Pubblicata dalla Conferenza Episcopale Italiana una nota sugli oratori

oratorioSecondo le caratteristiche di questo tipo di documento, anche la nota sugli oratori “Il laboratorio dei talenti”, redatta dalla CEI che per la prima volta scrive specificamente su quest’argomento, vuole essere pratica e legata alla quotidianità. Sono presenti cenni storici, appropriati riferimenti a documenti della Chiesa recenti e meno (bellissimo il passaggio di Paolo VI ai giovani, in chiusura del Concilio Vaticano II). Ma si tratta innanzitutto di declinare i recenti orientamenti della Chiesa ad un vero e proprio laboratorio educativo, come viene felicemente definito più di una volta l’oratorio. Così se ne sottolinea sia la realtà pedagogica che quella esperienziale, il tutto sempre “in fieri”, per essere adeguata ai giovani che ne sono i protagonisti.
Accorta e molto vera la sottolineatura comunitaria di questa realtà, specialmente perché gestita da una realtà ecclesiale che non può non farsene carico, non foss’altro per l’urgenza di trasmettere la vita in Cristo alle nuove generazioni. Ma è comunità anche quella educante, sia nel senso stretto del équipe che gestisce più direttamente l’opera, ma anche perché si tratta di una stretta collaborazione con ogni realtà educativa. Tra queste, soprattutto con la famiglia deve esserci un rapporto franco, di aiuto e di supporto, specialmente nella difficoltà dei rapporti della nostra cultura liquida, narcisistica e ripiegata su se stessa. È proprio nelle relazioni, nella prossimità con i ragazzi ed i giovani (anche qui infatti si nota un permanere di adulti che non escono dalla loro gioventù) che si giocano le carte vincenti della realtà oratoriale: solo con rapporti franchi, con la testimonianza di una vita che meriti di essere vissuta con valori alti e profondi si potrà davvero vincere la partita del nostro futuro, curando la gioventù perché abbia il coraggio di prendersi le proprie responsabilità sia a livello spirituale, che morale e sociale. Ed è una partita difficile, perché le alternative sono molteplici e luccicanti.
Oltre ad un serio aggiornamento sul mondo del web, che sappia ben rispondere alle esigenze dei giovani nativi digitali e che cerchi di guidarli in un uso consapevole ed aperto del ciberspazio, ad essere presenti anche nel reale, si parla con ampiezza di orizzonti di una crescita integrata, di un sano uso dello sport, di cultura, di aggiornamento. Si tratta di spendere tempo ed energie come restituzione dei doni che Cristo ogni giorno fa ai suoi figli.
Si accenna anche al volontariato e alla necessità di retribuzione di educatori, e non solo, che nella loro professionalità hanno investito e non possono non continuare ad investire se vogliono essere incisivi, oltre che testimoni credibili. Questo è un problema che rappresenta una vera sfida, anche e specialmente in tempi di crisi economica come il nostro: «La questione – si legge nella Nota – dell’eventuale remunerazione di laici impegnati in modo stabile deve essere affrontata con prudenza e saggezza, tenendo conto che è sempre bene promuovere la gratuità e il volontariato, anche per una chiara scelta educativa, senza però che questo pregiudichi la qualità della proposta. Quando l’impegno richiesto e il mandato affidato assumono carattere di prolungata stabilità ed implicano alta professionalità, non sempre possono essere ricondotti ad un profilo di solo volontariato. Le soluzioni possono essere molteplici e vanno individuate in base alle situazioni concrete, alle esperienze e alle determinazioni dell’autorità ecclesiastica. In ogni caso occorre tener presenti alcuni criteri: l’appartenenza e la dedizione ecclesiale, la testimonianza di vita coerente con la morale cattolica, le competenze e la professionalità, il livello di responsabilità e l’impegno richiesto, il senso della giustizia, la sostenibilità dell’onere da parte della comunità o dell’ente titolare dell’oratorio». È proprio nell’individuazione delle soluzioni molteplici che spesso si blocca o si inceppa l’ingranaggio: se è pur vero che lo Stato anche ultimamente è venuto incontro a necessità di questo genere proprio perché riconosce il valore civile e sociale di servizi ecclesiali, è necessario che tutta la comunità sostenga anche finanziariamente l’impegno e la serietà profusa in un servizio di questo genere, che spesso non conosce orari né tempi scanditi. Non si può garantire una presenza continuativa e competente solo sulla buona volontà: non è giusto né rispettoso per anni di preparazione e di sacrifici non indifferenti, oltre che di una testimonianza difficile e compromettente sotto molti punti di vista. Senza contare che la Nota parla di oratori aperti anche alla realtà della strada che comporta responsabilità, forze e preparazioni specifiche, che vanno ben oltre la spiritualità del Buon samaritano: ciascuno può avere il cuore aperto ed attento al disagio ma sul campo sono necessarie strutture e mezzi. È vero che l’oratorio vanta una storia di santità e tanta dedizione su cui continua a costruirsi e che solo chi ha una spiritualità forte e determinata può e deve impegnarsi in queste opere, tuttavia questo non può equivalere ad essere sprovveduti.

Suor Marirosa Orlando