Suggerimenti e recensioni per scegliere il libro giusto da mettere nella calza della befana

La copertina del libro “Altruisti per natura”

Homo homini lupus, predicava il filosofo inglese Thomas Hobbes. Da allora (XVII secolo) l’idea che l’uomo sia un essere fondamentalmente egoista si è sempre più radicata nel pensare comune. Fino a diventare quasi un dogma. Ma ne siamo proprio sicuri? La pinerolese Silvia Bonino, docente onorario di psicologia presso l’Università degli studi di Torino, sostiene la tesi opposta. E la dimostra, con rigorose argomentazioni scientifiche, nel suo ultimo libro “Altruisti per natura”. «Se guardiamo alla nostra vita con occhi sgombri da preconcetti – scrive nell’introduzione – ci accorgiamo che ogni giorno viviamo rapporti volti a stabilire legami, a condividere, a ricercare il bene altrui, a dare aiuto, nei quali sacrifichiamo qualcosa di noi per gli altri, per essere solidali, per raggiungere insieme obiettivi comuni». Con un linguaggio chiaro e comprensibile anche ai non addetti ai lavori, la Bonino rimette in campo anche il concetto di “natura” appoggiandosi sui più recenti studi e pone in evidenza quelle predisposizioni biologiche «che ci permettono di riconoscere negli altri esseri umani dei nostri simili, con tutte le conseguenze che ne derivano».
In questa prospettiva è riproposto anche il fondamento della famiglia: «La natura ci ha predisposti alla costruzione di duraturi rapporti affettivi, che derivano dalla relazione tra genitori e figli, e considera il loro mantenimento talmente importante per il successo riproduttivo da usare la sessualità non solo per la procreazione, come in tutte le altre specie, ma anche per rinforzare questi rapporti. Infatti una relazione affettiva esclusiva e duratura tra i genitori garantisce ai piccoli dell’uomo, che hanno un’infanzia lunghissima, di essere accuditi per molti anni sia dal padre che dalla madre, in modo da sopravvivere e svilupparsi in modo adeguato fino alla maturità».
L’ultimo capitolo è dedicato alla felicità. «L’altruismo porta dei vantaggi a chi lo mette in pratica – scrive Silvia Bonino – non solo quando questi è motivato da ragioni personali, se pur non sempre consapevoli. L’altruismo porta di per sé dei vantaggi alla persone: infatti aiutare gli altri aumenta il benessere individuale, come anche gli studi neurofisiologici stanno sempre più evidenziando […]. Il benessere altrui ci fa sentire bene, soprattutto quando abbiamo la consapevolezza di aver contribuito a provocarlo». Un lavoro scientifico e divulgativo quello di Silvia Bonino, che ridisegna in positivo l’immagine dell’uomo naturalmente “progettato” per gesti di autentica generosità.

Patrizio Righero

Silvia Bonino, Altruisti per natura, Laterza 2012, € 12

Il fondamento dell’alpinismo
Primo “quaderno” di Etica dell’alpinismo, una collana voluta dal gruppo italiano scrittori di montagna, diretta da Spiro Dalla Porta Xydias, noto alpinista accademico, con più di 50 opere pubblicate, presidente del GISM, che ha dato il via con questo primo libretto di 32 pagine e qualche illustrazione in bianco e nero, a tale collana. La montagna esprime sempre e comunque la sua bellezza e la sua forza vitale (da un tranquillo tramonto ad una terribile valanga). È insito nell’essere umano il bisogno di elevarsi per soddisfare il proprio corpo e lasciare allo spirito la conoscenza dell’anima, prigioniera di questa piccola ma grande (per noi) “scatoletta sferica” che è la terra, punto invisibile in uno spazio che ci appare infinito se si osserva il cielo cosparso di stelle.
Un bimbo nel suo istinto inconscio, se accompagnato davanti ad un masso erratico o vicino ad un albero, tenterà con tutte le sue forze di salirli e non saprà dare una spiegazione logica al suo gesto, perché è una spinta ancestrale insita in lui. In ogni forma di religione i profeti hanno ricevuto in cima alle montagne l’essenza del loro “Credo”. Persino nei ritrovamenti archeologici di menhir scolpiti dall’uomo o disegnati nei graffiti ritrovati incisi nella roccia vi è l’espressione della forza vitale che ci sospinge verso l’alto.
Se un’ascesa alpinistica non ci permette nella concentrazione della salita di guardarci attorno, una volta raggiunta la vetta, essa ci ripagherà della fatica affrontata perché davanti agli occhi in un attimo, si aprirà uno scenario incredibile capace di restituire quella dimensione contemplativa talvolta annientata dal tecnicismo attuale.
Spiro cita Lionnel Terray che definisce gli alpinisti i “conquistatori dell’inutile”, e lo scrittore Mauro Corona che ricorda come ogni volta che si è raggiunta una vetta, si debba ridiscendere da essa verso la realtà quotidiana. Ecco perché nelle trascendentali emozioni di questo “quaderno” è contenuto il nirvana dell’alpinismo, come fondamento etico che parla per tutti noi di che cosa significhi in realtà la montagna.

Lodovico Marchisio

Spiro Dalla Porta Xydias, Fondamento dell’alpinismo, Luglio Fotocomposizioni, Trieste 2012, € 5

Ti racconto il presepio
“Alla capanna” è il nuovo capitolo della storia d’amore e sinergia intellettuale dei coniugi Gabbio. Con la loro bambina si pongono di fronte al presepio per accogliere e testimoniare il mistero dell’Incarnazione. L’assoluta novità di Gesù, vero Dio e vero uomo nato fra gente povera e sottostimata, dischiude inauditi orizzonti di eternità, di speranza, di riconoscimento dell’altrui dignità, di fraternità piena alle persone di tutti i tempi e culture: da quella greco-latina (ben nota al ocente Joram ) a quella degli angolani che i due sposi hanno incontrato nel viaggio di nozze, oggetto del libro “Frutti di Baobab”. Lasciandosi provocare da questa novità, Joram e Stefania impostano un percorso che unisce parole e disegno, memorie familiari e riflessioni storico-filosofico-lettarie (c’è anche una “piccola antologia” sul tema del Natale nella poesia italiana). Don Stefano Tollu aggiunge un intenso messaggio dalla sua missione angolana, cui andranno i proventi del volume.

Anna Maria Golfieri

Stefania Raymondo- Joram Gabbio, Alla capanna, Impremix- Edizioni Visual Grafika, Torino 2012, € 13

Le strenne di Giovannino

Giovannino Guareschi è ancora con noi. È ancora là, che lavora, nella soffitta della Bassa, pronto a offrirci racconti che restano attuali in ogni epoca, capaci di proporci un messaggio di libertà e di fede. Un’antologia del poeta, scrittore, detenuto, vignettista, polemista, internato Giovannino Guareschi rappresenta in qualsiasi momento un regalo azzeccato. “I racconti di Nonno Baffi” ci narrano le inquiete vicende dei singolari personaggi che popolano quella terra «dove d’estate il sole picchia martellate furibonde sulla testa della gente e accadono cose che non succedono da nessun’altra parte». Dove il Po narra storie sempre diverse e «dove almeno si rispettano i morti». Il legame tra esseri umani e animali è impalpabile, sottile, proprio come quello che divide il nostro mondo dall’Altro. Desolina, che non ha voluto piegarsi a nessuna propaganda elettorale, si incammina a piedi verso il municipio, brandendo la tessera per votare e la carta d’identità. Chi scende a compromessi o finge di farlo, ottiene un passaggio in auto, ma lei non intende cedere. La strada è lunga, ma sarà il suo unico figlio Dario, morto in guerra tanti anni prima, a venirle incontro a cavallo per accompagnarla ai seggi….In un Mondo migliore. C’è l’Esagerato, un energumeno che ha un grazioso rampollo: ogni giorno il bambino, tornando da scuola, deve fare i conti con un cane minaccioso che ne devia il percorso. La bestiola sa bene dove l’Esagerato ha sepolto il suo padrone dopo averlo ucciso e vuole ricondurre padre e figlio sul luogo del delitto. Sarà Don Camillo a portare perdono e pace. Anche il gatto bianco e nero che perseguita Giorgino del Crocilone custodisce scottanti segreti. Ogni racconto è unico nel suo genere per tenerezza, intensità, sfumature. Ci scopriremo a trepidare per Anteo e Gisa che si ritrovano in attesa di un figlio inatteso nella mezza età….e non osano parlarne alle torve figlie ormai adulte che spadroneggiano nella cascina. “L’Italia provvisoria”, varipinto album del dopoguerra, testimonia, con abbondante anticipo, il baratro che burocrazia e malagiustizia costituiscono. L’opera è arricchita da manifesti elettorali d’epoca e da numerosi articoli d’altri tempi, che ci dimostrano quanto la realtà di allora somigliasse a quella odierna. Anche qui troviamo il cane di Giòn, che veglia le spoglie del padrone, e paga con la vita la sua scomoda fedeltà indiscussa. E mentre infuria la propaganda di ogni colore, muore congelata nella sua casupola la mamma anonima di un caduto senza nome. Mentre il vento carico di polvere gelida sfonda la porta traballante, la madre vede arrivare il suo alpino, invano atteso. Insieme andranno in Paradiso. C’è la mamma dell’Autore, che rappresenta «tutti i vecchi maestri sfrattati dalla riconoscenza democratica». Morta in attesa di una pensione che non arrivava mai. Racconti di ieri simili alle realtà di oggi: semplici, schietti, spesso commoventi, sovente comici. Aneddoti famigliari realistici quanto spiritosi, che vedono in primo piano Carlotta, Alberto e Margherita. «Mestiere pericoloso, in tempi agitati, quello del giornalista. La cronaca ogni tanto parla di giornalisti percossi e semi linciati. Questo sistema di polemica è senza dubbio peggiore del precedente. I casi di cui si parla furono clamorosi. Ma suscitarono scarso interesse nelle autorità» (pag.112).

Edi Morini

Giovannino Guareschi, “L’Italia provvisoria”, Rizzoli, euro 32,00
Giovannino Guareschi, “I racconti di Nonno Baffi”, Rizzoli, euro 27,20