Nelle sacre scritture è Dio stesso che insegna all’uomo l’arte di donare

La Bibbia in un dipinto di Vincent van GoghNella Bibbia chi dona è soprattutto Dio che ha creato il mondo con tutto ciò che contiene ed ha fatto l’uomo e la donna a sua immagine. Dio dona liberamente e gratuitamente, solo per amore, perché lui è amore. Dunque donare, nella Bibbia, è essenzialmente una questione di amore che interpella tutti e che, prima ancora di tradursi in azioni concrete, deve essere un atteggiamento interiore, un modo di vivere e di guardare all’altro con gli occhi del Padre Creatore. Dio ha donato all’uomo non solo l’esistenza, la libertà, un compito, una legge morale e un destino di eterna beatitudine, ma addirittura tutto se stesso, in Gesù Cristo, il quale si è dato fino in fondo, fino alla follia della croce. Il culmine dell’amare è veramente anche il culmine del donare perché «Non c’è amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici» (Gv15,13). Saper donare, o meglio, sapere farsi dono è quindi diretta conseguenza del primo di tutti i comandamenti «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza (…) e amerai il tuo prossimo come te stesso» (Mc12,30-31). Anche il dono più grande, ammonisce infatti Paolo nella prima lettera ai cristiani di Corinto, se fatto al di fuori dell’amore, non vale nulla. Questa logica biblica spinge perciò ad uscire dal guscio dell’egoismo, ad accorgersi che esiste l’«altro» con il suo mondo e i suoi bisogni e a donare generosamente senza paura di perdere qualcosa, come fa invece il servo stolto della parabola dei talenti. In tale prospettiva il dono nato dall’attenzione verso il prossimo produce molti buoni frutti, sull’esempio di Abramo che, per il cibo e il ristoro offerti al Signore presentatosi a lui nella veste di tre misteriosi personaggi, avrà come ricompensa l’insperata nascita del figlio Isacco. Inoltre proprio dalla capacità di amare-donare saremo giudicati. «Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi» (Mt25, 34-36). Ma già prima della beatitudine eterna, da subito, il dono non è mai disgiunto dalla gioia. Gioia per chi riceve, certamente, ma ancor più per chi dona (come leggiamo in At20,35), e nondimeno per Dio che «ama chi dona con gioia» (2Cor9,7). Un simile modo di agire presuppone però la consapevolezza che, se ora possiamo donare qualcosa, è perché molto abbiamo ricevuto in precedenza. Ciò che si dà, in definitiva, non è cosa propria ma di Dio il quale in ogni tempo vuole donarsi al mondo attraverso chi, come Pietro, non possiede «né argento né oro» (At3,6) ma è disposto a farsi strumento di grazia e di salvezza. Se si mette Dio al centro della propria vita e si ripone in lui ogni aspirazione e ogni speranza, sarà infine anche possibile raggiungere la vetta dell’affidamento e della donazione, come la vedova elogiata da Gesù, che non esita a gettare tutto il suo nulla nel tesoro del tempio. Per amore, solo per amore.

Massimo Damiano