Come ogni anno arriva l’otto marzo e, con un tripudio di mimose, ci si ricorda che è la festa delle donne. Non è la festa delle donne ma di ogni donna. Ogni donna quotidianamente ricopre vari ruoli e lo fa con naturalezza perché «a volte le battaglie che ti fanno onore sono quelle che decidi di non combattere».

Sono moglie, mamma, maestra, presidente dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici di Pinerolo, volontaria nella Caritas Parrocchiale ma, soprattutto, sono Simona. La Simona che fin da bambina ha sempre sognato di creare una famiglia, di diventare mamma e di lavorare con i bambini. I bambini sono parte integrante della mia vita perché ho scelto intenzionalmente di diventare maestra. Sono una maestra della scuola primaria per amore dei bambini di questa fascia di età, li prendo piccoli a sei anni e li accompagno per cinque anni nel cammino della loro vita e li lascio ragazzi alla scuola secondaria di primo grado. Con la laurea in pedagogia potrei lavorare in altri ordini di scuola ma il mio cuore ha scelto di continuare l’esperienza di maestra delle “elementari” e, ormai da ventotto anni, ho visto crescere generazioni di bambini. Ogni ciclo ha una storia diversa perché diversi sono i bambini e diversi sono i genitori. Cinque anni di vita sono tanti; contando otto ore al giorno di scuola i bambini trascorrono spesso più tempo con le docenti che con la famiglia. Quanti volti, quanti ricordi, quanti frammenti di vita scolastica restano nel mio cuore di maestra. Gli ex alunni sono già sposati, hanno già dei figli. Quante volte mi saluta qualcuno dicendo: «Ti ricordi di me, maestra?». Io sono sempre la stessa solo invecchiata, mentre loro sono completamente cambiati ma si ricordano di me. Lo scorso anno uscendo da scuola una signora mi saluta e mi dice «Ma lei è la maestra Simona!». Io la osservo con molta attenzione, sorrido, saluto e quando mi dice il suo nome ritorno indietro nel tempo. Era una mia alunna ed ora accompagna suo figlio a scuola. Talvolta mi è successo di avere due fratelli con cinque anni di differenza e così trascorri dieci anni di vita con una famiglia.

 

Tra lavoro…

Le maestre di scuola primaria sono quasi esclusivamente donne, raramente ci sono maestri. Le dinamiche di relazione in un ambiente prevalentemente femminile sono particolari. I bambini crescono fin dalla scuola dell’infanzia accompagnati sempre da maestre. Quando arrivano alle “medie” incontrano i professori. Cambiano le dinamiche di relazione. Fa riflettere che a scegliere la professione magistrale siano in netta prevalenza le donne. Anche nell’AIMC la quasi totalità dei soci sono donne, ai corsi di aggiornamento i relatori si trovano di fronte un uditorio femminile con qua e là qualche figura maschile. La maestra, come la mamma, non si limita ad insegnare, a trasmettere delle conoscenze, ma ricopre tanti ruoli: infermiera, psicologa, mediatrice nei conflitti, organizzatrice di viaggi di istruzione.

 

…e famiglia

Come ogni donna che lavora le mie giornate sono organizzate in funzione della famiglia, dell’orario scolastico, delle riunioni e dei quaderni che vanno e vengono da scuola. La maestra lavora anche a casa, sul tavolo della cucina ci sono sempre libri e quaderni, il computer per il registro elettronico è sempre acceso dopo cena. Ho vissuto il grande dono della maternità, ho cresciuto la mia Ilaria dedicandomi interamente a lei abbandonando ogni ipotesi di concorso perché prima di essere maestra sono mamma. Tutto il tempo dedicato ai figli nei primi anni di vita è il miglior investimento per ogni donna. Come ogni donna che lavora si devono fare delle scelte, senza rimorsi di coscienza, si deve conciliare la famiglia con il lavoro in casa e a scuola, si deve creare un equilibrio tra bisogni diversi e la giornata è sempre piena di impegni e di post-it (quelli della spesa, quelli degli impegni dei familiari, quelli degli incarichi scolastici).

La fatica e la stanchezza lasciano il posto alle soddisfazioni personali e professionali. Quando ricevi per il tuo compleanno un Whatsapp di tua figlia adolescente con scritto: «Ogni tanto quando vedo come si comportano certe persone della mia età mi viene voglia di abbracciare mia mamma e ringraziarla per come mi ha educata», ti commuovi e capisci che hai camminato tutta la vita in equilibrio ma sei riuscita a trasmettere i valori in cui credi.

 

Semi e frutti

Quando alla fine di un ciclo i genitori dei tuoi alunni ti scrivono «La ringraziamo per aver accompagnato i nostri figli in questi cinque anni aiutandoli a crescere e a lavorare insieme senza perdere la loro unicità e per aver trasmesso tutto ciò che ha loro insegnato con dolcezza e amore», e comprendi che hai percorso una lunga strada in salita, ma hai seminato e raccolto i frutti.

«Mi piacciono le persone che per brillare non spengono nessuno», ecco una bella e preziosa frase da ricordare tutto l’anno e non solo l’otto marzo. In un periodo storico in cui ogni sera al telegiornale sentiamo un resoconto di femminicidi raccontati con estrema dovizia di particolari, insegniamo alle nostre figlie ed alle nostre alunne che le persone che ci amano possono brillare nelle loro carriere senza spegnere il sorriso di nessuna donna. Mai.

Simona Tomei

 

Illustrazione Mauro Laurenti