L’esperienza di due pinerolesi ospiti della comunità scalabriniana di Brixton Road Stop! Quando ti trovi in centro, per le strade o nella sua immensa metropolitana è quello che vorresti accadesse. Che tutto si fermasse all’istante. Sì, perché a Londra, a differenza di Pinerolo, si va sempre di corsa! Questa metropoli di otto milioni di abitanti, dove si parlano trecento lingue differenti, è tanto immensa da farti provare spesso la sensazione di sentirti perduta. L’incontro e la convivenza, tuttavia, con altre culture ti farà sentire piacevolmente amalgamato con il resto del mondo. Come un ingrediente qualsiasi di una ricetta. E ingredienti molto diversi possono fare un piatto eccellente.
D’altronde, parlare di cucina per gli inglesi è un grosso problema. Si mangia dappertutto. Nei supermercati i prodotti sono già pronti e confezionati in porzioni per essere divorati all’istante, mentre si lavora o si fa un giro al parco o si telefona a qualcuno. La pausa-pranzo quasi non esiste. Così, un londinese è attivo ventiquattr’ore su ventiquattro. Qualcuno diceva che “una vita riuscita non è mai una vita tranquilla”. Ci vuole sempre una passione.
Sono, così, stata accolta con passione dalla comunità scalabriniana di Brixton Road. Io e Arianna, l’altra scout, con cui condividevo questa esperienza, eravamo presso una parrocchia italiana di missionari, che accoglie anche una comunità di portoghesi e una di filippini. L’accoglienza dell’altro, infatti, in questa terra è una grande tradizione. Ma il pensare che tantissimi nostri italiani vivono in questa città lavorando o studiando mi faceva sentire orgogliosa di essere italiana, e meno estranea alla sua vita quotidiana. Dappertutto incontravo italiani, soprattutto giovani. Nessuno, però, avrebbe voluto ritornare in Italia, anche se la vita qui è dura… Chissà, perchè! Uno mi rispondeva con le stesse parole di un nostro capo-scout: “È con lo sforzo che si diventa forti!”
Ho vissuto questa città solo sei giorni, ma è stato sufficiente per capire di muovermi nella città più multiculturale e multireligiosa d’Europa. “Il mondo concentrato in un solo punto” diceva giustamente uno slogan delle Olimpiadi. Ma era vero. Seppure molto differente, la gente ha una gentilezza che ti sorprende. Sorry e please li senti ad ogni istante. Per mostrarti la strada ti accompagnano qualche passo, per indicarti un bus ti portano alla fermata.“Ma la buona occasione è un bus che ha pochissime fermate” ricordava Baden Powell con il suo humour inglese.
National Gallery, British museum, Tate Gallery,… tra arte antica e moderna ci piaceva ritrovare le tracce dei nostri artisti italiani e ammirare, poi, capolavori prima solo intravisti sui libri. Ciò ci faceva sentire parte del dipinto, perché nello scrutare i minimi particolari diventavamo parte attiva dell’opera stessa. E mi tornava in mente una nostra regola d’oro: ”Si educa attraverso ciò che si dice, di più attraverso ciò che si fa, ma ancor di più attraverso ciò che si è.” E un’opera d’arte è il suo stesso messaggio.
Camden Town, poi, quartiere a nord della capitale, famoso per l’affollato mercato e centro di vita degli alternativi è l’area più popolare tra gli studenti, soprattutto di quelli che vengono d’oltremare. Tutto è originale, diverso, stranissimo, foolish. Incontri chi cammina con un’enorme cresta rossa in testa, o vestito tutto di nero con degli stivali altissimi. Per le strade italiane tutto ciò sarebbe guardato come un malocchio. Paradossalmente, mi ritornava quel pezzo di credo scout: “Non credo nell’uomo seduto al bar che ripete i discorsi di tutti!”Qui, infatti, l’originalità è padrone di casa.
A Londra ti senti parte di qualcosa di grande. È la città in cui sono stati girati tantissimi film, da Harry Potter a Sherlok Holmes, la capitale della monarchia più vecchia d’Europa, con una Regina ancora adorata dai suoi sudditi, il palcoscenico di grandissimi gruppi rock, dai Beatles ai Queen. Ma visitarla con Arianna, al ritmo scout, tra risate, male ai piedi, pioggia insistente, caramelle gommose e contrattempi a non finire ci insegnava: “Un sorriso fa fare il doppio di strada di un brontolio.”
Ho capito, in fondo, che “viaggiare non è scoprire nuove terre, ma avere nuovi occhi” come ricordava Proust. Grande scoperta per noi che tornavamo a casa, avendo vissuto per qualche giorno il senso del mondo e il gusto del vivere insieme. Mi sorprendevo, allora, a cantare dentro di me: “Balla come se nessuno ti stesse guardando. Canta come se nessuno ti stesse sentendo. Ama come se nessuno ti abbia fatto soffrire.” Sì, London calling!
Chiara Petracin (scout a Pinerolo) All'ombra del Big Ben