20 maggio 2014

Egregio direttore,

ben più importante e radicale della crisi economica che la sta colpendo ultimamente, l’Europa, da decenni più rapidamente di prima, sta lasciando il cristianesimo. Tre sono i fattori che spingono in questa direzione. Il primo non riguarda solo il sentimento religioso, la partecipazione ai riti e alle messe, il crollo delle vocazioni, ma investe il senso di appartenenza alla civiltà cristiana e va dalla cultura al sentire popolare, dagli orientamenti di fondo alla vita quotidiana. Quel che appariva come naturale e civile, consolidato da millenni nei costumi e nei cuori, sta cadendo travolgendo la persona, la famiglia, la morale, i costumi ed i linguaggi: mutazioni antropologiche di portata radicale.

Il secondo fattore è quello istituzionale: la UE non esprime una comune visione storica e strategica, culturale e spirituale, ma è forte, evidente e prevalente la spinta ad emanciparsi da ogni legame con la civiltà cristiana rifiutando di riconoscere le radici cristiane dell’Europa insieme alla civiltà greco-romana nonostante le pressanti richieste dei papi Wojtyla e Ratzinger.

Il terzo fattore è la massiccia pressione degli immigrati, in prevalenza di religione islamica, che provoca e vieppiù provocherà traumi e disagi sociali e civili, in tema di accoglienza e ordine pubblico, con ulteriore alienazione della cristianità in Europa.

Per sopravvivere, i cattolici romani dovranno diventare una setta di ortodossi?

Speriamo nella Provvidenza.

Edoardo Simondi

Gent.mo Simondi,

le cause della scristianizzazione dell’Europa sono varie e complesse. Oltre alla spinta della secolarizzazione esistono certamente pressioni culturali e di interesse.

D’altro canto la cultura cristiana, interiorizzata dall’Europa in secoli di storia, si manifesta anche nel tentativo di una gestione umana dei flussi migratori provenienti dal Sud del mondo. Accogliere lo straniero è precetto biblico che non può essere disatteso.

P.

lettera