Io sono un musicista, anzi vi dirò di più la mia carriera è iniziata proprio come musicista e il motivo per cui sono diventato un economista è che la mia attività da musicista mi lasciava sempre senza una lira, ero sempre senza soldi in tasca e questo nonostante suonassi nei posti più famosi e lo faccio ancora oggi. Quello che mi ha insegnato questa esperienza è che la musica e l’arte in generale producono enormi benefici sociali per la società: tutti noi ci portiamo dietro la musica sui nostri telefoni, guardiamo film alla televisione o al Cinema e quindi le arti sono parte integrante della nostra vita, della nostra felicità, del senso che diamo alla nostra vita. Ma c’è un’altra dimensione e cioè che le arti sono enormemente sottovalutate dal mercato e sono enormemente sottofinanziate dal settore pubblico e dai Governi è tutto ciò nonostante questi enormi benefici sociali. Questo lo dicono chiaramente anche gli economisti mainstream che nonostante i benefici sociali questi settori saranno sempre e comunque sottofinanziati dal mercato privato, cioè che non ci saranno mai abbastanza finanziamenti per le arti e che il mercato privato non sarà mai in grado di fare azioni a sostegno delle arti nella misura in cui sarebbe necessario. Questo vuol dire, molto semplicemente, che servirebbero più fondi pubblici per finanziare quello che è un servizio di un bene essenziale per noi e per la nostra società. Allora se le cose stanno come ho detto e se le arti sono così essenziali per il benessere pubblico bisognerebbe chiedersi perché il settore pubblico sottofinanzia le arti. Quello che è successo è che negli ultimi tre o quattro decenni la professione economica è stata catturata da una ideologia che noi chiamiamo ideologia neoliberale, una ideologia che sostiene fondamentalmente che i governi che emettono la propria moneta possono finire i soldi. Lo sentiamo dire costantemente da economisti e politici sui media, in televisione e così via. Oggi si continua a parlare di fakenews. Molte delle nozioni che vengono propagandate dagli economisti mainstream possono essere considerate a tutti gli effetti fakenews, cioè notizie false. La verità è che un Governo che emette la propria moneta non può mai finire i soldi. Noi comuni cittadini che usiamo la moneta emessa dal governo, possiamo finire i soldi nel senso che dobbiamo finanziare la nostra spesa guadagnando i soldi, indebitandoci con le banche e così via, ma per il Governo non è così, per il semplice motivo che il Governo emette la moneta e quindi non fa un semplice uso passivo della moneta così come facciamo noi. Questo ci permette già di capire una cosa e cioè che quando sentiamo dire da un politico che:

1. non possiamo finanziare le arti;
2. dobbiamo tagliare i finanziamenti alle arti perché non possiamo permettercelo in quanto non ci sono i soldi;
3. dobbiamo fare austerità per pagare i costi accumulati negli anni scorsi;
noi sappiamo che stanno mentendo, stanno fondamentalmente facendo una scelta ideologica, una precisa scelta ideologica e politica che è appunto quella di voler sottofinanziare un bene essenziale per la nostra società. Qui c’è da fare una piccola postilla, ovviamente quando parlo di Governi che emettono la loro moneta, non sto parlando dei 19 Stati che fanno parte dell’Unione Monetaria Europea che sono Stati che effettivamente utilizzano quella che è da considerarsi a tutti gli effetti una valuta straniera. Ma la verità è che la maggior parte degli Stati al mondo (il paese in cui vivo cioè l’Australia, gli USA, l’Inghilterra, etc.) utilizzano la loro moneta. Questo vuol dire che questi Stati possono acquistare tutto ciò che è in vendita in quella valuta incluso il lavoro di quelle persone che non riescono a trovare occupazione nel settore privato. Ciò vuol dire che i Governi possono sempre garantire la piena occupazione offrendo un lavoro  a chi non riesce a trovarne uno nel settore privato. Quindi quando i governi accettano che nei loro paesi esista la disoccupazione di massa come quella che constatiamo in Europa oggi, noi sappiamo che questa è una scelta ideologica, una scelta politica.

Le risorse non sono scarse. Basta guardarsi intorno per vedere quanti artisti ci sono che vogliono lavorare, centinaia di migliaia di artisti che sono in cerca di un lavoro retribuito in moneta. Quindi queste risorse non sono scarse, anzi c’è abbondanza di risorse umane disponibili e pronte al lavoro. Il motivo per il quale non si riesce ad impiegare queste risorse è invece dovuto ad una scarsità artificiale di fondi che i Governi si autoimpongono. Se i Governi si liberassero di questi vincoli, che sono sempre vincoli autoimposti, potrebbero garantire lavoro attraverso quello che io chiamo Programma di Lavoro Garantito. Questo vuol dire che le centinaia di migliaia di artisti, ed io ne conosco tantissimi di scultori, di musicisti, di pittori che fanno un lavoro meraviglioso e che contribuiscono enormemente a rendere la società un posto migliore, potrebbero ricevere uno stipendio dignitoso e socialmente inclusivo all’interno di un Programma di Lavoro Garantito. Qualunque Governo che possiede la propria moneta potrebbe implementare questo programma senza problemi e i benefici sarebbero anche enormi perché avremmo migliaia di artisti al lavoro che potrebbero continuare a dare il loro contributo per il miglioramento della società avendo al contempo anche una sicurezza economica e conseguentemente anche la società ne beneficerebbe di certo.

Voi nell’Eurozona avete un problema in più che noi ad esempio in Australia non abbiamo. Voi avete rinunciato alla vostra capacità di emettere moneta, avete rinunciato alla vostra capacità di spendere autonomamente e per quanto mi riguarda questo è stato un errore clamoroso e penso che il progetto dell’Unione Monetaria Europea sia stato un disastro assoluto. Abbiamo milioni di disoccupati in Europa, milioni di persone che vivono in condizioni di povertà, milioni di artisti che faticano a vivere dignitosamente del loro mestiere, quindi il mio giudizio è assolutamente netto per quel che riguarda l’esito dell’Unione monetaria.
È sotto gli occhi di tutti la distruzione di interi settori e in particolare quello delle arti, in nome di questa ossessione dell’austerità. Noi in Australia con i progressisti combattiamo il neoliberismo in quanto anche lì da noi abbiamo un Governo neoliberale, ma almeno combattiamo contro un Governo che ha potenzialmente la capacità di spesa illimitata della propria valuta. Voi invece, che vivete in paesi dell’Eurozona, avete un’ostacolo in più da superare nel senso che per combattere efficacemente il neoliberismo dovete recuperare la vostra sovranità monetaria. Questa è una condizione necessaria per mettere in pratica delle politiche realmente progressiste e rappresenta una sfida non da poco per voi qui in Europa. Un altro lavoro che sto seguendo ultimamente insieme ad una linguista che si chiama Louisa Connors, è quello di analizzare come nelle arti, nella letteratura, nei media, in televisione e infine al Cinema, la propaganda economico dominante venga in modo veramente molto subdolo infilata nella trama delle opere di finzione. Ultimamente mi è capitato di leggere un romanzo che parla della crisi finanziaria americana, un romanzo che tratta di un dramma familiare ma all’interno di questo romanzo vengono riproposti tutti i miti dominanti dell’economia contemporanea: si parla di come l’economia americana è crollata perché hanno fatto troppi debiti, di come i mercati finanziari dominano ormai gli Stati e li costringono ad applicare le politiche che vogliono e così via. L’autore molto probabilmente l’ha fatto inconsapevolmente però resta il fatto che questi miti vengono riprodotti nella società anche attraverso le arti e questo rappresenta un serio problema. Qualunque artista progressista dovrebbe fare del proprio lavoro uno sforzo di rieducazione per far sì di non alimentare la teoria dominante e di alimentare altresì un paradigma economico alternativo e progressista che risponde poi al reale funzionamento dei sistemi economici e monetari.

Prof. Bill Mitchell Università di Newcastle – Traduzione a cura di Thomas Fazi