Una panoramica sulla situazione attuale del settore agricolo nel pinerolese

«Abbiamo un po’ di tutto, persino l’olio di oliva; ci manca solo il riso». Così Riccardo Chiabrando, classe 1951, consigliere comunale (indipendente) del Partito Democratico a Pinerolo; è stato vice-sindaco di Pinerolo dal 2001 al 2006; attuale consigliere provinciale della Coldiretti Torino, ne è stato presidente dal 2007 al 2011; rappresenta il settore agricolo nella giunta della Camera di Commercio di Torino. A “Vita” racconta che «il pinerolese è un’area con un’agricoltura importante, con settori di eccellenza (orticoltura, zootecnia da carne e da latte, allevamenti presenti nelle valli); ci sono vigneti importanti, con una produzione attuale di vini di alta qualità. Esistono produttori d’avanguardia, aziende ben strutturate, di dimensioni diverse (allevamenti, produzione di formaggi, mele…). Sono tanti i giovani coltivatori (molti diplomati all’istituto agrario di Osasco), esperti nel campo dell’innovazione e della modernizzazione (trattamenti anti-parassitari, allevamenti, zootecnia…)». Circa le dinamiche lavorative del settore, Chiabrando sottolinea il fatto che «l’agricoltura mantiene l’occupazione e ne crea, a tempo indeterminato e determinato (raccolte stagionali o mungiture)». Non si fatica a mettere in luce diversi elementi positivi, come «l’implementazione forte del discorso della filiera corta (il cosiddetto “km zero”), che sta funzionando molto bene. Se il consumatore fosse attento, potrebbe risparmiare acquistando i prodotti del territorio. Bene anche le fattorie didattiche, nelle quali si insegna ai bambini come mangiare sano e da dove arrivano i prodotti agricoli». Invece, le problematiche più scottanti sembrano essere quelle fiscali: «la stangata del governo Monti (IMU) colpirà l’agricoltura, perché le strutture produttive (stalle, tettoie, ricoveri…) saranno tassate. Il settore agricolo non è povero, ma i prodotti non sono remunerati in maniera insufficiente rispetto alle spese aumentate (gasolio, costi legati alla produzione)». Il problema è costituito dall’esistenza di «criticità di mercato globale che comportano un’oscillazione dei prezzi, a causa dell’importazione dall’estero di frutta, verdura, carne, latte. Questo fa sì che i prezzi non siano remunerativi per i produttori». Inoltre, aggiunge, «spesso ci si dimentica che aziende e coltivatori, oltre a non badare all’orario di lavoro, mantengono l’ambiente: in questo senso, il ruolo dell’agricoltura nella difesa della Terra deve essere riconsiderato. I terreni agricoli hanno pagato, in passato, la cementificazione selvaggia: non è mai tardi per pentirsene! Purtroppo non si è mai pensato che i terreni persi non sono più ripetibili: sarebbe bastato abbattere case o capannoni vecchi… Qual è il problema? Che le aziende premono sulle amministrazioni e i Comuni fanno cassa sugli oneri di urbanizzazione. È ora di dire basta, e di non rubare più neanche un metro quadro di campi! Per far questo, occorre una seria programmazione a livello territoriale (vicenda Ikea, Tav…)». Da consigliere provinciale della Coldiretti, Chiabrando afferma che la sezione pinerolese «segue le linee nazionali: salvaguardia del territorio, opposizione al fotovoltaico su terra, realizzazione di centrali a biomasse che siano a misura d’uomo, prodotti a km zero, avvicinamento di produttori e consumatori (aumentando, così, la remunerazione dei primi e la soddisfazione dei secondi)». Ma si potrebbe fare molto di più: «bisognerebbe che le amministrazioni capissero che cosa vuol dire la parola “agricoltura”, e che i cittadini che vanno ad abitare in campagna non chiamassero subito in causa le Asl o i Comuni con le conseguenti ordinanze sul letame, sui trattamenti anti-parassitari… neanche gli agricoltori fossero dei delinquenti! Bisogna che i cittadini si rendano conto che il modo di fare agricoltura è profondamente cambiato rispetto al passato». Alcuni aspetti messi in luce da Chiabrando sono confermati da Elda Bricco, sindaco di Bibiana, la quale sottolinea il fatto che «l’agricoltura è un’attività con un grande rischio di impresa. A Bibiana è molto sviluppata, ci sono bellissime aziende, con ottima formazione e informazione sui prodotti locali di valore. Da noi, in genere, gli addetti delle aziende agricole ne sono anche i proprietari, ma l’agricoltura dà lavoro stagionale (la raccolta impiega personale estraneo alla famiglia). Il principale problema attuale è la difficoltà di mercato: molte aziende stanno bene, ma la globalizzazione pone parecchi problemi, anche se la produzione locale è pregiata. La difficoltà economica si fa sentire: anche se il prodotto è bello e buono, ci vuole mercato e difesa del nostro prodotto. Noi a Bibiana abbiamo approvato, nei mesi scorsi, una delibera a difesa del “made in Italy”». Giuseppe Sclarandis, assessore all’Agricoltura del Comune di Bibiana, appare poco ottimista: «le cose non vanno così bene. Le aziende grandi sopportano di più, ma esiste un malcontento generale del settore agricolo, legato al problema del mercato: i pagamenti ai produttori (specialmente di frutta) sono bassi, quindi non c’è guadagno sufficiente».

Vincenzo Parisi