22 giugno 2014

Triba amava giocare a calcio nel piazzale impolverato del suo villaggio. Era il più piccolo dei calciatori ma anche il più veloce. Gli piaceva quando tutti giocavano con quel pallone un po’ sgonfio, con le porte segnate da due barattoli e senza reti. Amava misurarsi con i più grandi e insegnare qualche trucchetto ai più piccoli. Un giorno, durante una partita, un frastuono improvviso mise una gran paura a tutti quei piccoli Pelè. «Che cosa è stato», si chiedevano l’un l’altro. Non era un tuono perché non c’erano nuvole, non era un fuoco d’artificio perché non era giorno di festa. E allora? Il nonno chiamò Triba: «Vieni in casa, non è più ora di giocare!»

Eppure il sole era ancora alto, non era ora di cena e aveva già svolto i suoi lavoretti quotidiani. Anche gli altri bambini furono richiamati mentre quei “tuoni” erano sempre più frequenti. Triba non capiva perché non potesse continuare a giocare, proprio adesso che la sua squadra era in cima alla classifica…

Da quel momento la mamma divenne sempre più triste e del papà non si ebbero più notizie. Per di più a Triba era stato affibbiato l’arduo compito di inventare sempre nuovi giochi per intrattenere la sorellina Sania.

Un giorno Triba fu svegliato bruscamente dalla mamma che gli chiese di aiutarlo a mettere le loro cose in un borsone di tela.

Triba le chiese: «Vai via mamma? A che ora torni?».

La mamma con molta calma e dolcezza rispose: «Andiamo via tutti! Preparati!». Triba si sentì confuso. Da molto tempo non usciva dal campo profughi; non sapeva dove sarebbe andato e che cosa volesse dire quel “preparati”. Prese il quaderno di scuola e il pallone e aspettò che anche la sorellina fosse pronta.

La mamma, il nonno Triba e Sania si misero a camminare. Nessuno parlava. Sania piangeva ogni volta che sentiva un’esplosione, Triba voleva rincorrer il suo pallone. Il nonno era stanco e ogni tanto rimaneva indietro ma la mamma lo aspettava con pazienza.

Scese il sole, la piccola carovana si fermò, il nonno montò una piccola tenda con l’unico tappeto che la mamma si era portata appresso: era quello più bello! Dopo alcuni giorni di cammino Triba notò all’orizzonte “qualcosa di blu”. «Che cos’è quello, nonno?»

«Quello è il mare».

«Lì finisce il mondo?»

«No, caro. Lì ci aspettano delle barche che ci porteranno in un altro mondo. Un mondo di pace, dove nessuno spara, dove ci sarà lavoro e una casa per tutti».

Giunto sulla spiaggia Triba fu sorpreso dalla gran quantità di persone. Tutte composte ma nessuna sorrideva. Un uomo si avvicinò al nonno e con fare brusco gli chiese in quanti fossero e quanti soldi avessero. Il nonno rispose un po’ intimorito mostrando alcune banconote.

«Non ti sembrano un po’ pochi?», incalzò l’uomo e in modo piuttosto maleducato si infilò in tasca quel denaro. Le lacrime bagnavano gli occhi neri della mamma che stringeva a sé la piccola Sania.

«Venite – riprese l’uomo- sta partendo una barca. Potreste aggiungervi anche voi!»

Il nonno non sembrava convinto e protestò: «ma è già piena!»

«Vecchio, non fare storie e sali», fu la brutale risposta.

La mamma salì con Sania e il nonno le seguì. Triba stava salendo ma quell’uomo gli buttò in mare il pallone.

«È mio! È mio! Non parto senza!» E si precipitò a raccolgierlo. Ma la barca era ormai partita e Triba rimase solo sulla spiaggia.

«Mamma!», tentò di urlare ma qualcuno gli chiuse la bocca. Triba si mise a piangere e pianse per molto tempo finché un uomo, alto e molto magro, si chinò e gli chiese: «Perché piangi? Come ti chiami?»

«Sono Triba e la mia famiglia è partita senza di me! È colpa di quell’uomo!»

«Non piangere, mi prenderò io cura ti te. Vedrai che tra poco rivedrai la tua famiglia».

Triba salì con quell’uomo su un’altra barca carica all’inverosimile. Faceva molto caldo. A Triba venne sete e allungò la mano per raccogliere un po’ di acqua.

«No, Triba, non bere! Non si può. È salata». Gli spiegò il suo compagno di viaggio.

Triba aveva caldo e non poteva tuffarsi; aveva sete e non poteva bere. Singhiozzando ancora pensava: «Come è grande questo mare. Chissà Sania come si annoierà sulla barca, la mamma sarà preoccupata per me, non vedo l’ora di darle un bacio».

Poi iniziò a scendere la notte. Mentre si stava addormentando cullato dalle onde, sentì degli gridare delle brutte parole. L’uomo alla guida dell’imbarcazione voleva buttarsi in mare. «Ma se lui si butta nessuno saprà dove andare» si allarmò Triba.

Ormai era buio. E in quel mare nero fu facile intravvedere una piccola luce dondolare sulle onde. «Arriverà qualcuno a guidarci!», fu il pensiero di Triba. Ma la piccola luce –una lanterna appesa alla prua di un motoscafo – prese a bordo solo il pilota e sparì da dove era venuta. Nella barca scese il silenzio. Iniziava a fare freddo. Un freddo che Triba non aveva mai sentito prima. Solo le stelle in cielo brillavano. Ma erano lontane e immobili. Qualcuno si mise a piangere e anche Triba avrebbe voluto piangere ma era un uomo ormai, come diceva il nonno.

All’improvviso un’altra luce. Ma tutti erano troppo disperati per poter credere in un aiuto… Era una barca grandissima, così grande che a Triba fece paura. Era così grande che sui suoi fianchi di metallo portava appese altre barche. Tutti si misero ad urlare per attirare l’attenzione. Ma la nave sembrava proseguire per la sua strada. Fu allora che Triba ebbe un’idea. Prese il suo prezioso pallone e lo calciò con tutta la forza verso la chiglia dell’imbarcazione. Goal! La nave finalmente arrestò la sua marcia e, in men che non si dica, arrivarono degli uomini a bordo delle scialuppe. Fecero salire Triba e gli altri e li portarono nella grande nave. Offrirono loro del the caldo e delle coperte. Appena una donna avvolse Triba con una coperta lui disse: «Grazie, non avevo mai avuto una coperta così morbida!».

La donna fu sorpresa di quelle parole e rispose a Triba: «Anche una bambina che è salita poco fa ha detto la stessa cosa».

«Una bambina? –la interrogò coraggiosamente Triba -. Si chiama forse Sania, signora?»

«Sì. Si chiama proprio così. La conosci?»

«Certo, è la mia sorellina!»

«Allora tu sei certamente Triba. La tua mamma era molto preoccupata per te e ti cercava. Ora ti porto da loro e da tuo nonno».

A Triba non parve vero. «La mia mamma, mia sorella, il nonno e una coperta morbida. Sono l’uomo più felice del mondo!»

Intanto i suoi compagni di viaggio già stavano organizzando una colletta per comprare a Triba un pallone nuovo. Quello dei mondiali 2014, ovviamente!

 
Zia Cri
Disegno di Ludovica, piccola grande tifosa granat

Disegno di Ludovica, piccola grande tifosa granat