Una lettera aperta di Padre Renato Zilio, missionario a Londra Scusami, se mi permetto di prendere un po’ del tuo tempo, della tua libertà, ma è per pensare insieme all’avvenire che ti attende e all’avvenire del mondo in cui viviamo. Tu sei intelligente, forte, sensibile, desideroso di camminare nella vita, di andare avanti, lontano… Chissà dove. Sei ansioso, giustamente, di vivere da protagonista e stai facendo i tuoi studi. La tua vita è già, probabilmente, un progetto chiaro o for-se no… Ti domandi, ti senti incerto se rimanere nei tuoi confini, nel tuo mondo di interessi e di relazioni, costruito da te pezzo per pezzo. Ma prova a riflettere. Non avresti, veramente, mai pensato che altri orizzonti, ben più vasti, potrebbero attenderti? E questo per dare un senso vero, vivo e impegnato alla tua vita… Forse, Dio stesso, come per Abramo, ti invita misteriosamente e ti chiede di aprire porte e finestre della tua casa, del tuo Paese, di te stesso, per darti agli altri e fare della tua vita un dono a tanti.
Sì, la vita di un giovane è fuoco. Un fuoco che brucia, consuma, fa meraviglie, sorprende e incanta chi sta attorno per l’entusiasmo e le sue infinite energie. Ma potrebbe essere di più: un fuoco che riscalda e illumina, una presenza confortante che sa rendersi utile… Forse, la tua vita potrebbe essere questo.
Hai conosciuto, probabilmente, una ragazza. Hai capito quanto è dolce un rapporto a due, in cui l’altro ti scopre e ti apprezza, ti ama e ti ripete con una fiducia senza misura: Tu sei un tesoro per me! Hai, forse, vissuto l’ebbrezza dell’amore, di qualcuno che ti ha conquistato il cuore, il corpo e l’anima e ti ha fatto come toccare il paradiso, in due… Ma, pensa, se queste parole te le dicesse proprio Dio: “Tu sei unico per me, tu sei veramente prezioso ai miei occhi” (cfr. Is 43,4)? E se ti chiedesse, in nome suo, di ripeterlo ad altri? A chi vive una vita di rifiuto, di emarginazione. A chi vive il dramma di essere sradicato dalla sua terra, dalla sua cultura, dalla sua storia come lo è un migrante, un rifugiato, un rifiutato dagli altri. Sì, tu potresti essere segno dell’amore di Dio in mezzo a questo popolo di migranti. E sono milioni e milioni che si muovono, oggi, nel mondo, con nazionalità e culture le più differenti. Attendono un pastore, come segno di presenza e di coraggio da parte di Dio. Attendono te.
Potrai, così, vivere con loro una virtù immensa: la compassione. Conoscerai e proverai la sofferenza che accompagna chi ha lasciato la propria terra, perché, come una giovane pianta, ne è stato sradicato dalla miseria, dal bisogno o dalla persecuzione. E cammina nelle nostre ricche società, fe¬rito fino in fondo all’anima dall’ingiustizia, dal disprezzo o dall’esclusione. Ma quanto sarebbe felice se sulla strada della propria sventura incontrasse te come un buon samaritano che si prenda cura di lui. Potrebbe diventare questa la tua passione, la tua missione: accompagnare comunità cristiane delle più diverse culture nella loro instancabile ricerca di pane e di dignità. Imparerai altre lingue, potrai essere un leader con loro e per loro e, in questo, mettere tutte le tue forze, la tua intelligenza, il tuo cuore e il tuo senso di giustizia. In fondo, se vuoi essere grande, sii intero. Condurrai, così, un popolo che ha fatto sua patria il mondo e sarà per loro come un nuovo cammino di Emmaus… Potrai riscaldare il loro cuore, rileggere insieme la loro storia fatta di sofferenza, di speranza e di coraggio immensi. Saprai accompagnare la loro ricerca, spezzare il pane della loro cultura e della loro avventura per condividerlo con coloro che li hanno accolti. Il cammino dei migranti, infatti, è vita e morte intrecciate fra di loro: cammino pasquale che trasforma. Così, imparerai tu stesso a spezzare la tua vita, le tue idee, la tua stessa cultura per far vivere altri, ricordandoti che come per ogni discepolo del Signore è perdendoti che ti ritroverai, è donandoti che potrai vivere.
Sì, oggi viviamo tutti in una società globalizzata. Dappertutto uomini e culture lontanissimi, che forse un tempo si scontravano, convivono e si ritrovano insieme. Preparare gli animi e le mentalità all’incontro, conoscere e far apprezzare culture, religioni, uomini tanto diversi, guarirli dalla diffidenza, dal disprezzo o dalla paura dell’altro: ecco un compito attualissimo, indispensabile, il tuo! Insegnerai che cosa vuol dire accogliere. Cioè, comprendere quanto sono preziosi uomini o donne che provengono da orizzonti lontani e differenti, perché non faranno che arricchire la nostra stessa umanità. Costruirai insieme con loro quell’unità fatta della comunione delle nostre differenze, non frutto dell’omogeneità, ed esalta l’originalità di ognuno in nome dello Spirito di Dio, che sempre sa costruire il miracolo della comunione. Farai scoprire, in fondo, a tutti la terra promessa da Dio: la fratellanza e la solidarietà fra gli uomini.
Ti lascio, giovane carissimo, questo invito. Fa’ della tua vita qualcosa di molto più grande di quello che avresti mai pensato. Avanza su acque profonde e non avere paura! Se sentirai la voce di Dio e quella di milioni di uomini che camminano… Va’, cammina umilmente insieme a loro!

PADRE RENATO ZILIO