Gentile Direttore,
voglio attirare ancora una volta la Sua preziosa e cortese attenzione sull’Africa.
Giustamente “Francesco” ricorda che l’accoglienza del diverso è un imperativo a cui: credenti e non, non possono sottrarsi.
Non è che non concordi su queste più che giuste parole, ma veda l’accoglienza và iniziata in Africa, dove la gente manca di tutto: cibo, assistenza sanitaria, medicine, acqua, istruzione e di un lavoro giustamente retribuito (lo disse anche Gesù Cristo, è riportato nei Vangeli).
Il lavoro che da questa parte del Mediterraneo  offriamo non è poi molto diverso da quello che possono trovare in una piantagione africana, che esporta i suoi prodotti in Europa.
Notizia: l’inchiesta della Procura di Lecce sulla morte di un bracciante ha svelato una filiera fuori controllo: “Alle aziende basta un’autocertificazione per finire sulle tavole degli italiani”. Coinvolti noti marchi nazionali.
Lo ha scoperto la Procura di Lecce nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Abdullah Mohamed, sudanese 47 anni, stroncato dal caldo nei campi di Nardò (Lecce) il 20/7/ 15, con 40 gradi. Abdullah accoglieva pomodori, non aveva cappello né guanti, non una bottiglietta d’acqua, né una tettoia sotto alla quale ripararsi di tanto in tanto. Non aveva contratto e, della sua morte, la pm Paola Guglielmi ha chiamato a rispondere il titolare dell’azienda per cui lavorava, Giuseppe Mariano, e il caporale sudanese che l’aveva ingaggiato, Mohamed Elsalhil. Li accusa di omicidio colposo e caporalato, li vuole processare per aver ridotto in schiavitù quel sudanese ed è solo uno delle centinaia. L’inchiesta ha portato alla luce l’esistenza di una filiera fuori controllo, fatta di pezzi che autocertificano singolarmente la bontà del proprio operato. I carabinieri del Ros di Lecce hanno seguito il filo dei pomodori della ditta Mariano e scoperto che, per molti anni, sono stati venduti ad aziende di lavorazione tra le più importanti d’Italia, che per motivi di “Privacy” taccio.
A me come ben sa piace leggere, e leggo da internet.
Lo Zimbabwe distrutto dal presidente Mugabe (l’Oms lo nomina ambasciatore). Proteste per l’Organizzazione Mondiale della Sanità: premia un affamatore. Robert Mugabe, l’anziano presidente-dittatore dello Zimbabwe, è stato nominato «ambasciatore di buona volontà» dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Iain Levine dice «L’idea che l’Onu debba definire questo Paese un grande sostenitore della salute è semplicemente disgustosa», ha detto Hillel Neuer, direttore esecutivo del gruppo Un Watch con base a Ginevra. Eppure il direttore generale dell’Oms si è dichiarato convinto che Mugabe potrà usare il suo ruolo «per influenzare i suoi pari nella regione». E ha descritto lo Zimbabwe come un «Paese che mette la salute dei cittadini al primo posto». Stando ai dati pubblicati negli ultimi anni non è proprio così. Nel Paese gli ospedali mancano di medicine e attrezzature, il personale medico è regolarmente lasciato senza stipendio. Lo stesso presidente si è recato tre volte a Singapore per ricevere cure mediche quest’anno. La situazione, tra l’altro non fa che peggiorare: rispetto ai primi anni ’90 la mortalità infantile è aumentata del 50% e colpisce 81 nati su 1.000 come anche la speranza di vita che era di 60 anni all’inizio del 2000 e ora è di 43. Questo spaventoso calo è dovuto anche alla diffusione dell’Aids, che negli ultimi tempi si è fatta massiccia: un terzo della popolazione ne è colpita, il quarto più alto tasso di diffusione del mondo. Anche la malaria è sempre più presente e il rischio di epidemie è alto, visto il peggioramento delle condizioni igieniche e sanitarie. Per ragioni economiche il governo ha anche eliminato le vaccinazioni. Il presidente è accusato in Occidente di avere distrutto l’economia del Paese e nel 2004 è stato dichiarato «persona non grata» in Europa e negli Stati Uniti.
Il tutto a firma di: Monica Ricci Sargentini.
 
Pare che il rapporto medico/popolazione sia 1/1000.000. Esiste la volontà mondiale di risolvere il problema Africa? Se la risposta è SI, la via penso sia questa, leviamo di mezzo tutti gli affamatori, e sono tanti, di questo sciagurato continente e facciamo accoglienza là, perché se l’accoglienza è fatta da questa parte del Mediterraneo non serve a nulla.
Cordiali saluti e Grazie.
Vanni Paschetto
Gent.mo Vanni, 
lascio la risposta alla sua lettera (o, meglio, un’integrazione) alle parole che il vescovo e don Piumatti hanno pronunciato alla recente veglia missionaria diocesana. 
P.R.