Da De Gregori a Neil Young, suggerimenti sparsi per un regalo all’insegna della buona musica

Italiani vecchi e nuovi
La copertina del disco di Nicolò Fabi

Oggi tutti scaricano musica, anche Babbo Natale. Lui, però, la scarica giù dal camino. Già, ma quale musica? Ecco un rapida lista della spesa, tra mostri sacri e giovani promesse, per un Natale e un’Epifania tutt’orecchi (e magari anche testa e cuore…).
Partiamo dall’Italia. Sono usciti pressoché insieme gli ultimi dischi di due maestri della canzone popolare, tra poesia e rock, la via Emilia ed il West. Stiamo parlando di Francesco De Gregori, di cui è disponibile “Sulla Strada”, e di Francesco Guccini, che ha pubblicato “L’Ultima Thule”. Si tratta di due splendide conferme, anche se un po’ troppo scontate. Insomma, niente di nuovo sotto il sole, anche se “il Principe” si dimostra assai vivace, come un parente italico dell’ultimo Dylan, capace di estrarre fuori dal suo cilindro meraviglie come “Omero al Cantagiro” e “Ragazza del ‘95”. È un disco che riconcilia con la canzone d’autore dello Stivale. Lo scrittore, ultrasettantenne di Pavana invece sembra prendere congedo dall’attività di cantastorie, fatta di dischi e tour. Quello che si dice essere il suo ultimo album è ricco di presagi sinistri, anche se gli otto brani, quello omonimo un vero capolavoro (ma sono molto apprezzabili anche “L’ultima volta”, altro indizio, e “Su in collina”), risultano piuttosto notevoli, in linea con la produzione standard del nostro. Insomma, cd bello ma “normale”, e se sarà davvero l’ultimo, quello di Guccini è un addio senza squilli. E veniamo a musica di personaggi più nuovi. Subito va segnalato il siciliano Colapesce (Lorenzo Urciullo), che con il suo “Un Meraviglioso Declino” ha spiazzato davvero tutti. Album tricolore dell’anno? Forse sì. Musiche elettroacustiche condiscono tredici brani caratterizzati da testi densi di poesia anche “alta”, e dai toni malinconici, lievi ma convincenti. Tra i Wilco e Lucio Battisti, se ci passate l’ardire. Ed è molto interessante, perfino prezioso, anche il nuovo disco di Niccolò Fabi, dal titolo “Ecco”. Il cantautore romano inanella una serie di canzoni caratterizzate da un suono folk che sembra derivare direttamente dai bei tempi andati, e che si contamina di tante diverse sfumature, tutte però piacevolmente calde. Il cd è stato registrato nello studio di Roy Paci e le influenze si sentono ed arricchiscono un lavoro da incorniciare. Chiudiamo la serie di dischi italiani con i Tre Allegri Ragazzi Morti, gruppo capitanato dal cartoonist Davide Toffolo: “Nel Giardino dei Fantasmi” è uno scrigno di brani melodici in cui spiccano anche strumenti insoliti, all’insegna di un pop che non disdegna anche qualche momento più ritmato e piacevolmente disturbante. I testi raccontano storie di fantasmi di ogni tipo: non soltanto quelli trasparenti, ma anche quelli pesanti.

Note dal mondo

Dischi esteri: anche qui cominciamo con un vecchio leone. Neil Young, con i fidi Crazy Horse, ha tirato un vero e proprio masso nello stagno del rock con “Psychedelic Pill”, un doppio cd che mischia passato e presente, e che giunge a pochi mesi di distanza dal lavoro precedente, una rivisitazione di brani tradizionali. Qui ci sono pezzi lunghi 27’, come Driftin’ Back, ed altre cavalcate elettriche come Ramada Inn e Walk Like A Giant. Alla fine si tratta di un’ora e mezza di musica: non esiste noia, tra questi solchi, ma le schitarrate dei Cavalli Pazzi sono sempre quelle a cui eravamo già abituati. Tra le tante donne in rock, abbiamo scelto la Corin Tucker Band. “Kill My Blues” è il nuovo, elettrizzante disco di Corin, gia con le Sleater-Kinney, e risentire la sua voce corposa ed aggressiva è un vero piacere. La musica è punk rock, ma con tanto di cori, tastiere, motivi quasi danzerecci, il tutto ad alto voltaggio. Bentornata, cattivissima.
Per la serie vecchi babbioni, ecco invece gli ZZ Top, trio texano ultrastagionato, che dopo un brillante esordio negli anni settanta, con quattro dischi imperdibili, si era come smarrito nell’elettronica artificiale degli anni ottanta. Adesso, con “La Futura”, cd prodotto dal genio del male Rick Rubin, si torna a quell’hard rock con gli speroni, a quel suono sudista fatto di assoli di chitarra allucinanti. Bravo, vecchio Billy Gibbons, pettinati pure la tua barbona fluente ed argentata. Raccolte, ve ne consigliamo una: “Wild Smile”, che propone due cd di composizioni del mitico Epic Soundtracks, già batterista di grippi del calibro di These Immortal Souls e Crime & The City Solution (segnatevi anche questi!). Epic non picchiava soltanto sui tamburi, ma era capace di scrivere canzoni struggenti, tristi e scintillanti. Questi due dischetti rappresentano la chiave per entrare nel suo mondo, un mondo musicale da sogno, malinconico e favoloso. Imperdibile. Ultima strenna: un disco estero ed italiano al tempo stesso. Stiamo parlando di Hugo Race & Fatalists. Il musicista australiano è infatti accompagnato dal gruppo dei Sacri Cuori di Antonio Gramentieri, qui sotto mentite spoglie. Il disco si chiama “We Never Had Control”, ed è l’ulteriore riconferma del talento malato di Race. Si tratta di blues delle tenebre, un pozzo nero e senza fondo dove s’odono anche echi di folk da ultimi giorni e scheletriche suggestioni western. Tanti gli ingredienti, anche slide, armonica e cori femminili, per un risultato sorprendente.
Se siete bimbi perduti, questo qui è il vostro disco.

Giorgio Brezzo

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