Quello che è bruciato nel pomeriggio della scorsa domenica non è solo un vecchio edificio industriale degradato, ma un pezzo della storia della nostra città.

Il Rio Moirano, protagonista per secoli dell’economia pinerolese, aveva infatti visto sorgere fin dal 1200 lungo il suo corso i primi impianti per la lavorazione della carta, i mulini, i filatoi e poi a metà del 1400 un paratoio per la lavorazione della lana, poi denominato “follone”.

Tale impianto, sopravvissuto alle gravi crisi provocate dalle dominazioni straniere e dalla peste che nel 1600 si abbatté sulla città, fu ristrutturato e ampliato nel settecento e divenne sede della nuova fioritura industriale cittadina, fino a dar lavoro a parecchie centinaia di operai.

La struttura interna, anche dopo la cessazione dell’attività manifatturiera nel 1977 mostrava ancora il grandioso impianto pensato nel 1765 dall’ing. Gerolamo Buniva, offrendo un esempio significativo di architettura industriale.

Molti di noi hanno sperato per anni di vedere il “follone” sottratto al destino di abbandono e degrado in cui ormai versava con una intelligente ristrutturazione che, come accaduto per altri antichi siti industriali piemontesi, tornasse a dargli vita e funzione.

Ma così non è accaduto. Il feroce incendio di domenica ha distrutto quanto era sopravvissuto ad assedi, guerre, epidemie, rendendo più agevole la radicale soluzione di “demolire tutto”.

Così ancora una volta, Pinerolo perde un pezzo di se stessa, come fu negli anni ‘60 per la caserma del Vauban in Piazza Cavour o, sempre a metà del secolo scorso, per le case medievali all’inizio di Via Principi d’Acaia, sul lato sinistro. Tutti noi siamo dunque un po’ più poveri, anche se molti neppure conoscevano il valore di quanto è andato perduto.

Se abbiamo perso un pezzo del nostro passato, speriamo che almeno il futuro dell’area possa diventare un terreno di confronto e di scelta collettiva per la comunità pinerolese. Da tempo molti hanno avanzato progetti e proposte sull’ampia area che comprende l’ex merlettificio e che si trova in una posizione di grande interesse, al centro della città.

Vorremmo che su questi progetti si aprisse un dibattito con i cittadini, verificandone necessità ed eventuali proposte, anche nell’ottica di “restituire” almeno una parte dell’area all’uso pubblico con verde e servizi.

Potrebbe essere proprio questo un esempio di quel metodo di partecipazione alle scelte sul futuro assetto urbanistico di Pinerolo che da tempo richiediamo, anche in relazione alla progettata Variante al Piano regolatore e che a nostro avviso costituisce lo strumento essenziale per una gestione democratica della città.

Associazione ecologista per la sostenibilità – Gas Stramore – Italia Nostra Pinerolo – Legambiente Pinerolo – Libera Presidio “R Adria” Pinerolo – Osservatorio 0121 – Salviamo i tumpi – Salviamo il Paesaggio