«Il mio tempo libero lo dedico allo sport. Mi piace frequentare la palestra ma soprattutto camminare nelle mie montagne. Per me contemplare la natura in silenzio ha prezzo!»
Chiara Bertrand, 25 anni, ha frequentato le scuole medie a Pinerolo. Le inferiori presso l’Istituto Maria Immacolata, le superiori al Liceo Scientifico Bilingue Marie Curie, uscendo sempre con il massimo dei voti. Ha proseguito, poi, gli studi al Politecnico di Torino, Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aereospaziale, Facoltà di Ingegneria Biomedica. Terminata la triennale in biomedicina, prosegue con la Magistrale di ingegneria Biomedica con specialistica in Bionanotecnologie.
La scelta della facoltà di ingegneria, per lei, è stata dettata da una forte passione per la progettazione, la creazione e la realizzazione (da bambina amava giocare con i Lego!) ma anche un po’ condizionata dalla stessa scelta fatta anche dal fratello. Comunque una scelta ponderata: «a Torino erano pochi anni che questa facoltà era presente sul territorio. Quando l’ho conosciuta ho valutato le prospettive ed è stato subito “amore”. L’idea di poter realizzare, creare dei dispositivi che possano salvare la vita o anche solo migliorare la vita delle persone mi ha affascinata».
Non nega, però, che ci siano stati momenti molto difficili (soprattutto in triennale) nei quali avrebbe voluto mollare tutto ed iscriversi ad altre facoltà. Tuttavia, grazie a una forte perseveranze e all’aiuto degli amici (in particolare Massimo, il fidanzato) è riuscita a superare questi momenti bui e ad arrivare al traguardo.
Nella triennale ha discusso una tesi presso il Biomedical Lab di Alessandria. «Ho studiato dei poliuretani termosensibili, all’interno dei quali inserirvi un farmaco antitumorale (Paclitaxel) da mettere in loco per la cura di tumori solidi come quello al seno. L’obbiettivo era quello di trovare la giusta conformazione del poliuretano, in modo che rimanesse liquido a temperatura ambiente e potesse essere inserito nella siringa e poi, con la temperatura corporea, raggiungere il tumore solido e “gelificare” (proprietà di questi poliuretani), quindi far uscire il farmaco. In questo modo solo le cellule malate vengono colpite e non si hanno più i problemi collegati alla chemioterapia».
Per la Magistrale ha discusso una tesi in Ingegneria Biomedica con sperimentazione in Bionanotecnologie “Studio del comportamento di Superfici in Lega di Titanio con diversa topografia, funzionalizzate con nanoparticelle di argento”.
«Lo studio, effettuato in collaborazione con il dipartimento di Salute Pubblica e Sanità delle Molinette e con il Dipartimento di Scienze dei Materiali del Politecnico di Torino, è stato effettuato per ovviare ai problemi legati al distacco delle protesi di anca, o dentali, durante un impianto. Queste sono, infatti, causate da batteri che entrano in profondità e scollano la protesi.
Ho cercato di trovare una superficie in lega con una giusta topografia sulla quale poter inserire una determinata quantità di nanoparticelle di argento in superficie, in modo tale che queste particelle siano rilasciate in loco in seguito all’impianto e uccidano i batteri entrando nel loro DNA prima che questi riescano a diffondersi sull’impianto».
In altre parole è la medicina del futuro che apre a nuove prospettive: «con le nanotecnologie un domani si potrà giungere a combattere anche il tumore senza più l’uso della chemio con i suoi tanti effetti collaterali».
Chiara aveva anche pensato di frequentare medicina ma non superò il test. E oggi ne è felice. «Non sapevo assolutamente che cosa fosse una malattia, cosa volesse dire stare con pazienti anche giovani, magari malati terminali, dire a qualcuno che magari sua moglie o marito non ci fossero più ecc.. ».
Lavorando in ospedale e si rende conto di tutte queste dinamiche. «Per fare il medico devi avere una grande passione, e soprattutto i nervi saldi. Io sono sempre agitata e mi fa impressione il sangue!»
Chiara è convinta che le tecnologie e innovazioni biomediche debbano iniziare a diffondersi negli ospedali, e la collaborazione ospedale università è fondamentale, perché è dall’università che arrivano tutte le innovazioni e la conoscenza.
Attualmente è impiegata in un’azienda che si occupa di servizi di Ingegneria Clinica presso L’ASL TO3. Il suo compito è quello di visitare i reparti dei diversi ospedali ed effettuare un censimento di tutti i dispositivi elettromedicali presenti, per avere sotto controllo le spese dell’ASL, ed effettuare le prove periodiche cui dispositivi medicali devono essere sottoposti. Ha avuto modo di vedere tanti reparti, e per ora quello che più l’ha colpito è stata sicuramente la sola operatoria: «Ho visto dal vivo tutti i dispositivi che ho studiato. È stata una vera emozione».
Un sogno nel cassetto? «Riuscire a fare un lavoro utile per aiutare gli altri, un lavoro grazie al quale mi alzo al mattino e mi sento realizzata. Non mi importa lo stipendio, ciò che conta è poter lavorare nel mio campo».

Cristina Menghini

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