La campagna elettorale in vista del voto referendario di proposta di modifica costituzionale (che propone il mutamento di ben 47 articoli della nostra Carta) in programma il prossimo 4 dicembre giunge nel vivo. Partiti politici, sindacati, Confindustria e intellettuali di diverso orientamento culturale e politico, sono impegnanti a sostenere le ragioni del Si e del No. Da più parti (a partire dal mondo della scuola in cui siamo protagonisti) ci è giunta la richiesta di esplicitare qual è l’orientamento dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici in merito al Referendum. Ebbene: l’AIMC nazionale ha lasciato libertà di voto ai propri iscritti. La motivazione va ricercata nella volontà da parte della nostra associazione di non entrare direttamente nel dibattito politico, non essendo la nostra un associazione partitica. Questo non significa non voler assumere una posizione in merito al Referendum, tanto meno sminuire il significato di una competizione elettorale dall’indubbio valore oggettivo. Semplicemente abbiamo reputato sia coerente con la nostra storia, far si che siano i singoli soci a formarsi un opinione sul quesito referendario. Quel che ci preme qui sottolineare è la nostra volontà di non entrare nella logica “Guelfi contro Ghibellini” che tanto sembra aver contaminato il dibattito pubblico e i media in generale. Ci auguriamo pertanto che gli italiani votino secondo il proprio convincimento e la propria coscienza, nella consapevolezza che la vittoria del Si non risolverà d’incanto i problemi strutturali del Paese (come certa propaganda tende a far credere ai cittadini), così come l’eventuale vittoria del No, non precipiterà l’Italia nel baratro. La Costituzione italiana in vigore dal 1948 ( e che ha visto in prima linea l’impegno di uomini politici espressione della migliore tradizione cattolica, basti pensare ad Alcide De Gasperi o all’ ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro) ad oggi è sempre stata in grado di garantire libertà e democrazia ai nostri concittadini, al netto (onestà intellettuale prima di tutto) che il “sistema Italia” necessita in ogni caso di riforme condivise e profonde- e che non sempre “conservare è bello”. Spetta alla classe dirigente del Paese mostrarsi all’altezza della delicata fase storica e politica che l’Italia (e l’Europa in generale) stanno attraversando (ma il discorso andrebbe allargato anche al continente asiatico, alla Russia e agli Usa). Certo non ci convince un Paese dove a seconda del convincimento politico di cui si è portatori si tenta di discreditare l’opinione altrui, relegandola a seconda del proprio convincimento personale a “nostalgica” o “pericolosamente innovativa”. Secondo l’AIMC lasciare ai propri iscritti libertà di voto è il modo migliore per invitare i cittadini ad una scelta responsabile e consapevole.

Enzo Cardone
Presidente AIMC di Pinerolo

 

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Pinerolo. Mercoledì 23 novembre nella sala “Pacem in terris” sulle tematiche del Referendum costituzionale si sono confrontati l’avvocato Mario Incardona (per le ragioni del sì) e il giudice Pier Carlo Pazè (per le ragioni del no). Gli interventi, moderati da Giancarlo Chiapello, e le risposte alle domande del pubblico si sono mantenuti sui contenuti del quesito senza mai scadere nelle polemiche e negli attacchi personali che in questi giorni infestano il dibattito pubblico. Incardona ha sfatato alcuni “miti catastrofici” che aleggiano attorno al testo della riforma. Pazè, dal canto suo, ha sottolineato le criticità e alcune contraddizioni di un testo «giuridicamente mal scritto». Per i presenti un’occasione di informazione equilibrata e documentata.