Nei programmi delle varie formazioni politiche, detrazioni fiscali e tutela dei minori

La vita «dal suo concepimento alla morte naturale», e la famiglia «basata sul vincolo del matrimonio tra l’uomo e la donna», la libertà di educazione e la giustizia sono «fondamenti della società». Lo ha ribadito il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che, aprendo a Roma i lavori del Consiglio Episcopale Permanente, ha puntualizzato: «È necessario che in un momento elettorale si certifichi dove essi trovano dimora». I bisogni sono tanti, ancora di più in una fase di crisi, i diritti in molti casi fino ad oggi sono rimasti solo teorici. È il momento di realizzare una vera giustizia sociale proprio a partire dalle diverse situazioni delle persone e delle famiglie. Nell’avvicinamento alle elezioni del 2013 sono tante le questioni aperte. Tra queste la famiglia. Dare forza alla famiglia secondo il dettato costituzionale significa lavorare per il bene comune. Ma che cosa dicono i programmi dei partiti?

Il Partito Democratico propone un complesso di misure volte a costruire una rete di servizi per le famiglie, di sostegno dei redditi familiari. La riforma dell’Irpef con riduzione della prima aliquota dal 23 al 20%, revisione degli scaglioni a favore dei redditi bassi e medi. Con riferimento specifico al sostegno dei redditi familiari, la riforma dell’Irpef prevede la riunificazione di detrazioni per i figli a carico e assegni familiari in un nuovo assegno – la “dote fiscale per i figli” – consistente e universale per tutte le famiglie. Sviluppo della rete e dei servizi alle famiglie, a cominciare prioritariamente dai servizi per l’infanzia e dagli asili nido; valorizzazione dei periodi di maternità e di cura ai fini pensionistici, anche per bilanciare l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne; incentivazione e sostegno della flessibilità oraria e del part time. Una legge quadro dell’infanzia e dell’adolescenza che contenga i livelli essenziali delle prestazioni, definisca i diritti di cittadinanza per i nati sul territorio della Repubblica, stabilisca norme a tutela dell’identità dei minori, assicuri il rispetto della cultura delle differenze di genere e combatta la povertà minorile, assicurando piena attuazione ai principi della Costituzione e della Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo del 1989.

Foto Vita Diocesana

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Per il Popolo della Libertà le priorità in tema sono: un fisco favorevole alla famiglia; a parità di reddito paghino meno tasse le famiglie più numerose; “bonus bebè”; piano di sviluppo degli asili nido; buono o credito di imposta per scuola e università per favorire libertà di scelta educativa delle famiglie; rendere totalmente detraibili dall’imponibile fiscale le spese per l’educazione e l’istruzione dei figli; sostegni straordinari alle famiglie per l’assistenza ai disabili e agli anziani non autosufficienti.

Il Movimento Cinque Stelle. Nel programma del movimento un capitolo specifico non c’è. Ma un aspetto il leader Beppe Grillo l’ha detto e ripetuto, anche di recente: «Io sono favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ognuno deve potere amare chi crede ed essere tutelato dalla legge. Ci è stato più volte chiesto perché non esiste un capitolo sulla famiglia all’interno del nostro programma, la risposta è che la famiglia è ovunque nella nostra proposta elettorale. La famiglia è presente quando non vogliamo l’inceneritore, perché pensiamo al benessere dei nostri figli e nipoti. Sarà un nostro obiettivo riuscire a rendere le famiglie numerose una costante e non una rarità, perché i figli sono l’unico investimento sicuro per il futuro, si deve riuscire ad abbassare drasticamente il costo collegato all’istruzione e alla gestione dei figli, andando ad agire sugli sprechi che sono tanti, basta pensare alla quantità abnorme di cibo che quotidianamente viene gettato nelle mense scolastiche, un vero affronto all’indigenza. Pensiamo ai disabili e ai nuclei famigliari che li gestiscono, abbandonati alla disponibilità economica della famiglia stessa, con una burocrazia che risulta un vero e proprio affronto, basta anche solo informatizzare maggiormente la macchina comunale per potere aiutare molte di queste persone che per avere un certificato sono costrette ad affrontare delle odissee il più delle volte umilianti. La politica degli ultimi decenni ha sempre ignorato tutto ciò che deve essere il vero messaggio legato alla famiglia, utilizzandolo quasi esclusivamente la stessa a fini esattoriali, come strumento di raccolta fiscale, spostiamo l’attenzione sul vero significato della parola famiglia: amore e rispetto incondizionato e continuamente rinnovato».

Per il premier Mario Monti, merito e famiglia sono al centro dell’agenda. L’obiettivo dovrebbe essere quello di perseguire la creazione di maggiori possibilità per la mobilità sociale, con la lotta alle rendite di posizione. Inoltre, il documento prevede incentivi e incoraggiamenti alla natalità, sostegno per l’accesso alla casa, congedi parentali più articolati ed estesi. In una recente intervista, il professore ha dichiarato: «Io sono per il rafforzamento dei diritti civili delle coppie omosessuali, ce ne sono alcuni, ma ne vorrei di più.

Oscar Giannino (Fare per fermare il declino) dice: «Per aiutare la famiglia dobbiamo sottrarla allo scontro ideologico nel quale è stata costretta: una visione per cui o sei a favore dei diritti individuali oppure sei un cattolico intransigente. Ma i figli li fanno i credenti e i non credenti, e la realtà è che in Italia in fatto di sostegni alla natalità c’è uno squilibrio tale che assegna al nostro Paese un futuro di declino obbligato». Oscar Giannino, giornalista ed economista, è il candidato premier di «Fare per fermare il declino», lista che alle prossime elezioni corre da sola. Alla voce «Fisco e famiglia» il suo programma si nutre di cifre e pragmatismo. Cosa non va del sistema attuale? «L’Italia destina al welfare meno della metà della spesa pubblica. Di questa metà solo il 4% va alla famiglia, contro una media europea del 7-8%. Invece siamo sopra le media in quanto a spesa previdenziale, il 2,8% in più. Gli effetti di questo squilibrio si vedono nella curva demografica, che tutti gli economisti sanno essere una delle leve fondamentali per lo sviluppo. Sulla famiglia oggi va fatta una riflessione economica. Per prima cosa dobbiamo chiederci quali incentivi dare per diminuire il contrasto che lo Stato esercita verso chi fa o vuole fare figli. Il problema italiano è evidente: se prendiamo i quattro decili delle famiglie che stanno peggio, in Francia la pretesa fiscale dello Stato per chi ha due figli è più bassa del 40% rispetto all’Italia, inferiore del 50% al terzo figlio. Il secondo scandalo italiano da affrontare è la bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro, anche perché sappiamo che dove questa è maggiore la curva demografica è più alta. A differenza dei Paesi meno ostili alla natalità, in Italia il soggetto tributario non è la famiglia, ma il singolo contribuente. Si tratta di una scelta sbagliata del legislatore, perché nella nostra società è la famiglia la prima cellula integratrice dei redditi. Potendo cambiare questa impostazione si dovrebbe passare a tappe graduali, e partendo dai redditi bassi, a un sistema di quoziente familiare. Se questa rivoluzione non fosse possibile, allora andrebbero triplicate le detrazioni per i figli a carico».

Stefania Parisi